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Permessi per la 104 a parenti di terzo grado

1 Luglio 2014
Permessi per la 104 a parenti di terzo grado

I chiarimenti del ministero sui permessi della legge 104 per parenti o affini; il caso del referente unico e il congedo straordinario indennizzato.

I tre giorni al mese di permesso retribuito per assistere familiari con gravi handicap possono essere chiesti anche per parenti o affini entro il terzo grado se costoro non hanno coniuge o genitori che possono assisterli. Rispondendo con l’interpello 19 del 26 giugno al quesito posto dalle associazioni Anquap e Cida, il ministero del Lavoro chiarisce che questa è l’unica condizione e non rileva che vi siano altri parenti o affini, di grado inferiore che potrebbero assistere la persona disabile.

Perché il lavoratore possa chiedere i tre giorni di permesso per assistere un parente o un affine di terzo grado è sufficiente, quindi, che i genitori o il coniuge della persona che necessita dell’assistenza si trovino in una delle seguenti condizioni:

1. abbiano compiuto i sessantacinque anni di età;

 

2. siano anche essi affetti da patologie invalidanti;

 

3. siano deceduti o mancanti.

Per mancanti si intende non solo l’assenza naturale o giuridica, ma ogni altra condizione certificata dall’autorità giudiziaria o da altra pubblica autorità, quale divorzio, separazione legale o abbandono.

Si ricorda, peraltro, che sono parenti di terzo grado i bisnonni, i pronipoti, gli zii, i nipoti (figli di sorelle e fratelli), e sono affini di terzo grado i parenti (dello stesso grado) del coniuge.

Non possono essere riconosciuti permessi a più lavoratori per assistere la stessa persona: si tratta del cosiddetto “referente unico[1].

Il referente può essere cambiato, anche temporaneamente, ma è necessario presentare una specifica istanza. Potrebbe essere il caso, abbastanza comune, del trasferimento di residenza presso un altro familiare che assume, quindi, il compito dell’assistenza e può chiedere i relativi permessi a condizione, ovviamente, che sussistano i presupposti soggettivi. In deroga al requisito del referente unico, i genitori, anche adottivi, di figli con disabilità grave, possono fruire dei permessi alternativamente, rispettando il limite dei tre giorni riferiti alla persona disabile. In questo senso si è pronunciata l’Inps con la circolare 155/2010, riconoscendo il diverso ruolo che i genitori esercitano sul bambino rispetto agli altri familiari.

Un lavoratore può, peraltro, chiedere permessi per assistere più familiari con grave handicap, se si tratta del coniuge o di un parente o affine entro il primo o il secondo grado e se i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età, oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

In alternativa ai permessi, il coniuge, o in mancanza il padre o la madre anche adottivi, o, mancando anch’essi, uno dei figli conviventi, o in ultima alternativa, uno dei fratelli o sorelle conviventi, per assistere la persona può richiedere il congedo straordinario indennizzato [2].

Per fruire dei permessi è regola generale che la persona da assistere non sia ricoverata a tempo pieno in una struttura. Tuttavia i permessi possono essere richiesti in caso di necessità del portatore di grave disabilità di recarsi fuori dalla struttura per effettuare visite o trattamenti terapeutici, o nel caso in cui sia certificata l’esigenza del disabile di essere assistito dai genitori o da un familiare, ipotesi questa che era precedentemente prevista per i soli minori.

I permessi possono essere chiesti anche da lavoratori che risiedono in luoghi distanti dalla residenza della persona da assistere, purché vi siano i presupposti affinché l’assistenza sia comunque adeguatamente garantita e il lavoratore produca i titoli di viaggio. Poche volte la concessione dei permessi è strettamente collegata alla necessità dell’assistenza, il diritto agli stessi decade ogni qualvolta l’esigenza venga meno.

note

[1] Introdotto dall’art. 24 della legge 183 del 2010.

[2] Disciplinato dall’articolo 42 del Dlgs 151/2001.


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2 Commenti

  1. Perche’ non vale per le convivenze?
    nel mio caso convivo da 25 anni abbiamo una figlia ei il mio compagno che vive con noi e’ affetto da mieloma multiplo?

  2. Convivo più di 20 anni, mio compagno invalido 100%, non abbiamo nessuno, mio compagno non c’è là nessuno ne qua in Italia, ne suo paese.sono unica persona che Sì occupa di lui, non mi sembra giusto questa legge.

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