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Uso arma per difesa personale a casa

11 Novembre 2021
Uso arma per difesa personale a casa

Solo in presenza di una legittima difesa è possibile utilizzare le armi per difendersi in casa da un’aggressione. 

L’uso delle armi per difesa personale a casa è consentito per difendersi da un’intrusione domiciliare solo quando questa può comportare un grave pericolo per l’integrità fisica di chi vi vive all’interno. Se invece non ricorrono i presupposti della legittima difesa, e quindi non c’è alcun rischio che il malvivente possa nuocere agli inquilini, non c’è alcuno spazio per l’impiego di una pistola, di un coltello o di qualsiasi altra arma. Lo ha chiarito la Cassazione che ha fatto il punto sulla «legittima difesa domiciliare» a seguito della riforma introdotta dalla legge n. 36/2019. Non è dunque vero che, con la nuova normativa, è sempre permesso l’uso delle armi per difesa personale a casa in caso di intrusione di estranei. Al contrario, devono sussistere specifici presupposti: quelli tipici della legittima difesa. Vediamo quali sono qui di seguito.

Quando è possibile usare le armi in casa per difesa personale?

Come anticipato, secondo la Cassazione [1] non è consentita un’indiscriminata reazione violenta, e tanto più l’uso delle armi, nei confronti di chiunque si intrufoli in casa altrui. Devono infatti essere ancora rispettati alcuni limiti inderogabili, oltre i quali la difesa è illegittima: 

  • un pericolo attuale: non può quindi trattarsi di un pericolo futuro, eventuale o già sventato (si pensi al caso del ladro che sta già scappando);
  • un’aggressione rivolta alle persone e non ai beni: non si può usare un coltello contro una persona il cui unico intento è rubare i gioielli di casa senza però voler far del male agli inquilini;
  • l’impossibilità di una difesa differente da quella che fa ricorso alla violenza e all’uso delle armi.

Un esempio renderà la questione ancora più chiara. Mettiamo un uomo che, in piena notte, senta dei rumori provenienti dal piano terra del proprio edificio, in corrispondenza di un magazzino di cui è proprietario. Sfiancato dall’ennesimo tentativo di furto, prende una pistola e scende nel tentativo di allontanare i ladri e spaventarli una volta per sempre. Così, non appena si trova faccia a faccia coi malviventi, spara un colpo in aria e un altro all’interno del locale. Poi, vedendo che questi tentano di scappare con la refurtiva in mano, mira alle gambe di uno dei ladri ferendolo gravemente. Ebbene, in un caso del genere, non si può parlare di legittima difesa e, dunque, l’uso delle armi è illegittimo. E ciò perché, nel caso di specie, mancava l’aggressione alla persona (i ladri si erano intrufolati in un negozio al cui interno non c’era nessuno), non sussisteva alcun pericolo attuale per la persona del negoziante (il quale avrebbe ben potuto limitarsi a chiamare la polizia piuttosto che scendere personalmente, esponendosi al rischio di un’aggressione) e, non in ultimo, la difesa con l’arma non era l’unica via percorribile per evitare un grave danno alla persona.

Insomma, l’intervento difensivo deve essere volto a fronteggiare un pericolo attuale di un’offesa ingiusta, non neutralizzabile se non mediante il ricorso all’autodifesa.

L’obbligo di rispettare il diritto alla vita, ha osservato la Cassazione, non consente di parlare di una «presunzione di necessità» tutte le volte in cui un intruso entra in casa altrui, ma impone di verificare di volta in volta, ossia caso per caso, se vi è davvero la necessità di opporre una difesa armata e violenta contro l’altrui condotta. 

La riforma della legittima difesa domiciliare

La legge 36/2019 ha specificato solo che «agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l’intrusione posta in essere, con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone». Si ha quindi una presunzione di pericolo che non può essere sottoposta al vaglio del giudice. Ma il giudice deve verificare se effettivamente sussistono i presupposti del pericolo attuale. 

Inoltre, la legge ha espressamente stabilito che, nelle medesime situazioni di aggressione nel domicilio o presso i luoghi di lavoro, la punibilità è esclusa se chi ha commesso il fatto ha agito – per la salvaguardia della propria o altrui incolumità – in condizioni di minorata difesa, ovvero in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto.

La Cassazione, come detto, ha però da subito ridotto significativamente i margini applicativi delle nuove norme, partendo dal presupposto che «il ricorso alla forza, tale da poter condurre a provocare, anche involontariamente, la morte di un uomo, sia da ritenersi giustificato soltanto se “assolutamente necessario” per assicurare la difesa delle persone da una violenza illegale» [2].

Ne consegue che la presunzione di proporzionalità dell’autodifesa con l’arma in casa opera solo quando c’è: 

  • un pericolo attuale, non altrimenti eliminabile;
  • una condizione di necessità e inevitabilità della difesa;
  • un’aggressione alle persone e non ai beni.

Le Sezioni Unite della Cassazione sulla legittima difesa domiciliare

Tali principi sono stati da ultimo ribaditi dalle Sezioni Unite della Cassazione [3] secondo cui l’ora notturna, in astratto idonea a favorire chi commette un reato, non basta da sola a far scattare l’aggravante della minorata difesa. Per affermarla il giudice deve valutare una serie di circostanze: dalla verifica delle condizioni che generalmente ci sono di notte alla dimostrazione che l’agente ha approfittato della vulnerabilità.


note

[1] Cass. sent. n. 13191/2020.

[2] Cass. sent. n. 19065/2019.

[3] Cass. S.U. sent. n. 40275/2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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