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Accesso a telecamere pubbliche per ricostruire un incidente

10 Novembre 2021 | Autore:
Accesso a telecamere pubbliche per ricostruire un incidente

Quando il cittadino coinvolto in un sinistro stradale può esaminare le riprese ed i filmati della videosorveglianza comunale in strade e piazze cittadine?

Se hai avuto un incidente stradale grave ti potrebbe essere molto utile visionare le immagini e i filmati della videosorveglianza comunale o della polizia, per individuare i responsabili e stabilire la dinamica. L’accesso alle telecamere pubbliche per ricostruire un incidente è consentito dalla legge, in quanto serve a tutelare chi è stato coinvolto nel sinistro e deve agire per soddisfare i propri diritti risarcitori ed esercitare il proprio diritto di difesa nel caso in cui gli venga attribuita una responsabilità che non ha.

D’altronde, la videosorveglianza urbana, ed anche extraurbana, è presente in moltissime città italiane e ormai la maggior parte dei Comuni sono dotati di impianti con telecamere che registrano le immagini, senza contare i dispositivi situati dovunque su strade e autostrade per il controllo della viabilità. Il tempo di conservazione, però, è limitato dalla normativa sulla privacy, quindi bisogna muoversi in fretta per fare la richiesta.

Una volta acquisiti i filmati, la strada è in discesa, perché queste registrazioni sono assimilate ai documenti e perciò sono utilizzabili con valore probatorio nei processi, sia civili sia penali. Talvolta, però, i Comuni si oppongono all’accesso alle telecamere pubbliche per ricostruire un incidente, soprattutto quando il regolamento comunale non disciplina questa ipotesi o quando ritengono l’acquisizione contraria alla normativa sulla privacy. In questi casi, occorre l’intervento del giudice per sbloccare la situazione.

Telecamere: il valore probatorio delle registrazioni

Le telecamere sono molto utili per superare il principio del concorso di colpa tra i conducenti coinvolti in un incidente stradale e, dunque, per stabilire le esatte responsabilità di ciascuno nella verificazione del sinistro. La registrazione dinamica dei veicoli in movimento consente di analizzare il comportamento dei conducenti, o dei pedoni, e di stabilire la velocità dei mezzi e la loro esatta posizione su strada prima, durante e dopo il momento dell’impatto.

L’articolo 2712 del Codice civile stabilisce che «le riproduzioni fotografiche, informatiche o cinematografiche, le registrazioni fonografiche e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime».

La giurisprudenza ormai ammette costantemente l’utilizzo in giudizio dei video estrapolati dalle telecamere di sorveglianza, che possono essere smentiti solo da contestazioni precise sulla loro genuinità o sulla qualità delle riprese. Inoltre, le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza sono oggettive e quindi sono dotate di un’attendibilità maggiore rispetto alle testimonianze di chi ha assistito alla scena.

Anche quando sono intervenute sul posto le forze di polizia per effettuare i rilievi ricostruttivi dell’incidente, l’acquisizione delle registrazioni può fornire elementi ulteriori e decisivi per individuare i responsabili, soprattutto quando uno dei conducenti coinvolti si è dato alla fuga, oppure quando la dinamica è particolarmente complessa e serve stabilire le manovre e i movimenti di ciascuno.

Il diritto di accesso agli atti amministrativi

La legge [1] conferisce a ogni cittadino il diritto di prendere visione ed estrarre copia dei documenti in possesso della Pubblica Amministrazione, a condizione che abbia «un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso». L’incidente stradale rientra in questi casi, quando ha provocato danni a persone o cose. Se l’amministrazione non risponde entro 30 giorni alla richiesta, l’accesso si intende respinto, e allora il richiedente per far valere le sue ragioni deve presentare ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) competente per territorio.

Nel caso dell’accesso ai filmati delle telecamere di videosorveglianza comunale, necessari per ricostruire un incidente stradale, una recente sentenza del Tar Puglia [2] ha affermato il diritto di un automobilista coinvolto nel sinistro ad averne copia. Il Comune aveva negato l’accesso, motivando il diniego in base al fatto che il regolamento comunale non prevedeva questa possibilità ed inoltre l’altro automobilista si era dichiarato contrario all’acquisizione dei dati.

I giudici amministrativi hanno superato queste obiezioni, perché il diritto di accesso deve prevalere sulle indicazioni fornite dall’amministrazione comunale, che non hanno valore di legge, e tantomeno il conducente antagonista può opporsi ad una legittima richiesta di acquisizione di dati che lo riguardano. La sentenza – che puoi leggere in forma integrale al termine di questo articolo – si è occupata anche del profilo relativo all’instaurazione della causa: la richiesta di accesso era avvenuta prima dell’avvio della controversia. Secondo il Tar, neanche questo impedisce l’esercizio del diritto di accesso, in quanto la legge [3] dispone che «deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici», dunque anche in un momento anticipato rispetto a quello di esercizio dell’azione giudiziaria.

