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Danno da incapacità lavorativa: quanto spetta al disoccupato?

10 Novembre 2021 | Autore:
Danno da incapacità lavorativa: quanto spetta al disoccupato?

Come viene risarcita la mancata possibilità di rientrare nel mercato del lavoro a causa delle lesioni riportate in un incidente?

Quando si dice «piovere sul bagnato». Se una persona non riesce a trovare un lavoro, pur mettendocela tutta, e viene coinvolta in un incidente stradale che compromette definitivamente la sua possibilità di svolgere un’attività, vede sfumare ogni speranza di procurarsi un guadagno. Ha diritto ad un risarcimento particolare, viste le circostanze? Per il danno da incapacità lavorativa, quanto spetta al disoccupato?

Nel tempo, la giurisprudenza ha proposto degli orientamenti diversi. Recentemente, però, la Cassazione ha dato la sua risposta fissando il calcolo che deve essere fatto sull’importo da corrispondere al disoccupato che subisce un danno patrimoniale da incapacità lavorativa. Il che ci dice due cose: la prima, che chi è senza lavoro ha, effettivamente, diritto al risarcimento (contrariamente a quanto in passato si sosteneva da qualche tribunale). In secondo luogo, la recente sentenza della Suprema Corte stabilisce quanto spetta al disoccupato. Vediamo.

Danno da incapacità lavorativa: che cos’è?

Quando si parla di danno da incapacità lavorativa, causato ad esempio da un incidente stradale, occorre fare una distinzione. C’è, infatti, l’incapacità lavorativa generica che è quella che impedisce, anche potenzialmente, ad una persona di svolgere una qualsiasi attività e, quindi, di produrre un reddito. E c’è anche quella specifica, che colpisce chi non può più continuare a fare il lavoro svolto fino a quel momento. Si pensi, ad esempio, ad un calciatore professionista che perde l’uso delle gambe o alla donna che lavora in un’impresa di pulizie che non può più muovere le braccia.

Il danno di incapacità lavorativa, pertanto, è quello che non consente ad una persona di continuare a svolgere la sua attività ma anche il danno che non permette ad un disoccupato di cercarsi un lavoro, poiché non sarà in grado di farlo per un periodo di tempo più o meno lungo oppure in modo permanente.

Danno da incapacità lavorativa: quando va risarcito il disoccupato?

Il risarcimento del danno per incapacità lavorativa, come si diceva, viene riconosciuto quando, dopo un incidente, la persona danneggiata si trova a non poter esercitare più un’attività. Il discorso interessa non solo chi già lavorava ma anche chi ambiva a trovare un posto e, a causa delle conseguenze del sinistro, dovrà rinunciarci.

Già in passato, la Cassazione [1] aveva espresso il proprio orientamento circa il risarcimento per perdita di chance in capo ad un disoccupato. Secondo quella sentenza della Suprema Corte, non doveva essere riconosciuto il beneficio per il danno patrimoniale, poiché il soggetto non aveva dimostrato di avere alcun impegno lavorativo né la prova a supporto di un’eventuale perdita di chance. In parole semplici: chi non ha un reddito da lavoro non può lamentare di averlo perso.

Tuttavia, osservava ancora la Cassazione, il fatto di trovarsi in stato di disoccupazione non significa che in un futuro la persona danneggiata non potesse trovare un lavoro in un momento successivo. Circostanza, però, che viene compromessa in toto o in parte dall’incidente subìto. Pertanto, va riconosciuto il danno patrimoniale futuro legato a quello di incapacità lavorativa generica.

In estrema sintesi: chi è disoccupato e, a causa di un sinistro, riporta delle lesioni che gli impediscono di entrare nel mercato del lavoro per un periodo di tempo o in maniera definitiva ha diritto al risarcimento.

Quanto spetta al disoccupato per il danno da incapacità lavorativa?

Una più recente sentenza della Cassazione [2] ha stabilito che al disoccupato spetta per il danno patrimoniale da incapacità lavorativa un risarcimento pari al triplo dell’assegno sociale, attualmente fissato in 460,28 euro. Pertanto, ad oggi, l’importo del danno viene fissato in 1.382,40 euro.

Nella sentenza, però, la Suprema Corte precisa che deve essere riconosciuto solo il danno per invalidità permanente e non per invalidità temporanea, poiché la lesione comprometterà definitivamente la capacità del disoccupato di fare reddito.

I giudici di legittimità hanno, poi, ricordato che il danno patrimoniale è risarcibile anche a chi, al momento dell’incidente, si trovava in stato di disoccupazione e, pertanto, senza un reddito. Il motivo è quello che abbiamo più volte citato: potrebbe mai chiedere di essere assunto in un’azienda se è impossibilitato o fortemente limitato a svolgere un’attività lavorativa?

Diversamente, osserva ancora la Cassazione, il danno da invalidità temporanea è, come lo stesso nome indica, «temporaneo», il che significa che non chiuderà definitivamente le porte del mercato del lavoro alla vittima delle lesioni.

Se la vittima del sinistro è una persona che, al momento dell’incidente, percepiva un reddito – conclude la Cassazione – , il risarcimento deve porre come base del calcolo «il reddito effettivamente perduto dalla vittima, in difetto di prova rigorosa del reddito effettivamente perduto o non ancora goduto dalla vittima può applicarsi il criterio del triplo della pensione sociale, oggi assegno sociale».


note

[1] Cass. ord. n. 26850/2017 del 14.11.2017.

[2] Cass. sent. n. 32649/2021 del 09.11.2021.

Autore immagine: canva.com/


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