Sovraffollamento: risarcimento per i detenuti e meno carcere

1 Luglio 2014 | Autore:
Sovraffollamento: risarcimento per i detenuti e meno carcere

Per contrastare il sovraffollamento carcerario il Governo introduce un risarcimento per i detenuti che lo hanno sofferto e limita il ricorso alla custodia cautelare in carcere.

 

Sconti di pena e risarcimento pecuniario per i detenuti vittima del sovraffollamento carcerario e nuovi limiti alla carcerazione cautelare: queste le nuove misure approvate dal Governo per contrastare il sovraffollamento carcerario.

Con il decreto legge n. 92/2014, entrato in vigore il 28 giugno, viene stabilito anzitutto un vero e proprio risarcimento [1] per i detenuti che sono stati vittima del sovraffollamento carcerario, trattamento inumano e degradante, parificato alla tortura [2], per la quale il nostro Paese è stato più volte condannato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

La Corte europea ha riconosciuto il sovraffollamento in presenza dei seguenti elementi [3]:

–  impossibilità di utilizzare i servizi igienici in modo riservato;

–  insufficiente areazione disponibile per ciascun detenuto;

–  insufficiente accesso alla luce e all’aria naturali;

–  insufficiente qualità del riscaldamento;

–  mancato rispetto delle esigenze sanitarie di base.

Il tipo di risarcimento e le modalità per ottenerlo sono diversi a seconda dei casi:

1. i detenuti che hanno patito almeno 15 giorni di detenzione in stato di sovraffollamento potranno chiedere al Magistrato di Sorveglianza uno “sconto” di pena pari a 1 giorno per ogni 10 giorni di sovraffollamento patito;

2. i detenuti per i quali la pena residua è inferiore allo “sconto” e quelli che hanno patito un periodo di detenzione in sovraffollamento minore di 15 giorni potranno invece chiedere al Magistrato un indennizzo pari a € 8,00 per ciascun giorno di detenzione disagiata;

3. i detenuti che hanno già espiato la pena dovranno infine proporre azione civile innanzi al Tribunale del capoluogo del distretto di residenza entro il termine di sei mesi dalla cessazione della detenzione.

Allo scopo di ridurre la popolazione carceraria, il Governo ha, in ultimo, previsto un nuovo limite alla possibilità per il Giudice di disporre la custodia cautelare in carcere [4].

Il Giudice non potrà applicare la carcerazione “preventiva” se ritiene che la pena che sarà irrogata alla fine del processo non sarà superiore a tre anni.

Si tratta di un limite piuttosto elevato che impedirà l’ingresso o la permanenza in carcere in numerosissimi casi. Ciò accadrà per esempio ogni qual volta l’imputato deciderà di patteggiare una pena non superiore a tre anni, o ancora quando la sentenza di primo grado infliggerà una pena non superiore allo stesso limite, anche in presenza di reati molto gravi che prevedono pene massime ben più alte.


note

[1] D.L. n. 92/2014, art. 1.

[2] Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, art. 3.

[3] Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Sent. 8 gennaio 2013, “Torreggiani e altri c. Italia”.

[4] D.L. n. 92/2014, art. 8.

Autore immagine: 123rf com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube