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Le quote di una Srl entrano in comunione dei beni?

11 Novembre 2021
Le quote di una Srl entrano in comunione dei beni?

Quali diritti vanta il coniuge sulle quote di una società di capitali e su quelle della società di persone?

Ipotizzando una coppia sposata in regime di comunione dei beni, è normale chiedersi se, nel caso in cui uno dei due coniugi acquisti le quote di una Srl o ne costituisca una, divenendo quindi socio fondatore, le stesse siano anche, al 50%, di proprietà dell’altro coniuge. In altri termini, la domanda è la seguente: le quote di una Srl entrano in comunione dei beni o restano di proprietà del socio?

La questione è assai discussa in giurisprudenza. I giudici hanno affrontato il problema in modo diverso a seconda che si tratti di società di persone (ossia Snc, Sas e società semplici) o di società di capitali (ossia Srl, Spa ed Sapa).

Per comprendere se le quote di una Srl entrano in comunione dei beni è innanzitutto necessario leggere le norme sulla comunione per come disciplinate dal Codice civile per poi passare in rassegna le sentenze che le hanno interpretate proprio con riferimento alla costituzione di società o all’acquisto di quote o azioni. 

Partendo dal primo aspetto, la norma del Codice civile che disciplina la comunione è l’articolo 177 in base al quale costituiscono oggetto della comunione «…gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, ad esclusione di quelli relativi ai beni personali».

L’opinione prevalente (anche se non mancano precedenti contrari) propende nel ritenere che le quote di società di capitali entrano in comunione dei beni proprio perché non presentano pericoli su ipotetici debiti se non nei limiti di quanto conferito in società. 

Di conseguenza, si può asserire che nella nozione di «acquisti» a cui fa riferimento il citato art. 177 Cod. civ. rientrano anche le quote di Srl: sia quelle acquistate durante il matrimonio, sia quelle acquisite a seguito di costituzione della Srl da parte del coniuge stesso, dopo il matrimonio. 

Da ciò deriva che, nella dichiarazione di successione del coniuge defunto, dovrà essere indicato il 50% della partecipazione detenuta dal medesimo poiché l’altro 50% spetta di diritto al coniuge superstite.

Vediamo ora come si è orientata la giurisprudenza sia in merito alle quote di una società di capitali che di persone.

Secondo il tribunale di Milano [1], le quote di una Srl acquistate da un singolo coniuge, in regime di comunione legale dei beni, rientrano in comunione in virtù dell’ampio tenore dell’art. 177 Cod. civ. per cui la dizione «acquisti» si estende anche ai beni immateriali come appunto sono le quote di una società. Del resto, scopo delle norme sulla comunione è realizzare, anche sul piano dei rapporti patrimoniali, una dimensione comunitaria della vita familiare.  

Stessa interpretazione è stata data dal tribunale di Salerno [2] secondo cui le azioni e le quote di società ricadono in comunione legale tra i coniugi, in quanto, anche se non sono semplici titoli di credito, ma titoli di partecipazione, l’aspetto patrimoniale è assolutamente prevalente rispetto ai diritti e agli obblighi connessi con lo “status” di socio ed in essi incorporato.

Da segnalare è invece la posizione del tribunale di Roma [3] secondo cui le quote di una Srl acquistata da un coniuge in costanza di matrimonio non rientrano nella comunione se il coniuge partecipa attivamente alla vita sociale (trattandosi di svolgimento di attività professionale per il tramite della partecipazione ad un’impresa collettiva). Tuttavia, il loro valore va comunque diviso al momento dello scioglimento della comunione e, quindi, in caso di separazione dei coniugi (secondo le regole della cosiddetta comunione residuale ex art. 178 Cod. civ.).

Come visto, l’orientamento prevalente ritiene che le quote di una Srl cadano in comunione e che quindi siano al 50% del marito e al 50% della moglie. 

Per le quote di società di persone invece le posizioni sono differenti. Da un lato c’è la Cassazione [4] secondo cui la partecipazione di uno dei coniugi ad una società di persone e i successivi aumenti di capitale rientrano tra gli acquisti che formano oggetto della comunione legale tra i coniugi, anche se effettuati durante il matrimonio ad opera di uno solo di essi.

I giudici di merito invece ritengono che non vi sia alcuna comunione all’atto dell’acquisto delle quote o della costituzione della società di persone ma che il valore vada comunque diviso in caso di separazione secondo le regole della comunione residuale (o anche detta “comunione de residuo”). Di tale avviso sono i tribunale di Catania [5] e quello di Milano [6].


note

[1] Tribunale Milano sez. VIII, 19/03/2007, n.3390

[2] Trib. Salerno, sent. del 16/02/2007, e sent. del 24/10/2006

[3] Trib. roma, sent. del 18.02.1994.

[4] Cass. sent. n. 2569/2009.

[5] Trib. Catania sent. del 17/07/2007

[6] Trib. Milano, sent. del 26/09/1994

Autore immagine: depositphotos.com


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