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Residenza diversa dei coniugi: chi paga l’Imu?

10 Novembre 2021
Residenza diversa dei coniugi: chi paga l’Imu?

Prima casa: marito e moglie con residenza diversa possono usufruire una solva volta dell’esenzione Imu.

Capita spesso che coniugi in regime di separazione dei beni siano proprietari di un immobile a testa. In tali frangenti ciascuno fissa la residenza all’interno della propria abitazione onde usufruire due volte dell’esenzione Imu.

In realtà questa pratica è illegittima e costituisce un’evasione fiscale. Lo ha detto più volte la giurisprudenza e, in particolar modo, la stessa Cassazione. 

L’esenzione Imu spetta una sola volta per nucleo familiare. Di qui la domanda: in caso di residenza diversa dei coniugi chi paga l’Imu? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Chi non paga l’Imu?

Non è tenuto a pagare l’Imu sulla prima casa chi, in detto immobile, vive con la propria famiglia e vi ha fissato la residenza.

Sono quindi necessari due presupposti per godere dell’esenzione fiscale sull’imposta municipale: l’immobile deve costituire, nello stesso tempo, la dimora abituale del contribuente e dei componenti del suo nucleo familiare (i quali pertanto vi devono vivere abitualmente per gran parte dell’anno) e il luogo di residenza per come dichiarata all’ufficio anagrafe del Comune.

Tali condizioni – che fanno sì che l’immobile possa definirsi abitazione principale – devono essere coesistenti nello stesso momento: non è sufficiente cioè solo una delle due. 

Due coniugi con residenza diversa: è possibile?

Marito e moglie possono anche avere una residenza diversa – circostanza non vietata da alcuna norma – ma ciò non comporta la possibilità di godere dell’esenzione Imu due volte. 

Atteso l’obbligo di convivenza dei due coniugi, sancito dal codice civile e derogabile solo su accordo delle parti per valide ragioni (come ad esempio, nel caso di esigenze lavorative), è inverosimile e poco credibile che marito e moglie non solo risiedano ma altresì vivano abitualmente in due immobili distinti. Ragion per cui è per un solo immobile che la famiglia può godere l’esenzione Imu: quello in cui vive abitualmente. 

Residenza diversa dei coniugi: chi paga l’Imu?

Abbiamo appena detto che quando marito e moglie hanno una residenza diversa, uno solo dei due è tenuto a pagare l’Imu: il proprietario dell’immobile ove la famiglia non vive. Invece, il titolare della casa ove il nucleo familiare abitualmente risiede può scontare l’agevolazione fiscale.

Il fatto che un coniuge abbia una residenza diversa rispetto a quella dell’altro, sia essa nello stesso Comune o anche in un Comune distinto, non esclude l’esenzione Imu per l’abitazione principale. Con l’unica e scontata condizione che l’esenzione sia una sola per famiglia: quella cioè sull’abitazione principale ossia sull’immobile che, al tempo stesso, è luogo di residenza e di dimora abituale del contribuente e del suo nucleo familiare.  

Infatti, se per motivi di lavoro esistono due residenze anagrafiche, magari in immobili distinti siti in distinti Comuni, dovrà accertarsi in quale immobile si realizzi l’abitazione ‘principale’ del nucleo familiare, riconoscendo l’esenzione solo allo stesso. Per ogni nucleo familiare, infatti, non può esservi che una sola abitazione principale.

Coniugi con residenza diversa e Imu: Cassazione

Di recente è intervenuta nuovamente la Cassazione [1] a bocciare la tesi secondo cui, quando il marito ha la residenza in un immobile e la moglie in un altro è da escludere l’esenzione Imu in capo ad entrambi. Tale interpretazione non trova alcun fondamento nella legge. 

La stessa lettera della norma precisa che, «nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel medesimo Comune, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile».

Lo stesso principio, a detta della Suprema Corte, vale anche quando la residenza dei coniugi è in due Comuni diversi. 

La nozione di «abitazione principale» richiede l’unicità dell’immobile e richiede la stabile dimora del possessore e del suo nucleo familiare, sicché non possono coesistere due abitazioni principali riferite a ciascun coniuge sia nell’ambito dello stesso Comune o di Comuni diversi.

È quindi impossibile godere due volte dell’esenzione Imu solo stabilendo la residenza di ciascun coniuge in un immobile diverso situato in un diverso Comune. 

Per verificare quindi che non vi siano tentativi di frode, di recente la Cassazione ha sdoganato la possibilità, per il Comune, nell’ambito della propria attività di controllo e monitoraggio, di ottenere dalle società fornitrici delle utenze domestiche (luce, acqua e gas), la copia delle bollette riferite agli immobili dichiarati «abitazioni principali» dai contribuenti: una scarsa indicazione di consumi infatti consente di evincere che tale casa non viene regolarmente vissuta e che quindi non può godere dell’esenzione Imu. Il che consente all’ente locale di recuperare l’imposta degli ultimi cinque anni non versata. 

Il contribuente infedele non può sfuggire alla tassazione del fisco fingendo di avere due abitazioni principali. 

Dall’altro lato però non si può arrivare a negare che quello stesso contribuente, con il suo nucleo familiare, non abbia nessuna abitazione principale solo perché ha una residenza in un Comune diverso rispetto a quella dell’altro coniuge. 

La prova per ottenere l’esenzione Imu

La prova di aver diritto all’agevolazione incombe in capo al contribuente che dimostrerà che il proprio nucleo familiare, inteso come unità distinta e autonoma rispetto ai suoi singoli componenti, resta unico, così come unica rimane anche l’abitazione principale ad esso riferibile. Produrrà fatture sulle utenze domestiche, dichiarazioni di terzi, verbali di assemblee condominiali, qualsiasi mezzo idoneo. 


note

[1] Cass. sent. n. 17408/ 2021 e 20686/2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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