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Pagamento della malattia: come funziona e quando cessa

11 Novembre 2021
Pagamento della malattia: come funziona e quando cessa

Quando si è in malattia si percepisce lo stesso stipendio? Chi paga la malattia e qual è il calcolo per l’indennità?

La disciplina relativa al pagamento della malattia è articolata e, a volte, frammentaria. Così, quando si è in malattia, ci si pongono numerose domande. Ci si chiede, ad esempio, come funziona il pagamento della malattia e quando cessa; chi paga la malattia: quando cioè è a carico dell’Inps e quando invece del datore di lavoro; a quanto ammonta l’indennità di malattia. Quando si è in malattia si percepisce lo stesso stipendio di quando invece si va regolarmente a lavorare? 

Qui di seguito elencheremo tutte le regole relative al pagamento dell’indennità di malattia, ossia quel trattamento economico corrisposto per il periodo della malattia stessa. 

La legge, in realtà, dice poco. Ai sensi dell’art. 2110 Cod. civ., se la legge non stabilisce forme equivalenti di previdenza o di assistenza, è dovuta al dipendente la retribuzione o un’indennità nella misura e per il tempo determinati dalle leggi speciali, dagli usi o secondo equità.

In verità, come avremo modo di vedere meglio, l’intera materia è quasi integralmente disciplinata dai contratti collettivi, lasciando alla legge una cornice. 

Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire come funziona il pagamento della malattia e quando cessa. 

Chi ha diritto al pagamento della malattia?

In generale, l’Inps eroga le prestazioni economiche di malattia a favore di tutti i lavoratori aventi diritto, i cui datori di lavoro sono tenuti al versamento del relativo contributo di malattia.

Hanno inoltre diritto all’indennità Inps i seguenti lavoratori:

  • apprendisti, operanti in qualsiasi settore di attività, per qualifiche impiegatizie e operaie;
  • somministrati;
  • sospesi o cessati dal rapporto di lavoro a tempo indeterminato appartenenti ad uno dei settori indicati in tabella, purché la malattia insorga entro 60 giorni dalla sospensione o cessazione del rapporto di lavoro;
  • lavoratori distaccati;
  • lavoratori dello spettacolo.

Chi paga la malattia?

In alcuni casi, i contratti collettivi prevedono che l’indennità sia dovuta dall’Inps lasciando a carico del datore di lavoro solo un’integrazione. In altri casi, invece, l’intero trattamento ricade sul datore di lavoro. 

Sono a carico dell’Inps le indennità di malattia temporanee da erogarsi ai lavoratori aventi qualifica di operaio o salariato e impiegato del settore terziario. Sono invece a carico del datore di lavoro le retribuzioni da corrispondere ai lavoratori ammalati aventi qualifica di impiegato e quadro, esclusi quelli del settore terziario (commercio), nonché le retribuzioni integrative previste dai Ccnl per le restanti qualifiche.

In ogni caso, l’indennità dovuta nei primi 3 giorni di malattia (cosiddetto periodo di carenza) è a completo carico del datore di lavoro. L’intervento dell’Inps quindi scatta a partire dal 4° giorno di malattia (a partire dalla data del certificato medico).

Come funziona l’indennità di malattia?

Durante la malattia, il lavoratore dipendente conserva il diritto al posto di lavoro (non può cioè essere licenziato) per tutto il periodo indicato dal contratto collettivo (cosiddetto periodo di comporto). Superato tale periodo, il datore di lavoro non è più tenuto a tollerare l’assenza e può procedere al licenziamento (cosiddetto licenziamento per superamento del comporto) senza necessità di fornire ulteriori motivazioni.

Durante il periodo di assenza giustificata dal certificato medico di malattia, il dipendente percepisce, come detto, l’indennità di malattia. Questa è riconosciuta in proporzione alla retribuzione del lavoratore. Come vedremo a breve, tale misura varia in funzione della durata della malattia e della qualifica del lavoratore.

A quanto ammonta l’indennità di malattia?

Abbiamo appena detto che l’indennità di malattia viene calcolata sulla base di due parametri:

  • la durata della malattia;
  • la qualifica del lavoratore. 

La distinzione fondamentale riguarda le modalità di calcolo per impiegati e operai. Agli impiegati, l’indennità è corrisposta per tutti i giorni di calendario (con la sola eccezione delle festività nazionali e infrasettimanali cadenti di domenica). Invece, agli operai non sono indennizzate le domeniche e le festività.

Partiamo dal caso di operai (anche agricoli), impiegati del commercio, del terziario e apprendisti di tutti i settori. Nel loro caso, l’indennità giornaliera di malattia viene così calcolata:

  • per le giornate indennizzabili comprese dal 4° al 20° giorno di malattia è pari al 50% della retribuzione media globale giornaliera;
  • a decorrere dal 21° giorno di malattia qualora questa si prolunghi, continuativamente o per ricaduta, sino al 180° giorno è pari al 66,66% della retribuzione media globale giornaliera.