Filmati di videosorveglianza e tutela della privacy

Anche quando viene riconosciuto il diritto di accesso del cittadino ai filmati di sorveglianza, deve essere garantita la tutela della privacy. La videosorveglianza, infatti, costituisce indubbiamente una forma di «trattamento dei dati personali» [4] e il rilascio delle immagini non deve pregiudicare la riservatezza dei soggetti che potrebbero essere stati ripresi anche solo occasionalmente, come i passanti o gli automobilisti non coinvolti nel sinistro. Per questi motivi il titolare del trattamento (da individuarsi nel Comune o nell’organo di Pubblica Sicurezza che gestisce il sistema di videosorveglianza e registrazione) deve adottare le misure tecniche ed organizzative atte a preservare la riservatezza dei dati personali, ad esempio oscurando targhe e volti dei soggetti non rilevanti per la ricostruzione della dinamica dell’incidente.

In generale, il titolare del trattamento deve dotarsi di un regolamento di accesso alle immagini e ai filmati (molti Comuni forniscono anche il modulo per richiederle) e stabilire i tempi massimi di conservazione, oltre i quali i dati saranno cancellati o sovrascritti. I filmati delle telecamere di videosorveglianza possono essere conservati soltanto per un breve periodo, che a seconda dei casi può variare da un minimo di 24 o 48 ore a un massimo di una o due settimane, salve richieste dell’autorità giudiziaria per la repressione di reati. Per i sistemi di videosorveglianza svolta in luoghi pubblici o aperti al pubblico da parte dei Comuni per la tutela della sicurezza urbana, la legge [5] dispone che «la conservazione dei dati, delle informazioni e delle immagini raccolte mediante l’uso di sistemi di videosorveglianza è limitata ai sette giorni successivi alla rilevazione, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione».


note

[1] Art. 22, co. 1, lett. b) L. n. 241/1990.

[2] Tar Puglia, sent. n. 1579 del 02.11.2021.

[3] Art. 24, co. 7, L. n. 241/1990.

[4] Art. 5 Reg. (UE) n. 2016/679.

[5] Art. 6, co. 8, D.L. n.11 del 23.02.2009.

TAR Puglia, sez. II, 2 novembre 2021, n. 1579

Presidente Mangia – Estensore Palmieri

Fatto e diritto

1. Il ricorrente ha proposto l’odierno ricorso al fine di ottenere l’annullamento del provvedimento del Comune di Casarano, Comando di Polizia Locale, del 18.05.2021, prot. 17134, notificato in pari data, con il quale – accogliendo parzialmente l’istanza di accesso agli atti del 16.04.2021 (limitatamente al rilascio di copia del solo rapporto dell’incidente stradale) – è stato denegato l’accesso agli atti afferenti i filmati di videosorveglianza del sinistro del 13.04.2021, avvenuto in Casarano, intersezione stradale con le vie Ruffano – Supersano – Viale De Matteis, tra le autovetture Fiat Seicento tg. (…) (condotta dal ricorrente) e Ford Puma tg. (…), con conseguente condanna dell’Amministrazione all’ostensione del chiesto filmato. Il tutto con vittoria delle spese di lite. Costituitosi in giudizio, il Comune di Casarano ha chiesto il rigetto del ricorso, con vittoria delle spese di lite. All’udienza camerale del 27.10.2021 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

2. Il ricorso è fondato.

2.1. Il diritto di accesso costituisce situazione attiva meritevole di autonoma protezione ex se, indipendentemente cioè dalla pendenza e dall’oggetto di una controversia giurisdizionale, non costituendo il diritto di accesso una pretesa strumentale alla difesa in giudizio, ma essendo in realtà diretto al conseguimento di un autonomo bene della vita (C.d.S, AA.PP. nn. 5 e 6/2005).

2.2. Pertanto, la domanda giudiziale tesa ad ottenere l’accesso ai documenti è indipendente non solo dalla sorte del processo principale nel quale venga fatta valere l’anzidetta situazione, ma anche dall’eventuale infondatezza od inammissibilità della domanda giudiziale che il richiedente, una volta conosciuti gli atti, potrebbe proporre, non avendo carattere strumentale alla difesa in giudizio della posizione soggettiva del richiedente (cfr, ex plurimis: Consiglio Stato, Sez. V, 23 febbraio 2010, n. 1067; Sez. IV, 20 settembre 2012 n. 5047; Sez. III, 13 gennaio 2012 n. 116; Sez. VI, 14 agosto 2012, n. 4566; Sez. V, 22 giugno 2012, n. 3683), dovendo il diritto di accesso essere ricondotto unicamente alla sussistenza di un interesse giuridicamente rilevante del richiedente che sia meritevole di tutela, collegata alla documentazione cui si chiede di accedere.

