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Rsa malato di Alzheimer: chi paga la retta?

27 Novembre 2021
Rsa malato di Alzheimer: chi paga la retta?

Vorrei sapere da chi deve essere pagata la retta rsa per malati di Alzheimer . Vanno a carico del Ssn gli interi costi delle prestazioni socio-assistenziali per i malati di Alzheimer?

Quanto riportato dal lettore è corretto con riferimento alla ripartizione della retta Rsa in quota sanitaria (a carico del Ssn) e quota alberghiera (a carico del paziente). Con riguardo alla totale esenzione per i malati di Alzheimer, disabili non autosufficienti, occorre, invece, operare alcune precisazioni.

Il diritto alle cure sanitarie delle persone colpite da patologie invalidanti e, pertanto, non autosufficienti è garantito dalla legge. In particolare, i Dpcm 14.2.2001 e il Dpcm 29.11.2001 stabiliscono che il 50% del costo della retta sia posto a carico del Ssn mediante erogazione di un contributo regionale, mentre la parte restante (a titolo di quota sociale) sia a carico del Comune, “fatta salva la compartecipazione dell’utente prevista dalla normativa regionale e comunale“.

Nei casi di ricovero presso Rsa o strutture analoghe, il Ssn è tenuto a versare la quota sanitaria, che non può essere inferiore al 50% della retta totale; il soggetto non autosufficiente, superiore ai sessantacinque anni ovvero con handicap grave, deve contribuire, sulla base delle sue “personali” condizioni economiche.

In sostanza, dunque, la regola generale è quella secondo cui il 50% della retta è a carico del Ssn, mentre il restante 50% è a carico del paziente in compartecipazione con il Comune di residenza. I Comuni sono, infatti, tenuti a contribuire alla retta RSA qualora l’anziano non autosufficiente abbia un reddito al di sotto di una determinata soglia (determinata con regolamento comunale) accertabile mediante Isee socio sanitario residenziale.

La giurisprudenza maggioritaria, “non ritiene che tutte le prestazioni erogate dalle RSA nei confronti dei degenti affetti da malattie degenerative quali il morbo di Alzheimer debbano essere a totale carico del SSN” (in tal senso cfr. Corte Appello Milano sent. n.1041/2019, Corte Appello Milano 4079/2018, Tribunale Milano sez. lavoro n. 1003/2016); ciò in quanto, il ricovero presso le residenze sanitarie assistenziali non sia assimilabile al ricovero ospedaliero, trattandosi di strutture che, in base al DPR 14 gennaio 1997, offrono ai degenti non autosufficienti un livello medio di assistenza medica, infermieristica e riabilitativa, accompagnata da un livello alto di assistenza tutelare ed alberghiera. Inoltre, le prestazioni erogate dalle Rsa non possono essere qualificate come prestazioni a carattere prevalentemente sanitario, avendo al contrario natura prevalentemente assistenziale.

Ne consegue che la retta Rsa non può dirsi a totale carico del Ssn a meno che il paziente non riesca a dimostrare di aver ricevuto prestazioni a carattere prevalentemente sanitario e di particolare rilevanza terapeutica (quasi come se fosse ricoverato in struttura ospedaliera).

In sintesi, dunque, la retta Rsa deve essere pagata al 50% dal Ssn e al restante 50% dal paziente e dal Comune (in base all’Isee).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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