Veniamo ora ai lavoratori dipendenti da pubblici esercizi e laboratori di pasticceria non iscritti all’albo delle imprese artigiane. In tal caso, l’indennità giornaliera spetta in misura pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera per tutte le giornate indennizzabili per il periodo di malattia e ciò sia per quelle comprese nei primi 20 giorni di malattia che per le successive, fermo restando il limite massimo dei 180 giorni di malattia indennizzabili.

Per i lavoratori dello spettacolo l’indennità di malattia è pari:

  • fino al 20° giorno di durata della malattia (comprese le domeniche e le festività nazionali e religiose infrasettimanali): al 60% della retribuzione media globale giornaliera;
  • dal 21° al 180° giorno: all’80% della retribuzione media globale giornaliera;
  • per il lavoratore disoccupato e per i giorni non lavorativi della settimana nei casi di lavoratori che per contratto prestino la loro attività solo in alcuni giorni predeterminati nella settimana: al 40% della retribuzione media globale giornaliera.

Veniamo infine ai ricoverati in luoghi di cura senza familiari da considerare a carico ai sensi delle norme sull’assegno per il nucleo familiare. In tal caso, l’indennità di malattia viene così calcolata:

  • 20% (13,33% per i disoccupati) dal 4° al 20° giorno;
  • 26,66% (17,77% per i disoccupati) dal 21° giorno;
  • 32% (21,33% per i disoccupati) per tutti i giorni indennizzati. 

Qual è la retribuzione da prendere a riferimento?

Abbiamo appena visto che, per calcolare l’indennità di malattia, si prende a riferimento la retribuzione media globale. Le regole per il computo della retribuzione globale da prendere come parametro dell’indennità sono differenti a seconda della qualifica del lavoratore:

  • per gli impiegati e i quadri la retribuzione media globale giornaliera è pari ad un trentesimo della retribuzione percepita dal lavoratore nel mese precedente quello d’inizio della malattia, maggiorata dei ratei delle mensilità aggiuntive e delle altre voci a carattere ricorrente non comprese nella retribuzione corrente mensile (ad esempio, i premi);
  • per gli operai la retribuzione media globale giornaliera risulta dalla somma della retribuzione percepita nel mese precedente, diviso il numero delle giornate lavorate o comunque retribuite comprese nel mese, cui si aggiunge un importo pari ad un venticinquesimo del rateo delle mensilità aggiuntive.

La retribuzione da considerare per il calcolo dell’indennità di malattia è quella spettante al lavoratore nel periodo di paga mensile scaduto e immediatamente precedente l’inizio della malattia.

Quanto dura l’indennità di malattia?

Per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato, l’indennità giornaliera di malattia dovuta dall’Inps spetta dopo il periodo di carenza, ossia dal 4° giorno di assenza per malattia (computato dalla data di inizio della malattia dichiarata dal lavoratore e riportata sull’attestazione medica) e fino ad un massimo di 180 giorni in un anno solare.

Il periodo di 180 giorni si computa sommando tutte le giornate di malattia dell’anno solare, comprese quelle per le quali l’indennità non è stata corrisposta (giorni di carenza, giorni festivi, ecc.).

Sono esclusi dal calcolo i periodi di astensione dal lavoro per congedo di maternità, paternità e congedo parentale, i periodi di assenza causata da infortunio sul lavoro e malattia professionale, i periodi di malattia causata da fatto di terzi per i quali l’Inps abbia esperito positivamente l’azione di surrogazione.

Invece per i lavoratori con contratto a tempo determinato, l’indennità è dovuta per un periodo non superiore a quello dell’attività lavorativa svolta nei 12 mesi immediatamente precedenti l’evento morboso, fermo restando il limite massimo di 180 giorni nell’anno solare. Se il lavoratore a termine nei 12 mesi immediatamente precedenti non può far valere periodi lavorativi superiori a 30 giorni, il trattamento economico di malattia è concesso per un periodo massimo di 30 giorni nell’anno solare.

Perdita dell’indennità di malattia

Il lavoratore perde l’indennità di malattia nei seguenti casi:

  • mancanza di idonea certificazione; l’indennità non spetta per le giornate non comprovate dalla documentazione;
  • inesatta o incompleta indicazione dell’indirizzo sul certificato tale da non consentire l’effettuazione della visita di controllo, a meno che l’indirizzo sia rilevabile altrove;
  • assenza ingiustificata alle visite di controllo.

Sospensione dell’indennità di malattia

Il trattamento economico è sospeso al verificarsi dei seguenti eventi:

  • svolgimento di attività retribuite durante la malattia;
  • stato di detenzione;
  • trasgressione al divieto del medico di uscire dall’abitazione (salvo l’ipotesi di giustificato motivo);
  • trasferimento all’estero nonostante il parere negativo espresso dall’Inps.


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