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Rumore da un locale notturno: quando è reato?

12 Novembre 2021 | Autore:
Rumore da un locale notturno: quando è reato?

Chiasso, musica alta e schiamazzi da bar, pub e altri esercizi: quando scatta il disturbo alla quiete pubblica e al riposo delle persone?

Le immissioni sonore che provengono da discoteche, piano bar o altri locali notturni possono diventare insopportabili per chi abita nelle vicinanze. Lo sa bene chi vive nei quartieri della “movida”, dove dalla tarda sera e fino al mattino del giorno dopo si sente un continuo baccano: musica alta, chiasso e schiamazzi che penetrano in casa e impediscono di dormire. I residenti sono esasperati, soprattutto se per motivi di lavoro sono costretti ad alzarsi presto o se hanno bambini. Ma quando il rumore da un locale notturno è reato?

In questo articolo ti spiegheremo quando si configura il reato di disturbo alla quiete pubblica e cosa puoi fare se subisci rumori e schiamazzi notturni provenienti da un esercizio che si trova nei paraggi della tua abitazione. Se sei solo tu a percepire il rumore fastidioso è molto arduo dimostrare il reato e dovrai seguire la strada dei rimedi civili; quando invece le persone molestate sono parecchie, come i residenti dell’intero condominio e degli edifici circostanti, il rumore da un locale notturno è reato.

Quando i rumori diventano reato

Le immissioni sonore diventano reato quando superano la soglia della normale tollerabilità per una pluralità di persone. La legge non fissa un numero preciso di decibel (l’unità di misura della potenza delle onde sonore) da non oltrepassare, anche se la giurisprudenza ritiene illecito un rumore che, nelle ore notturne, supera di 3 decibel quello di fondo. L’intensità del rumore va valutata in concreto anche in relazione al luogo in cui si propaga e alla frequenza di ripetizione.

Il discrimine tra il reato e l’illecito civile sta nella quantità di soggetti disturbati. L’art. 659 del Codice penale punisce, con la pena alternativa dell’arresto fino a tre mesi o dell’ammenda fino a 309 euro, «chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici».

Disturbo alla quiete pubblica: quando si configura?

È il reato comunemente noto come «disturbo della quiete pubblica», anche se la norma, più propriamente, lo intitola: «Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone». In ogni caso, il bene giuridico protetto è la tranquillità di una pluralità indeterminata di persone, non quella di un singolo.

Ad esempio, se la musica a volume eccessivo o gli schiamazzi continui provenienti da un locale penetrano soltanto nell’abitazione del vicino, o di chi vive al piano di sopra, il reato non sussiste e l’interessato potrà reagire a questo fastidio soltanto con l’azione civile, chiedendo al giudice la cessazione dei rumori e l’eventuale risarcimento dei danni; invece, se i rumori vengono percepiti dall’intero condominio, e magari anche dai palazzi circostanti, il reato sussiste sicuramente.

La condotta vietata consiste nel disturbare la tranquillità pubblica e privata con rumori o schiamazzi, cioè grida scomposte provenienti da un gruppo di persone; ma l’illecito viene commesso anche da chi tiene la musica a volume troppo alto nelle ore serali e notturne. La norma incriminatrice prevede, al comma 2 dell’art. 659 del Codice penale, anche un reato autonomo, che consiste nel disturbare il riposo e le occupazioni altrui violando le disposizioni di legge e le prescrizioni dell’autorità imposte a chi esercita un «mestiere rumoroso», come può essere quello svolto dai pubblici esercizi di intrattenimento (piano bar, night club, discoteche, ecc.)

Il limite di tollerabilità dei rumori

Non ogni rumore è vietato, ma soltanto quello che, per la sua intensità e attitudine a propagarsi, può oggettivamente disturbare una pluralità di persone, come quella di coloro che risiedono nel luogo in cui si trova il locale notturno che provoca le immissioni sonore. Per questo motivo l’attitudine del rumore a ledere la quiete deve essere valutata con riferimento alla sensibilità media di coloro che vivono nell’ambiente dove esso viene percepito, e non a quella di un singolo individuo, che potrebbe essere maggiore o minore.

La giurisprudenza richiede che il rumore prodotto da un’attività, per essere considerato illecito, deve superare la soglia di normale tollerabilità, cioè deve avere un’intensità tale da oltrepassare la sopportabilità media delle persone che vivono nei luoghi circostanti. Per questo motivo è opportuno disporre di dati oggettivi. Si può procedere a una misurazione della frequenza e della potenza delle vibrazioni sonore emesse dal locale, con l’ausilio di un tecnico specializzato che quantificherà, con un’apposita strumentazione, i decibel propagati nella strada e all’interno delle abitazioni interessate dal rumore proveniente dall’esercizio, soprattutto nelle ore serali e notturne. Tuttavia, come vedrai ora, la misurazione non è sempre necessaria per dimostrare la sussistenza del reato, che può essere validamente provato anche mediante testimoni.

Cosa fare in caso di schiamazzi notturni?

Il reato di disturbo alla quiete pubblica è perseguibile d’ufficio, perciò non è necessaria la querela ma è sufficiente una denuncia alle autorità competenti. Chi subisce gli schiamazzi notturni può chiedere l’intervento sul posto della polizia o dei carabinieri, che stimeranno la portata dei rumori molesti e redigeranno un verbale che, insieme alla testimonianza resa dagli agenti, avrà valore di prova nel processo penale instaurato a carico del trasgressore.

Tieni presente che i locali di intrattenimento musicale devono chiedere un permesso al Comune per poter svolgere l’attività nelle ore notturne, rispettando le prescrizioni stabilite nei regolamenti comunali, altrimenti subiscono sanzioni amministrative che possono arrivare al sequestro e alla chiusura dell’esercizio. Per ulteriori informazioni leggi “Come fare una denuncia per disturbo quiete pubblica“.

Rumore che disturba il riposo: come si dimostra?

Una recente sentenza della Corte di Cassazione [1], nel confermare la condanna emessa a carico del titolare di un bar che disturbava il riposo dei residenti nei fabbricati limitrofi, ha ritenuto provato il reato attraverso le testimonianze rese dagli interessati, che avevano riferito di come la musica notturna «andava ad altissimo volume» e ben oltre la mezzanotte.

La Suprema Corte ha rilevato che, nell’accertare l’idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio a un numero indeterminato di persone, «il giudice non è tenuto a basarsi esclusivamente sull’espletamento di specifiche indagini tecniche», cioè sulla misurazione del rumore effettuata da organi qualificati, ma può desumerla da altre circostanze, come le deposizioni testimoniali dei residenti che hanno subito il rumore intollerabile. La sentenza, inoltre, ha negato all’imputato il riconoscimento della non punibilità «per particolare tenuità del fatto», prevista dall’art. 131 bis del Codice penale, in quanto la pena era stata determinata in misura superiore al minimo edittale, in modo da ritenere «implicitamente esclusa» la scriminante.

Rumori molesti: approfondimenti

Per approfondire il tema dei rumori molesti che penetrano nelle abitazioni e per sapere come puoi tutelarti, leggi anche questi articoli:


note

[1] Cass. sent. n. 40564 del 10.11.2021.


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