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Casse di previdenza professionisti: la fine della privatizzazione

10 Novembre 2021 | Autore:
Casse di previdenza professionisti: la fine della privatizzazione

Legge di bilancio: il trasferimento all’Inps della funzione previdenziale della gestione sostitutiva dell’AGO dell’INPGI1.

La vicenda mi ricorda uno dei film di maggior successo di Totò quando, con l’assistenza del suo fidato collaboratore Nino Taranto, riuscì a vendere ad uno straniero la Fontana di Trevi del Bernini, uno svizzero piccoletto di Berna. Dopo avervi strappato un sorriso, veniamo ai fatti che sono quelli relativi ad INPGI1.

Il decreto-legge 25.05.2021, n. 73, all’art. 67, comma 9 – quinquies ebbe ad istituire una commissione per concentrarsi, in particolare, nell’analisi di due principali scenari di intervento, valutandone – oltre alle condizioni di fattibilità tecnica – i relativi impatti sui sistemi previdenziali e sulla finanza pubblica.

Concluso il suo lavoro, la commissione ha individuato due soluzioni: la prima quella di trasferire in INPGI1 circa 22 mila lavoratori, attualmente assicurati presso l’Inps, e la seconda quella di trasferire all’INPS la funzione previdenziale della gestione sostitutiva dell’AGO dell’INPGI1 che prevede lo stanziamento di apposite risorse a carico del bilancio statale per la copertura dei relativi oneri che l’Inps sosterebbe a seguito dell’acquisizione della gestione previdenziale, oggetto del trasferimento.

Il Governo, nella recente legge di bilancio, all’art. 28 della bozza conosciuta, ha scelto la seconda ipotesi con un meccanismo che nei fatti comporterà l’abrogazione dell’art. 2, d.lgs. n. 509/1994 istitutivo della cosiddetta privatizzazione delle Casse di previdenza dei professionisti italiani. E vediamo il perché.

L’art. 2, commi 4 e 5 del decreto legislativo n. 50/1994 prevede che in caso di disavanzo economico-finanziario, rilevato dai rendiconti annuali e confermato anche dal bilancio tecnico di cui al comma 2, con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri di cui all’art. 3, comma 1, si provvede alla nomina di un commissario straordinario, il quale adotta i provvedimenti necessari per il riequilibrio della gestione.

Sino al ristabilimento dell’equilibrio finanziario sono sospesi tutti i poteri degli organi di amministrazione delle associazioni e delle fondazioni. In caso di persistenza dello stato di disavanzo economico e finanziario dopo tre anni dalla nomina del commissario, ed accertata l’impossibilità da parte dello stesso di poter provvedere al riequilibrio finanziario dell’associazione o della fondazione, con decreto del ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, di concerto con i ministri di cui all’art. 3, comma 1, è nominato un commissario liquidatore al quale sono attribuiti i poteri previsti dalle vigenti norme in materia di liquidazione coatta, in quanto applicabili.

L’attività istituzionale dell’INPGI prevede due gestioni: Gestione sostitutiva dell’assicurazione generale obbligatoria (Ago) (INPGI1), che ha per finalità la tutela previdenziale e assistenziale obbligatoria nei riguardi dei giornalisti professionisti e praticanti nonché dei pubblicisti, titolari di rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato ed iscritti nell’Albo e nel Registro tenuti dagli Ordini regionali dei giornalisti; Gestione separata (INPGI2), alla quale sono iscritti i giornalisti professionisti, praticanti e pubblicisti che esercitano autonoma attività professionale o che svolgono attività lavorativa di natura giornalistica nella forma della collaborazione coordinata e continuativa.

Come è noto a tutti, per rendersene conto basta andare sul sito INPGI e scaricare i bilanci dell’Ente e l’ultima relazione della Corte dei Conti del febbraio 2021, da anni la gestione INPGI1 presenta una situazione di squilibrio economico imputabile, in particolare, al perdurare nel tempo delle condizioni di crisi del settore editoriale e al processo di contrazione del lavoro giornalistico svolto in forma dipendente per effetto delle trasformazioni del mondo dell’informazione che predilige il ricorso al lavoro autonomo ma anche per avere erogato nel tempo prestazioni di gran lunga superiori al montante contributivo versato.

