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Rigetto richieste istruttorie e reiterazione in appello

12 Novembre 2021
Rigetto richieste istruttorie e reiterazione in appello

La richiesta di prove formulata in primo grado può essere ripresentata in appello anche senza indicazione nella precisazione delle conclusioni.

Parziale marcia indietro della Cassazione in materia di reiterazione in appello delle richieste istruttorie rigettate in primo grado. La tesi tradizionale ha sempre ritenuto che intanto il giudice di secondo grado può valutare di ammettere tali prove solo in quanto la richiesta stessa sia stata reiterata in sede di precisazione delle conclusioni del precedente giudizio. Oggi, invece, la Suprema Corte [1] ha ammesso delle eccezioni. 

Cerchiamo di approfondire il discorso e di vedere come opera il caso di rigetto delle richieste istruttorie e la reiterazione in appello.

Divieto di prove nuove in appello

Partiamo dalla regola secondo cui, in appello, non si possono richiedere prove che non siano già state richieste o presentate in primo grado. Diversamente, sulla valutazione delle stesse si formerebbe un solo grado, senza possibilità di successiva revisione (posto che la Cassazione non è un giudice di merito ma di legittimità).

Eccezionalmente, le nuove prove in appello sono ammissibili. Ciò succede in due casi: 

  • in generale, in presenza di una «causa non imputabile» alla parte, ovvero dal caso fortuito o dalla forza maggiore;
  • nel rito del lavoro, quando abbiano una speciale efficacia dimostrativa e siano ritenute dal giudice indispensabili ai fini della decisione della causa.

Reiterazione richieste istruttorie in appello e udienza di precisazione delle conclusioni

Secondo la tesi tradizionale della giurisprudenza, la parte che si sia vista rigettare dal giudice le proprie richieste istruttorie ha l’onere di reiterarle, in modo specifico, quando precisa le conclusioni. Lo deve fare senza limitarsi al richiamo generico dei precedenti atti difensivi, poiché, diversamente, le stesse devono ritenersi abbandonate e non potranno essere riproposte in sede di impugnazione. 

Secondo la Cassazione [2], l’onere di reiterazione specifica delle istanze istruttorie non è assolto attraverso il richiamo generico al contenuto dei precedenti atti difensivi, atteso che la precisazione delle conclusioni deve avvenire in modo specifico.

La nuova interpretazione della Cassazione 

La Cassazione non abbandona oggi la propria posizione tradizionale, ma sembra aprire uno spiraglio ad una maggiore apertura. È vero: la parte che si sia vista rigettare dal giudice le proprie richieste istruttorie ha l’onere di reiterarle, in modo specifico, quando precisa le conclusioni, tuttavia resta salva la possibilità per il giudice di ammettere le prove qualora, dalla valutazione complessiva della condotta processuale della parte o della connessione della richiesta non riproposta con le conclusioni rassegnate e con la linea difensiva adottata nel processo, emerga una volontà inequivoca di insistere sulla richiesta, attraverso l’esame degli scritti difensivi.

Più precisamente:

  • se in sede di precisazione delle conclusioni non vengono precisate le domande dette non possono ritenersi rinunciate ma valgono quelle formulate nell’atto introduttivo o nella memoria 183, VI comma, n. 1, codice di rito;
  • per considerare una domanda abbandonata non è sufficiente che detta non venga riproposta in sede di precisazione delle conclusioni ma è necessario valutare complessivamente gli atti e la condotta processuale della parte;
  • se il procuratore della parte non si presenta all’udienza di precisazione delle conclusioni vale la presunzione che la parte abbia voluto tenere ferme le conclusioni già formulate in precedenza.

In altre parole, non è possibile presumere in automatico la rinuncia e/o l’abbandono delle domande solo perché non riproposte nel verbale di udienza di precisazione delle conclusioni ma bisogna prima ricostruire l’effettiva volontà della parte. Ne consegue che tali principi debbano essere applicati anche alle istanze istruttorie che non possono ritenersi abbandonate solamente perché non riproposte in sede di precisazione delle conclusioni ma è necessario un approfondimento sul contegno processuale della parte.  


note

[1] Cass. civ., sez. II, sent., 10 novembre 2021, n. 33103

[2] Cass. sent. n. 5741/2019; C. App. Firenze sent. n. 547/2020.


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