2.3. Il diritto di accesso riveste, difatti, valenza autonoma, non essendo stato configurato dall’ordinamento con carattere meramente strumentale rispetto alla difesa in giudizio della situazione sottostante, costituendo tale diritto un principio generale dell’ordinamento giuridico, ispirato al contemperamento delle esigenze di celerità ed efficienza dell’azione amministrativa con i principi di partecipazione e di concreta conoscibilità dell’esercizio della funzione pubblica da parte dell’interessato, e basato sul riconoscimento del principio di pubblicità dei documenti amministrativi, dovendo conseguentemente il collegamento tra l’interesse giuridicamente rilevante dell’istante e la documentazione oggetto di richiesta di accesso, di cui all’art. 22 comma 1, lett. b) della legge n. 241 del 1990, essere inteso in senso ampio, ed essere genericamente mezzo utile per la difesa dell’interesse giuridicamente rilevante dello stesso.

2.4. Il punto è stato di recente ripreso dal Consiglio di Stato, il quale ha ribadito che: “L’avvenuto decorso del termine per impugnare gli atti della procedura non incide sull’attualità dell’interesse all’accesso; non spetta all’amministrazione che detiene il documento valutare le modalità di tutela dell’interesse del richiedente e negare l’accesso per il caso in cui ritenga talune di esse non più praticabili; è solo del privato richiedente, una volta ottenuto il documento, la decisione sui rimedi giurisdizionali da attivare ove ritenga lesa la sua situazione giuridica soggettiva e se per taluni di essi (o per quelli unicamente esperibili) siano già spirati i termini di decadenza (o, eventualmente, di prescrizione) l’eventuale pronuncia di inammissibilità non può, certo, essere anticipata dall’amministrazione destinataria della richiesta di accesso allo scopo di negare l’ostensione del documento” (C.d.S, V, 27.6.2018, n. 3953).

3. Orbene, nella specie, reputa il Collegio senz’altro riscontrabile la sussistenza, in capo all’istante, di un interesse qualificato, diretto, attuale e concreto all’ostensione della richiesta documentazione, strettamente correlato alla difesa di un interesse giuridico, connesso all’accertamento delle reali responsabilità dei conducenti nel sinistro in esame. In particolare, nessun rilievo assumono le giustificazioni addotte dal Comune nella nota di diniego, in cui si oppone il rifiuto opposto dall’altro soggetto coinvolto nel sinistro, nonché quelle esposte in sede di costituzione nell’odierno giudizio (il contrario tenore del locale Regolamento relativo al trattamento dei dati personali e le finalità degli impianti di videosorveglianza). Sul punto, è sufficiente rilevare che, ai sensi dell’art. 24 co. 7 l. n. 241/90: “Deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici. …”. Orbene, nel caso di specie, la visione dei filmati di sorveglianza relativi al citato sinistro del 13.4.2021 è strettamente correlata alla difesa degli interessi giuridici del ricorrente, essendo di intuitiva evidenza che soltanto l’accertamento della reale dinamica del sinistro consente di appurare in maniera certa le responsabilità dei soggetti in esso coinvolti. In particolare, non può ritenersi sufficiente a tal fine il rapporto redatto dalla Polizia Locale, in quanto esso risente della personale valutazione della dinamica del sinistro operata dai verbalizzanti, la quale potrebbe, in astratto, non essere strettamente aderente all’accadimento dei fatti. Viceversa, la ricostruzione della dinamica del sinistro operata sulla base dei filmati di videosorveglianza esclude qualsiasi valutazione e, dunque, anche eventuali errori umani, in quanto fondata su dati certi e oggettivi. Alla stessa stregua, non colgono nel segno le obiezioni fondate sul locale Regolamento sugli impianti di sorveglianza, per la semplice e dirimente ragione che la fonte del diritto di accesso è la legge dello Stato (art. 22 ss. l. n. 241/90), da ritenersi prevalente – sulla base dei normali principi in tema di gerarchia delle fonti – sul Regolamento locale.

4. Per tali ragioni, in accoglimento del ricorso, va ordinato al Comune di Casarano di mettere a disposizione del ricorrente, entro gg. 30 dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza o, ove antecedente, dalla data di notificazione della stessa, di cui parte ricorrente è espressamente onerata, tutti i filmati di videosorveglianza relativi al sinistro del 13.04.2021, avvenuto in Casarano, intersezione stradale con le vie Ruffano – Supersano – Viale De Matteis, tra le autovetture Fiat Seicento tg. (…) e Ford Puma tg. (…). In difetto, si provvederà alla nomina del commissario ad acta, su apposita istanza della parte interessata. 5. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce – Sezione Seconda definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie, e ordina per l’effetto al Comune di Casarano di mettere a disposizione del ricorrente, entro gg. 30 dalla pubblicazione della presente sentenza, tutta la documentazione indicata al punto n. 4 della parte motivazionale. Condanna il Comune di Casarano al rimborso delle spese di lite sostenute dal ricorrente, che si liquidano in € 1.000 per onorario, oltre rimborso contributo unificato, spese generali e IVA come per legge. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.


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