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Danno da perdita parentale: come si risarcisce?

11 Novembre 2021 | Autore:
Danno da perdita parentale: come si risarcisce?

Come si determina l’ammontare del risarcimento per la morte di un prossimo congiunto? Quali criteri e tabelle adottare per la liquidazione dell’importo?

Perdere una persona cara per un incidente stradale o per un caso di malasanità è molto doloroso. I familiari soffrono tanto più quanto era intenso il legame affettivo con la vittima. Può trattarsi del coniuge, di un genitore, di un figlio, ma anche di un fratello, un nonno, uno zio o un nipote. In questi casi, i congiunti superstiti patiscono un particolare danno da perdita parentale, che viene riconosciuto anche quando essi non convivevano con il defunto, perché ciò che conta è la profondità dell’affetto e la qualità della relazione instaurata nel corso degli anni. Ma, in concreto, come si risarcisce il danno da perdita parentale? Qual è il modo per stabilire, in termini monetari, l’ammontare della sofferenza interiore patita da ciascun familiare e così riconoscergli un adeguato ristoro economico?

Su questo importante punto, che come puoi ben intuire ha notevoli conseguenze pratiche, la giurisprudenza è divisa. La legge non stabilisce un criterio preciso e i fattori da prendere in considerazione per liquidare questo particolare tipo di danno non patrimoniale sono molti: si parte dal rapporto di parentela, che può essere più o meno stretto, e si arriva a considerare l’età della vittima in rapporto a quella dei congiunti superstiti, per stabilire la durata della frequentazione reciproca. Può sembrare un’operazione molto tecnica, prettamente matematica, e infatti in buona parte lo è: i giudici utilizzano apposite tabelle, elaborate dai tribunali italiani più rappresentativi, come quelli di Roma e di Milano, che attribuiscono determinati valori e punteggi a ciascuna delle voci da considerare nel calcolo.

Ultimamente la Corte di Cassazione, per stabilire come si risarcisce il danno da perdita parentale, si sta orientando a riconoscere prevalenza al metodo di calcolo individuato nelle tabelle romane, in quanto esse consentono una migliore valutazione delle circostanze concrete e, al tempo stesso, i loro criteri garantiscono uniformità di giudizio e dunque una maggiore equità rispetto a casi analoghi e vicende tra loro simili, per evitare possibili sperequazioni.

Danno parentale: cos’è e a chi viene riconosciuto?

Il danno parentale consiste nella sofferenza interiore provocata dal decesso di un familiare in conseguenza di un fatto illecito, come un incidente stradale mortale o un errore medico compiuto per negligenza, imprudenza o imperizia dei sanitari curanti.

Il danno da perdita parentale viene riconosciuto ai prossimi congiunti ed anche ad altri familiari meno stretti, come nel caso della morte del nonno e della morte dello zio.  La condizione essenziale è che vi sia stata un’intensa relazione affettiva tra la vittima e i parenti superstiti, connotata da stabilità e profondità, ma non necessariamente dalla convivenza o coabitazione.

La prova del danno parentale è particolarmente rigorosa perché richiede, caso per caso, la dimostrazione di questo legame intenso con la persona scomparsa (per approfondire questo aspetto leggi “Danno parentale: come si dimostra“). In ogni caso, la liquidazione deve avvenire necessariamente in via equitativa, come stabilisce l’art. 1226 del Codice civile quando il danno non può essere «provato nel suo preciso ammontare». 

Risarcimento danno parentale: la tabella unica nazionale

Il Codice della assicurazioni private [2] prevede l’introduzione di una tabella unica nazionale per il risarcimento del danno parentale e, più in generale, per calcolare i danni derivanti dalle cosiddette «macrolesioni», quelle che determinano un’invalidità superiore a 10 punti percentuali. Finora, però, la tabella non è stata adottata, anche se uno schema elaborato dal ministero dello Sviluppo Economico prevede un punto base pari a 814,27 euro, da moltiplicare per la percentuale di invalidità concreta e da aumentare proporzionalmente in base ad altri fattori, come l’età della vittima e il tipo di danno, che può essere non solo biologico ma anche di tipo morale, come appunto il danno da perdita parentale.

La personalizzazione del danno, che va sempre rapportato al caso concreto, prevede l’applicazione di una “forbice” di valori, con un minimo ed un massimo, all’interno dei quali il giudice può stabilire l’ammontare più attagliato alla vicenda in esame. Quando la tabella unica nazionale entrerà in vigore, essa diventerà l’unica forma di liquidazione del danno parentale (e anche di altri tipi di danno, come quello biologico). Nell’attesa, la giurisprudenza ha elaborato i criteri che ora ti esponiamo.

Risarcimento danno parentale: il metodo di calcolo adottato dai giudici

Nella perdurante assenza di una tabella con valore di legge, i giudici quantificano l’ammontare del risarcimento del danno parentale in base alle tabelle elaborate dal tribunale di Milano o dal tribunale di Roma. Tra queste due tabelle c’è una profonda differenza: quelle milanesi utilizzano il criterio di un valore prestabilito, tra un minimo ed un massimo, riconoscendo la possibilità di un «aumento personalizzato», mentre quelle romane prediligono un sistema a punti, calcolati in base alla relazione di parentela, all’età della vittima e del congiunto, alla situazione di convivenza e alla composizione del nucleo familiare (per altre informazioni leggi “Danno parentale: come si calcola?“).

In estrema sintesi, la liquidazione calcolata con il metodo milanese è molto più variabile e incerta di quella elaborata secondo le tabelle romane. Come ti abbiamo anticipato all’inizio, le tabelle del tribunale di Roma vengono ritenute migliori e stanno diventando le preferite dai giudici di legittimità: lo dimostra l’ultima sentenza della Corte di Cassazione [2] sul tema, che sottolinea proprio la necessità di applicare un metodo a punteggio, non previsto dalle tabelle milanesi e invece ben quantificato in quelle romane.

Otre al criterio del punto percentuale, le tabelle del tribunale di Roma sono preferibili perché, a differenza di quelle di Milano, considerano anche altre circostanze rilevanti e che la Suprema Corte considera «indefettibili», che non possono mai mancare nell’esame della vicenda:  l’età della vittima e del superstite, il grado di parentela e di convivenza e, infine, la possibilità di applicare sull’importo finale un correttivo, in aumento o in diminuzione, per adattare la cifra riconosciuta alla particolarità della situazione. Solo in casi eccezionali – spiega la sentenza – il giudice può discostarsi da questi parametri e liquidare il danno senza fare ricorso alle tabelle del tribunale di Roma, ma dovrà fornire «adeguata motivazione» della sua decisione.


note

[1] Art. 138 D.Lgs. n. 209/2005.

[2] Cass. sent. n. 33005 del 10.11.2021.


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