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Precario e con contratto a tempo determinato: perdi il mantenimento

30 Giugno 2014
Precario e con contratto a tempo determinato: perdi il mantenimento

Anche in caso di contratto di apprendistato, la retribuzione percepita mensilmente dal giovane fa venir meno il suo diritto al mantenimento nei confronti del padre.

Basta una “più o meno” stabile retribuzione mensile – non importa a che titolo – e anche di importo ai limiti della soglia di povertà per far perdere, al figlio, il diritto ad essere mantenuto da parte del padre.

È la seconda volta in un mese che i giudici di merito si scagliano contro la generazione Neet (Not in education, emplyment or training) ossia che non lavora e non studia.

Ad essere chiamati in causa – dopo che qualche giorno fa la Corte di appello di Catania aveva pubblicato una sentenza ribattuta da tutti i giornali (leggi “Non accetti il posto al call center? Niente mantenimento di papà”) – sono, questa volta, i giudici di secondo grado di Ancona [1]. Secondo la Corte marchigiana, anche un normale contratto di apprendistato – e, quindi, per sua natura, precario e, soprattutto, a tempo determinato – fa venire meno il diritto del figlio a percepire il mantenimento dal genitore. In questi casi, infatti, il giovane va comunque considerato autosufficiente economicamente.

La sentenza è importante perché è il frutto di un netto capovolgimento nel modo di interpretare, da parte dei tribunali, la realtà lavorativa.

Ciò che sta cambiando nella concezione dei giudici – anche alla luce dell’attuale crisi occupazionale – è il concetto di “indipendenza e autonomia economica”. Quest’ultima, se un tempo veniva legata a un lavoro stabile e, di norma, con un certo margine di certezza temporale e di guadagno, oggi, invece, è considerata una nozione più elastica, per via delle effettive possibilità che il mercato consente.

Anche un lavoro destinato a concludersi in tre anni è, per i giudici, un valido indizio di stabilità economica: una interpretazione, questa, che solo qualche anno fa avrebbe creato opinioni divergenti nei tribunali.

Secondo la Corte di Appello, infatti, un rapporto di lavoro a tempo determinato, ma di “apprezzabile” durata come uno di tre anni, e una retribuzione mensile netta di solo 650 euro consentono di considerare venuto meno il presupposto della non autosufficienza economica del figlio maggiorenne.


note

[1] C. App. Ancona, sent. n. 6/2014.

Autore immagine: 123rf com


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