Diritto e Fisco | Articoli

Limiti pignoramento conto corrente Naspi

27 Novembre 2021
Limiti pignoramento conto corrente Naspi

Pignoramento del mio conto corrente dove viene accreditata la mia pensione e pignoramento del conto di mia moglie dove viene accreditata solo la Naspi. Possono bloccare l’intero importo fino all’udienza? Non dovrebbero lasciare un minimo per vivere?

Premesso che, per poter rispondere correttamente al quesito del lettore, sarebbe necessario conoscere la tipologia di debito in relazione al quale è stato effettuato il pignoramento, si precisa quanto segue.

Le somme percepite a titolo di pensione così come la Naspi possono essere pignorate purché sia rispettato il cosiddetto minimo vitale; si tratta, in particolare, del minimo necessario per condurre un’esistenza dignitosa e corrisponde alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. Per l’anno 2021, l’assegno sociale è pari a 460,28 euro; di conseguenza, il minimo vitale della pensione è pari a 690,42 euro. I creditori possono, dunque, pignorare la pensione o la Naspi solo nella parte eventualmente eccedente i 690,42 euro e sempre nei limiti di 1/5. Per esempio, se la pensione è di euro 1.000,00, i creditori possono pignorare 1/5 di euro 309,58.

L’individuazione degli importi pignorabili diventa più complessa quando, come nel caso di specie, la pensione e l’indennità di disoccupazione confluiscono direttamente sul conto corrente, posto che, in tal caso, vanno a confondersi con altre somme già presenti sul conto e aventi altra fonte. A tal proposito, il legislatore ha stabilito, all’art. 545, c. 8, cod. proc. civ., che le somme percepite a titolo di pensione o altra indennità, nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore, possono essere pignorate, per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale, quando l’accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento; quando l’accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, le predette somme possono essere pignorate nei limiti di un quinto.

Dunque, occorre tenere distinte le somme accreditate prima della notifica del pignoramento da quelle successive. Per le prime è prevista la pignorabilità solo della parte che supera il triplo dell’assegno sociale (per il 2021, 1.380,84); per le seconde, è prevista la pignorabilità dell’intera somma nei limiti di 1/5.

Affinché il giudice, all’udienza fissata nel pignoramento, assegni correttamente le somme pignorate nel rispetto dei limiti sopra esposti, è necessario e opportuno costituirsi in giudizio (obbligatoriamente con l’assistenza di un difensore) e provare che le somme confluite sul conto postale sono percepite a titolo di pensione e Naspi. Diversamente, infatti, tale dato potrebbe non emergere.

Purtroppo, fino alla data di udienza, il conto corrente postale resta “bloccato” per legge e la banca o la posta non possono far compiere operazioni, in attesa dell’ordinanza di assegnazione emessa dal giudice, il quale stabilirà quale è effettivamente l’importo pignorabile.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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