Anziché procedere al commissariamento, come previsto dal d.lgs. n. 509/1994, nella legge di bilancio si è derogato al comma 4 dell’art. 2 del d.lgs. n. 509/1994 prevedendo che fino al 30 giugno 2022 è sospesa, con riferimento alla sola gestione sostitutiva dell’assicurazione generale obbligatoria dell’INPGI, l’efficacia delle disposizioni del comma 4, dell’art. 2 del d.lgs. 30.06.1994, n. 509.

L’istituto dell’abrogazione nel nostro ordinamento trova la sua disciplina nell’art. 15 delle preleggi. Diversa dall’abrogazione è la sospensione dell’efficacia di una legge che ha carattere provvisorio e temporaneo rispetto alla definitività dell’abrogazione.

Ma anche la sospensione di una legge deve rispettare i parametri costituzionali e in particolare quello della uguaglianza sicché la sospensione non potrà essere limitata ad una sola categoria di professionisti privilegiati e cioè ai giornalisti dipendenti ma, per forza di cose, dovrà essere estesa anche ad altre categorie di professionisti qualora ne ricorressero le condizioni di instabilità della gestione della propria Cassa di previdenza di appartenenza. E ci sono già in vista del “traguardo” altre categorie di professionisti i quali ovviamente avranno titolo e diritto per chiedere un analogo trattamento.

Così operando, la sospensione dell’efficacia del d.lgs. n. 509/1994 si trasformerà ben presto in una tacita abrogazione.

Non può tacersi in questa breve disamina che con la privatizzazione le Casse di previdenza hanno formalmente rinunciato ad ogni aiuto di Stato mentre con la procedura messa in atto per INPGI1 Pantalone dovrà mettere mano al portafoglio in una consistenza che nella bozza della legge di bilancio non è ancora dichiarata se non con dei puntini.

Resta da chiarire se la procedura, suggerita dalla Commissione e recepita nella legge di bilancio, sia frutto di un incidente di percorso o piuttosto non abbia dietro un preciso disegno politico di mettere le mani sul patrimonio accumulato nel tempo con gli avanzi di gestione delle Casse di previdenza dei professionisti pari a circa 100 miliardi di euro che però, va detto per completezza, copre solo per circa 1/3 il debito latente cumulato nel tempo e quindi l’acquisizione per l’Inps non è un vantaggio ma un onere come certificato nel provvedimento in commento.

Nei recenti Stati generali della Previdenza dei Professionisti mi pare si sia guardato alla luna senza occuparsi di questi accadimenti che non mi sembrano proprio irrilevanti.

Come ha scritto Maurizio Cinelli su lavoce.info: «preoccupa, innanzitutto, il manifesto flop dell’imponente apparato di controlli: il complesso del quale fanno parte i Ministeri vigilanti, la Corte dei conti, i revisori contabili e, dal 2011, la stessa Covip. Inoltre, il fallimento dei controlli è avvenuto nonostante l’obbligo del bilancio tecnico calibrato sull’arco di cinquant’anni e la previsione del commissariamento, fino alla possibilità di liquidazione dopo un triennio dal commissariamento stesso. Un sistema che evidentemente non ha funzionato, facendo emergere interrogativi inquietanti sui destini dell’intero settore degli enti privatizzati, che, seppur tra tante differenze, si basano tutti sui medesimi principi».

Questa la situazione di INPGI1 dal consuntivo 2020, pag. 36.

Anche i ciechi dovrebbero vedere! A questo punto, dovrebbe porsi il problema della responsabilità di controllati (emolumenti spropositati) e controllori in un sistema che ha fallito, inutile girarci attorno.

Ma si sa, siamo in Italia dove si privatizzano gli utili per socializzare le perdite e tutto va bene. Chi vivrà vedrà.

