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Visita fiscale: ecco che succede in caso di assenza

11 Novembre 2021
Visita fiscale: ecco che succede in caso di assenza

L’assenza alla visita fiscale va sempre comunicata al datore di lavoro, anche in caso di necessità.

Salvo nel caso in cui sussista un’urgenza, chi è in malattia e deve assentarsi da casa ha sempre l’obbligo di comunicarlo al datore di lavoro. Solo in tal modo non risulterà «assente ingiustificato» alla visita fiscale dell’Inps. 

Una recente sentenza della Cassazione [1] spiega che succede in caso di assenza alla visita fiscale. Come sarà già intuibile si tratta di un illecito, sia nei confronti dell’azienda che dell’Inps (il quale eroga il trattamento di malattia al lavoratore). Ma, come avremo modo di vedere a breve, le conseguenze variano a seconda del comportamento tenuto dal dipendente. 

Come viene pagata la malattia?

L’indennità giornaliera di malattia spetta dal quarto giorno di assenza per malattia e fino ad un massimo di 180 giorni in un anno solare a carico dell’Inps.

I primi tre giorni di assenza per malattia, cosiddetti di carenza, non sono indennizzati dall’Inps. Di solito, i Ccnl pongono a carico del datore di lavoro l’obbligo di coprire questo periodo con il pagamento di un’indennità di importo equivalente a quella riconosciuta dall’Inps. 

Da quando decorre la malattia?

I giorni di assenza si computano a partire dalla data di inizio della malattia dichiarata dal lavoratore, a condizione che la visita medica risulti effettuata nello stesso giorno di inizio della malattia o nel giorno immediatamente successivo. In caso contrario, i giorni si computano a partire da quello immediatamente precedente alla data di svolgimento della visita medica, se il certificato non riporta la data di inizio della malattia, il computo dei giorni decorre dalla data di effettuazione della visita medica.

Che deve fare il lavoratore in malattia?

Il dipendente malato deve sottoporsi a visita del medico curante il quale deve poi inviare il certificato all’Inps e al datore di lavoro mediante comunicazione telematica.

Nello stesso tempo, il dipendente ha l’obbligo di comunicare al datore di lavoro l’assenza per malattia secondo le modalità indicate dal Ccnl (ad es. telefono, sms, e-mail, telegramma, ecc.).

Obbligo di reperibilità

Il dipendente assente per malattia ha il dovere di restare nel domicilio indicato nel certificato medico e rendersi quindi reperibile per essere sottoposto – su richiesta del datore o su iniziativa dell’Inps – alla visita di controllo, la cosiddetta visita fiscale.

Il medico fiscale può recarsi a casa del lavoratore, anche due volte nell’arco delle stesse 24 ore, senza previo avviso, al fine di accertare l’effettivo stato della malattia.

Gli orari della visita fiscale sono diversi a seconda che si tratti del comparto pubblico o privato. Per il lavoratore del settore pubblico le fasce di reperibilità (7 giorni su 7, compresi weekend e festivi) sono i seguenti:

  • mattina: 9:00/13:00;
  • pomeriggio: 15:00/18:00.

Per il lavoratore del settore privato le fasce di reperibilità (7 giorni su 7, compresi weekend e festivi) sono i seguenti:

  • mattina: 10:00/12:00;
  • pomeriggio: 17:00/19:00.

Il diritto all’indennità giornaliera di malattia è sospeso nei casi in cui il lavoratore non osservi, senza giustificato motivo, il divieto di uscire di casa prescritto dal medico curante, o compia atti che possano pregiudicare il decorso della malattia.

Conseguenze dell’assenza alla visita fiscale 

Ecco cosa rischia il dipendente assente ingiustificato alla visita fiscale:

  • assenza all’unica visita di controllo: perdita dell’indennità per i primi 10 giorni ed erogazione dell’intera indennità per i restanti giorni di malattia;
  • assenza alla prima visita: perdita dell’indennità per i primi 10 giorni di malattia o per il minor periodo che precede la seconda visita;
  • assenza alla seconda visita: perdita dell’indennità per il periodo residuo dei primi 10 giorni di malattia; riduzione del 50% dell’indennità per i giorni successivi;
  • assenza alla terza visita: interruzione dell’erogazione dell’indennità dal giorno dell’assenza. L’indennità viene corrisposta dal giorno dell’eventuale successiva visita (anche volontaria) che accerti la malattia;
  • ricovero ospedaliero: non c’è perdita dell’indennità;
  • assenza giustificata alla visita domiciliare, ma non seguita da presentazione alla visita ambulatoriale: perdita dell’indennità per i primi 10 giorni di malattia;
  • assenza ingiustificata alla visita domiciliare, seguita da visita ambulatoriale che conferma la malattia: perdita dell’indennità (per un massimo di 10 giorni) per i giorni di malattia fino al giorno precedente la visita ambulatoriale;
  • assenza alla seconda visita di controllo dopo una prima che ha confermato la prognosi:
    • se la nuova visita precede la scadenza della prognosi, c’è la perdita dell’indennità dal giorno dell’assenza;
    • se la nuova visita viene fatta dopo la scadenza della prognosi (rinnovata da altro certificato), c’è la perdita dell’indennità dal giorno successivo alla scadenza.

Che deve fare il lavoratore se vuole uscire durante la reperibilità?

Il dipendente può uscire durante la reperibilità solo in caso di valide ragioni che comunque vanno documentate e comunicate in anticipo al datore di lavoro. Solo in caso di urgenza può evitare di inviare la comunicazione al datore prima di uscire, fermo l’obbligo di dare successiva spiegazione documentata. 

Pertanto, è legittima la trattenuta della retribuzione per il lavoratore assente alla visita fiscale senza aver preventivamente avvertito dello spostamento. 

L’assenza alla visita ambulatoriale a seguito di non reperibilità alla prima visita domiciliare è considerata nuova visita [2]. Questa posizione è però contraddetta dalla giurisprudenza [3].

Il lavoratore ufficialmente in malattia che non viene trovato in casa in occasione della visita di controllo nelle fasce di reperibilità, può decadere dall’indennità Inps se non dimostra che la sua assenza è dovuta a cause di forza maggiore [4]. 


note

[1] Cass. sent. n. 33180/21.

[2] Inps circ. 166/1988.

[3] Cass. 1942/1990

[4] Cass. 22 luglio 2019 n. 19668. 

Autore immagine: depositphotos.com


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