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Contratto di acquisto: quali tutele?

12 Novembre 2021
Contratto di acquisto: quali tutele?

Le tutele per chi compra qualcosa sia in negozio che su internet: tutti i rimedi previsti dal codice civile in caso di insoddisfazione, guasti, diversità dell’oggetto.

Non poche volte ci si chiede quali tutele esistono per un contratto di acquisto.

Generalmente, chi compra un oggetto vorrebbe tutelarsi in anticipo dal rischio di fregature. Tuttavia la legge, non potendo prevedere le intenzioni del venditore, predispone, in favore dell’acquirente, una serie di rimedi che entrano in gioco solo dopo la stipula del contratto (sia esso scritto o verbale) e quando ormai l’inadempimento si è consumato.

Si tratta quindi di una tutela “a posteriori” e non preventiva che, il più delle volte, frustra le ragioni del consumatore. Ciò perché non sempre la controparte è solvibile e anche laddove si riesca a ottenere una sentenza che condanni l’avversario alla restituzione del prezzo o al risarcimento, non è detto che sia possibile raggiungere il risultato.

Detto ciò, vediamo come tutelarsi nel caso si sia concluso un contratto di acquisto e quali azioni il codice civile prevede in favore dell’acquirente.

Il diritto di recesso

Nei soli casi di contratti conclusi su Internet, per telefono o tramite posta – ossia nel caso di contratti stipulati fuori dai negozi o dagli stand fieristici – è possibile esercitare il diritto di recesso: senza dover fornire una motivazione, il consumatore può cioè restituire l’oggetto acquistato entro 14 giorni comunicando al venditore, con raccomanda a.r., la propria volontà di recedere e di ottenere la restituzione dei soldi già spesi.

La merce andrà rispedita al mittente a spese dell’acquirente e il venditore dovrà rimborsare immediatamente il prezzo già versato.

Il diritto di recesso non opera se l’acquirente stipula il contratto per soddisfare interessi collegati all’attività lavorativa (imprenditoriale o professionale) e non già bisogni di natura personale o familiare. Difatti, il diritto di recesso è previsto solo in favore dei consumatori e non dei professionisti.

Inoltre, il diritto di recesso non opera nelle vendite tra privati, come spesso succede su Internet, ma solo nei confronti di aziende e professionisti che svolgono tale attività di mestiere.

La garanzia per vizi della cosa

La seconda garanzia per l’acquirente scatta nell’ipotesi in cui il prodotto sia difettoso, presenti cioè un problema di fabbricazione. La garanzia copre tutti i difetti che si verificano nei 2 anni successivi alla vendita. Se però l’acquirente interviene non in veste di consumatore ma di professionista, la garanzia è solo di 1 anno.

Per esercitare la garanzia è necessario comunicare il difetto al venditore per iscritto entro 60 giorni (i giorni sono solo 8 nel caso di acquisto in veste di professionista e non di consumatore).

Nei primi 6 mesi dall’acquisto non spetta all’acquirente dimostrare che il vizio della merce era preesistente alla consegna della stessa. Sicché, il venditore non potrà limitarsi a dire che il difetto è dovuto al cattivo uso ma dovrà anche dimostrarlo. Dopo 6 mesi, invece, le sorti si rovesciano: sarà allora l’acquirente a dover fornire la prova della preesistenza del vizio rispetto alla data di acquisto.

Esercitando la garanzia per vizi della cosa l’acquirente può optare, in prima battuta, o per la sostituzione dell’oggetto con uno identico oppure per la sua riparazione in tempi congrui. Se queste due opzioni sono impossibili o antieconomiche, l’acquirente può optare per la risoluzione del contratto (restituzione dell’oggetto dietro rimborso della somma) oppure per la riduzione del prezzo in base al residuo valore dell’oggetto.

Le azioni poste a tutela del compratore nel caso di vizi della cosa venduta (azioni di risoluzione, di riduzione del prezzo e risarcitoria) sono soggette a un termine di prescrizione di 1 anno, termine che decorre dalla conclusione del contratto, nel caso in cui il compratore abbia la disponibilità dell’oggetto, ovvero dalla consegna.

Il concetto di vizio di produzione

Il venditore deve garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all’uso cui è destinata (inidoneità assoluta) o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore (inidoneità relativa).

In particolare, la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che per vizio si intende il difetto inerente al processo di produzione, fabbricazione o conservazione della cosa, cioè l’imperfezione materiale o strutturale che incida sull’utilizzabilità o sul valore del bene.

Ricorre l’inidoneità assoluta quando il vizio sia tale da impedire l’utilizzazione ordinaria della merce. Si ha inidoneità relativa, invece, quando sussiste una perdita di valore del bene superiore al limite di normale tollerabilità: il superamento di tale limite andrebbe valutato, caso per caso.

La garanzia per mancanza di qualità promesse o essenziali

La vendita di cosa viziata (e quindi l’esercizio del diritto alla garanzia) va tenuta distinta dalla vendita di cosa priva delle qualità promesse. La prima attiene a difetti strutturali inerenti al processo di produzione, fabbricazione o conservazione della merce; la seconda attiene alla natura stessa della merce, alla mancanza cioè di tutti quegli attributi che esprimono la funzionalità, l’utilità o il pregio del bene. Si pensi a un appartamento privo dell’allaccio al gas.

L’azione esperibile per mancanza delle qualità costituisce un’ipotesi di inadempimento del venditore che ha taciuto o nascosto le reali caratteristiche del bene oggetto del contratto.

In questo caso, se si tratta di un inadempimento “essenziale”, tale cioè da rendere inservibile l’oggetto o ridurne notevolmente la qualità, l’acquirente può chiedere la risoluzione del contratto ossia la restituzione integrale del prezzo oltre al risarcimento del danno (da dimostrare).

Vendita di “aliud pro alio”

Se il venditore promette un oggetto e poi ne consegna uno diverso da quello convenuto o questo presenta difetti che impediscono all’oggetto stesso di assolvere alla sua naturale funzione (si pensi a una casa priva del certificato di agibilità), si ha una delle forme più gravi di inadempimento. Anche in questo caso, però, l’acquirente può solo chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni.



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