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L’estratto di ruolo prova il credito fiscale?

12 Novembre 2021 | Autore:
L’estratto di ruolo prova il credito fiscale?

Quando il documento elaborato dall’Agente di riscossione dimostra l’esistenza della pretesa tributaria e la notifica dell’accertamento o della cartella? 

Molti contribuenti si domandano se l’estratto di ruolo prova il credito fiscale vantato dall’Agenzia Entrate Riscossione nei loro confronti o se, invece, occorre un vero e proprio atto impositivo notificato al contribuente, come l’avviso di accertamento o la cartella esattoriale. Talvolta, ci si accorge dell’invio di questi atti proprio consultando l’estratto di ruolo ottenuto allo sportello del concessionario e allora bisogna sapere cosa fare.

La questione ha una notevole importanza pratica, perché nel primo caso, ossia riconoscendo all’estratto di ruolo il valore di prova del credito fiscale, l’Amministrazione è legittimata ad adottare alcuni atti pregiudizievoli nei confronti del contribuente, come un’iscrizione ipotecaria, o, peggio ancora, il pignoramento dei beni del debitore (che può avvenire anche a sorpresa e a sua insaputa, come quando colpisce lo stipendio o la pensione accreditati in banca).

Talvolta, l’estratto di ruolo serve anche per ottenere l’insinuazione nel passivo di un fallimento, in modo da far conseguire all’Agente di riscossione la percentuale dovuta. Una nuova sentenza della Corte di Cassazione [1] ha esteso l’efficacia dell’estratto di ruolo come prova del credito fiscale ed ha stabilito che il documento elaborato dal concessionario è sufficiente per l’ammissione al passivo, senza necessità di produrre anche gli atti che dimostrano l’esistenza della pretesa, come gli avvisi di accertamento o di addebito inviati al contribuente poi fallito.

Estratto di ruolo: cos’è e a cosa serve?

Il ruolo è il titolo esecutivo che, una volta emesso, legittima l’Agente della riscossione a procedere all’espropriazione forzata sui beni del debitore, nel caso in cui egli non adempia spontaneamente al pagamento del debito tributario. L’estratto di ruolo, secondo la Corte di Cassazione [2], non è altro che «la fedele riproduzione della parte di ruolo che si riferisce a pretese creditorie che si fanno valere nei confronti del contribuente e ne contiene tutti gli elementi essenziali».

Attraverso la consultazione dell’estratto di ruolo il contribuente può conoscere in qualsiasi momento la propria situazione debitoria aggiornata, con l’indicazione dei tributi e contributi accertati a suo carico e delle rispettive date ed importi. È fondamentale conoscere questi dati, perché la legge [3] stabilisce che il ruolo costituisce titolo esecutivo, in forza del quale «per la riscossione delle somme non pagate il concessionario procede ad espropriazione forzata» – dunque può effettuare i pignoramenti – ed inoltre può «promuovere azioni cautelari e conservative, nonché ogni altra azione prevista dalle norme ordinarie a tutela del creditore».

Estratto di ruolo: valore probatorio

La Corte di Cassazione afferma, da tempo e costantemente [4], che l’estratto di ruolo «costituisce prova idonea dell’entità e della natura del credito» fiscale vantato dall’Amministrazione finanziaria.

L’estratto di ruolo, autenticato dal concessionario della riscossione, vale come prova della pretesa impositiva azionata anche quando all’intimazione di pagamento notificata al contribuente non è stata allegata la cartella, quindi ha un’efficacia molto forte: al riguardo bisogna ricordare che la cartella esattoriale contiene sempre i dati dell’iscrizione a ruolo, del quale riproduce gli elementi essenziali.

Il concessionario, quando riceve dall’Ente creditore l’assegnazione del tributo da riscuotere in base all’iscrizione a ruolo operata, diventa depositario del ruolo e può autenticarne validamente le copie, e le produce nel processo tributario instaurato con ricorso dal contribuente che si oppone alla riscossione, per dimostrare l’esistenza del suo credito.

Quando l’estratto di ruolo fa prova nella causa tributaria

Mentre il ruolo, come abbiamo visto, è un atto amministrativo con valore di titolo esecutivo, l’estratto di ruolo è soltanto la sua riproduzione, che avviene, a seconda dei casi, o mediante stampa, riportata sulla cartella esattoriale cartacea o digitale, o come documento informatico, estrapolato dagli archivi dell’Agenzia Entrate di Riscossione su richiesta del contribuente. Questo ha un’implicazione pratica molto importante: l’estratto di ruolo non fa prova dell’effettivo ricevimento, da parte del contribuente, della cartella in cui è inserito, cioè la sua efficacia probatoria non si estende alla notifica dell’atto.