Fonte: Diritto e Giustizia



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1 Commento

  1. Il professor Tito Boeri e i politici Matteo Renzi e Giuliano Cazzola sono talmenti bravi da ignorare, però, che: 1) l’INPS ha oggi lo stesso rapporto attivi/pensionati di 1,53 dell’INPGI 1; 2) che il calcolo delle pensioni INPGI 1 con il sistema retributivo non ha favorito affatto i giornalisti, ma, come ampiamente documentato alla Commissione parlamentare di vigilanza sugli enti previdenziali privatizzati, ha invece favorito nel 95% dei casi l’INPGI 1 stesso che altrimenti con il sistema contributivo avrebbe dovuto pagare pensioni molto più alte; 3) che tra circa due mesi, il 20 dicembre prossimo, compirà 70 anni la legge Rubinacci n. 1564 del 1951 in vigore sin da quando l’INPGI 1 era ente pubblico e che è rimasta sempre operativa dopo la privatizzazione del 1995 fino ad oggi e lo rimarrà fino al 30 giugno 2022 in base alla quale l’INPGI 1 (che assicura l’assistenza e la previdenza ai giornalisti lavoratori subordinati) è tuttora l’unico ente previdenziale privatizzato sostitutivo dell’INPS; 4) che lo Stato per decenni non ha ristorato l’INPGI 1 per centinaia e centinaia di milioni di euro, cioè di tutta la spesa sostenuta dall’INPGI 1 per far fronte all’assistenza e agli ammortizzatori sociali, tanto è vero che in 12 anni il patrimonio INPGI 1 è sceso da 2 miliardi 400 milioni di euro ad appena 900 milioni di euro (patrimonio pressoché identico oggi a quello dell’INPGI 2) con una perdita secca dal 2009 ad oggi di ben 1 miliardo e mezzo di euro, pari a circa 3 mila miliardi di vecchie lire. In tutti questi anni l’INPGI 1 ha beneficiato solo di 20 milioni di euro l’anno in base a 2 leggine del 2009 sui prepensionamenti da aziende in crisi e solo per quest’anno è stato previsto il ristoro della CIGS e di altre indennità assistenziali; 5) che la legge Rubinacci del 1951 stabiliva anche che i contributi dovuti dai datori di lavoro (e le prestazioni erogate dall’INPGI 1) non potevano essere inferiori a quelli stabiliti per le corrispondenti forme di assicurazione obbligatorie INPS. Ma è assodato che gli editori hanno violato la legge Rubinacci pagando per svariati decenni fino al 2016 molti punti percentuali in meno di contribuzione all’INPGI 1 rispetto a quella INPS. Si calcola che l’INPGI 1 sia stato così depauperato in 65 anni i (dal 1951 al 2016) di almeno un miliardo di euro per il minore incasso di contributi. Ma l’INPGI 1 non doveva essere ristorato dallo Stato per la parte relativa all’assistenza? Altrimenti che vuol dire essere un “ente previdenziale sostitutivo dell’INPS”? E perché lo Stato ha finora riservato un diverso e più favorevole trattamento all’INPS rispetto all’INPGI 1? Egregio professor Boeri, onorevole Renzi, signor Cazzola, potrebbero per favore rispondere a questi quesiti, tenendo anche ben presente che i giornalisti pensionati INPGI 1 durante la loro attività hanno pagato i contributi nella misura del 100% sulla loro retribuzione (a differenza dei dirigenti ex INPDAI che all’epoca hanno versato, invece, i contributi in misura del 60% sulla loro retribuzione) ed hanno ampiamente fatto la loro parte perché attraverso il blocco della perequazione per 9 anni delle loro pensioni e i vari tagli delle loro pensioni (l’ultimo per il triennio 2017-2020) hanno consentito all’INPGI 1 di risparmiare complessivamente circa 65 milioni di euro, ma questo “tesoretto” è stato già utilizzato dall’ente di via Nizza per pagare le pensioni dell’ultimo biennio? Infine circa 2400 giornalisti pensionati INPGI 1 attendono da anni (il primo della lista da settembre 2010) di essere pagati di circa 150 milioni di euro complessivi per la cosiddetta Ex Fissa INPGI/FIEG, di cui 50 milioni dovrebbero finire all’Erario per l’imposta IRPEF. Che cosa succederà ora con il passaggio dell’INPGI 1 nell’INPS a partire dal 1° luglio 2022, visto che nell’articolo 28 della legge finanziaria varato dal Consiglio dei ministri non c’è una riga in proposito?

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