Green pass al lavoro: novità sui controlli

10 Novembre 2021 | Autore:
Green pass al lavoro: novità sui controlli

La conversione in legge del decreto sulla certificazione verde introduce nuove misure anche per chi lavora nelle aziende con meno di 15 dipendenti.

Più tolleranza verso chi è possesso della certificazione Covid, mano più dura verso chi ne è sprovvisto. Il Parlamento conferma la linea del Governo sull’obbligo del Green pass al lavoro durante l’iter di conversione in legge del decreto approvato dal Consiglio dei ministri a settembre e in vigore dal 15 ottobre scorso [1]. Le nuove misure riguardano, appunto, sia i lavoratori che sono in regola con la certificazione sia quelli che non l’hanno ancora fatta.

Partiamo dai primi. Il nuovo testo del decreto convertito in legge fa tirare un sospiro di sollievo ai lavoratori il cui Green pass possa scadere durante la giornata di lavoro. Può capitare, infatti, che il QR contenuto nella certificazione sia valido, ad esempio, alle 8.30 del mattino, quando il dipendente arriva in sede, e che il lettore non lo riconosca più alle 11 del mattino perché scaduto.

In questo caso, se ci dovesse essere un controllo in virtù del quale il Green pass risulta non valido nonostante lo fosse stato qualche ora prima, non verrà applicata la sanzione amministrativa prevista per il lavoratore sprovvisto di certificazione, vale a dire da 600 a 1.500 euro. Il lavoratore può continuare normalmente la sua attività, cioè non deve essere costretto ad abbandonare l’azienda.

Novità anche per i lavoratori in somministrazione e, più in particolare, sui controlli del Green pass. Nel testo originale del decreto era previsto che le verifiche sul possesso della certificazione verde venissero fatte sia dall’agenzia di somministrazione sia dall’utilizzatore. La conversione in legge semplifica la procedura in questo modo: spetterà solo all’utilizzatore controllare che i lavoratori abbiano il Green pass. L’agenzia potrà, invece, limitarsi a informare i lavoratori delle disposizioni e degli obblighi legati alla certificazione.

A proposito di controlli (e questa è un’altra novità), sarà possibile consegnare al proprio datore di lavoro una copia del Green pass. Così facendo, la verifica sul possesso della certificazione non verrà più fatta in seguito. In sostanza, il dipendente può evitare ulteriori controlli anche durante la giornata dal momento in cui fa avere all’azienda una copia della sua certificazione.

Quest’ultimo aspetto ha sollevato qualche perplessità: benché sia un modo per semplificare le cose nelle aziende, si tratta anche di una mossa che contrasta con quanto stabilito finora dal Garante della privacy sul trattamento delle informazioni contenute nel Green pass.

E veniamo al rovescio della medaglia. La conversione in legge del decreto allunga il periodo in cui, nelle aziende con meno di 15 dipendenti, viene sospeso il lavoratore sprovvisto del Green pass. Ad oggi, come noto, chi non ha la certificazione viene ritenuto assente ingiustificato per cinque giorni, dopodiché viene sospeso per tutta la durata del contratto di sostituzione, lungo al massimo 10 giorni e rinnovabile una sola volta entro il 31 dicembre 2021, data in cui si conclude (per ora) lo stato di emergenza.

Che cosa cambia? D’ora in poi, nelle aziende con meno di 15 dipendenti, il lavoratore che non ha il Green pass sarà sempre ritenuto assente ingiustificato e sospeso dopo cinque giorni. Ma il contratto di sostituzione sarà di dieci giorni lavorativi (non più di calendario) e potrà essere rinnovato non solo una volta ma più volte, sempre entro il 31 dicembre 2021. A meno che venga prolungato lo stato di emergenza (cosa più che probabile) e slitti anche la possibilità di rinnovare il contratto di sostituzione.

Il dipendente mantiene, comunque, durante la sospensione il diritto al posto di lavoro e non può subire delle azioni disciplinari. In pratica, resta a casa senza stipendio ma non può essere licenziato.


note

[1] Dl n. 127/2021.


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