Senza questo principio l’Agente della riscossione potrebbe vincere facilmente tutte le cause tributarie, semplicemente depositando in giudizio l’estratto di ruolo – che contiene la rappresentazione sintetica, ma fedele, delle cartelle notificate – e in tal modo riuscirebbe a dimostrare l’esistenza del proprio credito fiscale, grazie al valore di prova di cui questo documento è dotato. Ma a questo punto il contribuente, per paralizzare l’efficacia probatoria dell’estratto di ruolo, può affermare di non aver mai ricevuto la notifica delle cartelle che in esso sono riportate. In questo caso, il Fisco dovrà produrre la prova della loro avvenuta notifica, esibendo in giudizio le relazioni del messo comunale o dell’Agenzia di riscossione o gli avvisi di ricevimento delle raccomandate. Se l’Amministrazione non adempie questo onere, il suo credito non sarà dimostrato. Per ulteriori informazioni in proposito leggi anche “Ricorso contro l’estratto di ruolo” e “Cartella non ricevuta: si può impugnare l’estratto di ruolo?“.

Efficacia del ruolo nell’iscrizione ipotecaria

Per quanto riguarda l’iscrizione ipotecaria, invece, l’efficacia probatoria del ruolo è limitata, in quanto essa non costituisce atto di espropriazione forzata [5]. Perciò, se da un lato l’iscrizione di ipoteca sugli immobili del contribuente può essere eseguita anche senza la previa notifica dell’intimazione di pagamento [6], dall’altro lato, per garantire il diritto di difesa del contribuente, deve essere preceduta da un preavviso di iscrizione ipotecaria, inviato al contribuente almeno 30 giorni prima, in modo da consentirgli di effettuare il pagamento (e così di evitare l’ipoteca) o di presentare osservazioni; l’iscrizione compiuta senza questo preavviso è ritenuta radicalmente nulla dalla giurisprudenza [7].

Estratto ruolo come prova del credito nelle procedure fallimentari

Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite [1], risolvendo un contrasto insorto nella giurisprudenza, ha affermato che la produzione in giudizio dell’estratto di ruolo di cui è munito l’Agente della riscossione è sufficiente per insinuarsi nel passivo fallimentare per i crediti, tributari o previdenziali, azionati dal Fisco. Non occorre, quindi, produrre a sostegno della domanda di ammissione anche l’avviso di accertamento o l’avviso di addebito (che sono entrambi atti dotati di valore esecutivo e, dal 2010 in poi, hanno sostituito la cartella di pagamento, che non è più necessaria per i tributi erariali e i contributi previdenziali) [8].

La Suprema Corte rileva che la notifica di tali avvisi al curatore fallimentare avrebbe lo scopo di informarlo della pretesa erariale, o previdenziale, ma questa funzione è svolta dal deposito della domanda di ammissione al passivo, formulata dall’Agenzia Entrate Riscossione, la quale può validamente allegare solo l’estratto di ruolo che menziona tali atti e non anche i documenti integrali. E questa facoltà riconosciuta all’Amministrazione fiscale, secondo gli Ermellini, non viola neppure il principio di parità di trattamento dei creditori [9], che vieta le azioni esecutive individuali dal momento di pronuncia della dichiarazione di fallimento. Ovviamente, in caso di contestazioni, il concessionario dovrà integrare la documentazione, producendo nel giudizio fallimentare le notifiche degli avvisi di accertamento o di addebito, in modo analogo a quanto avviene nel processo tributario.


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 33408 del 11.11.2021.

[2] Cass. sent. n. 12883 del 26.06.2020.

[3] Art. 49 D.P.R. n. 602/1973.

[4] Cass. sent. n. 11794/2016 e n. 11028/2018.

[5] Art. 77 D.P.R. n. 602/1973.

[6] Art. 50, co. 2, D.P.R. n. 602/1973.

[7] Cass. sent. n. 23875/2015 e Cass. S.U. n. 19667/2014.

[8] Artt. 29 e 30 D.L. n. 78/2010 conv. In L. n. 122/2010.

[9] Art. 51 R.D. n. 267/1942.


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