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Anche per la cartella di Equitalia errata la mediazione è obbligatoria

1 Luglio 2014
Anche per la cartella di Equitalia errata la mediazione è obbligatoria

Il reclamo all’Agenzia è necessario quando si contestano vizi di merito.

Anche le cartelle esattoriali emesse da Equitalia possono passare per la procedura della mediazione. Il reclamo-mediazione in ambito tributario è una procedura obbligatoria, prima di iniziare una causa, per le controversie dal valore inferiore ai 20.000 euro derivanti:

– sia da atti emessi direttamente dall’Agenzia delle Entrate

– che, in alcuni casi, da provvedimenti emessi dall’Agente per la Riscossione (Equitalia).

Gli atti da impugnare

Più nello specifico, devono essere impugnati mediante reclamo, se di valore non superiore a 20mila euro e notificati dopo aprile 2012:

– gli avvisi di accertamento;

– gli avvisi di liquidazione;

– gli atti di irrogazione sanzioni;

– i rifiuti, sia taciti che espressi, di rimborsi di tributi, di sanzioni e interessi;

– il rigetto delle richieste di agevolazione o la revoca dell’agevolazione stessa;

Vanno inoltre impugnate mediante reclamo le iscrizioni a ruolo che abbiano un valore non superiore a 20mila euro e, dunque, anche le cartelle di pagamento emesse da Equitalia a seguito dell’invio degli avvisi bonari da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Tuttavia, per la cartella di pagamento il cui valore della lite non supera i 20mila euro, occorre distinguere:

1. se si impugna la cartella per vizi propri (quindi contro l’agente della riscossione) si procede direttamente al ricorso davanti al giudice, cioè la commissione tributaria provinciale;

2. se si impugna per vizi di merito (quindi contro l’agenzia delle Entrate) prima del ricorso bisogna percorrere la strada del reclamo.

Ove, invece, il contribuente volesse impugnare la cartella di pagamento di valore della lite non superiore ai 20mula euro sia per vizi propri sia per vizi di merito il ricorso va notificato a entrambi gli uffici.

Nel dettaglio, occorre impugnare la cartella entro 60 giorni dalla sua notifica, presentando reclamo sia all’ufficio delle Entrate che all’agente della riscossione.

Trascorsi poi 90 giorni dalla notifica del reclamo senza avere ottenuto risposta dall’Agenzia delle Entrate, occorrerà, entro 30 giorni, costituirsi in giudizio mediante il deposito di una copia conforme del reclamo presso la Commissione Tributaria Provinciale.

La presentazione del reclamo all’ufficio delle Entrate consente, infatti, di costituirsi in giudizio “in ritardo di 90 giorni rispetto al termine ordinario” anche nei confronti dell’Agente della riscossione. L’ha precisato più volte, a livello centrale, la stessa Agenzia delle Entrate [1].

Il valore della cartella

Il valore della controversia non superiore a 20mila euro deve essere determinato con riferimento a ciascun atto impugnato e all’importo chiesto a titolo di tributo, con esclusione di sanzioni e interessi ed eventuali contributi previdenziali.

Tuttavia, in caso di atto di irrogazione di sanzioni o di impugnazione delle sole sanzioni, il valore della lite è dato dalla somma di queste ultime.

Così, in caso di avvisi di accertamento in cui l’agenzia delle Entrate contesti violazioni rilevanti ai fini di più tributi (quali, ad esempio, Irpef e addizionali regionali e comunali, Irap e Iva), il valore della lite è dato dalla somma dei vari tributi richiesti, al netto delle sanzioni e degli interessi.

Allo stesso modo, laddove con un unico atto di accertamento l’ufficio dovesse contestare uno stesso tributo, ma con riferimento a diverse annualità, il valore della lite sarebbe costituito dalla somma della stessa imposta contestata per tutti gli anni accertati.

Atti non reclamabili

Il reclamo non si applica ad atti e provvedimenti il cui valore delle maggiori imposte sia indeterminabile. La controversia, dunque, deve avere un valore determinato.

Pertanto non sono atti reclamabili (e, dunque, possono essere impugnati solo mediante ricorso) gli avvisi di accertamento catastale, con cui gli Uffici provinciali del Territorio provvedono a determinare un nuovo classamento e una nuova rendita catastale di un immobile, senza però determinare le maggiori imposte dovute. Un altro esempio di atto non reclamabile, infine, è dato dal provvedimento di revoca della partita Iva.


note

[1] Ag. Entrate circolari n. 10/E del 2014, n. 1/E del 2014 e n. 9/E del 2012.

Autore immagine: 123rf com


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