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Quando non c’è oltraggio a pubblico ufficiale

12 Novembre 2021
Quando non c’è oltraggio a pubblico ufficiale

Il reato scatta solo in presenza di due persone diverse dagli appartenenti al corpo di polizia o dei carabinieri.

Non sempre un insulto a un carabiniere, un poliziotto, un medico, un insegnante o qualsiasi altra autorità fa scattare il reato. L’insulto proferito in faccia alla vittima può integrare l’ingiuria, ma come noto questo comportamento è stato depenalizzato. Dinanzi a un pubblico ufficiale, invece, esiste ancora il reato di oltraggio. Ma affinché questo scatti sono necessari alcuni presupposti.

La Cassazione [1] ha spiegato, in più occasioni, quando non c’è oltraggio a pubblico ufficiale, a evidenza del fatto che tale illecito penale non è più scontato come era un tempo.

Vediamo allora in quali casi non si può essere incriminati pur a fronte di una frase palesemente offensiva.

Il diritto di critica

L’oltraggio a pubblico ufficiale presuppone un’offesa. La critica è invece sempre ammessa. Dire a un vigile «sei di parte, sei corrotto» è certamente un’offesa; invece, dissentire dalla ricostruzione di un sinistro stradale fatta dalla polizia municipale, spiegandone le ragioni e senza che ciò si tramuti in un’invettiva contro la persona è normale esercizio del diritto di critica. In questo secondo caso, non c’è oltraggio a pubblico ufficiale.

L’offesa in luogo privato

L’oltraggio a pubblico ufficiale si può commettere solo in luogo pubblico (ad esempio, una piazza) o aperto al pubblico (ad esempio, un bar, un cinema, un ospedale, la scuola, un supermercato o il relativo parcheggio). Non c’è oltraggio a pubblico ufficiale in un luogo privato, come ad esempio un’abitazione, un ufficio, lo studio di un professionista. Se la Finanza bussa alla porta di un imprenditore e questi protesta animatamente, lasciandosi andare a frasi offensive, non ci può essere oltraggio a pubblico ufficiale; allo stesso modo, non c’è oltraggio se il debitore apre la porta all’ufficiale giudiziario che vuol pignorargli i beni mobili e lo insulta.

L’assenza di persone oltre al pubblico ufficiale

Affinché si concretizzi l’oltraggio a pubblico ufficiale è necessaria la presenza di almeno due persone, oltre al pubblico ufficiale e a colui che agisce. Questo perché il reato è rivolto a tutelare la rispettabilità della divisa rispetto all’immagine che ne ha la collettività. Non è necessario che i soggetti siano presenti all’azione: basta che si trovino nei paraggi e possano ascoltare la frase.

Se gli agenti sono tre e le offese sono rivolte a tutti, sono necessarie comunque altre due persone. Difatti, l’oltraggio al pubblico ufficiale è rivolto a tutelare più che la reputazione del singolo esponente, la reputazione dell’intera Pubblica Amministrazione. Quindi, il delitto di oltraggio a pubblico ufficiale non c’è quando l’espressione offensiva dell’onore sia rivolta alla pluralità di pubblici ufficiali intenti nello svolgimento delle loro mansioni.

Secondo la Cassazione [1], «ai fini dell’integrazione del reato di oltraggio è necessario che l’offesa all’onore e al prestigio del pubblico ufficiale si svolga alla presenza di almeno due persone e a tal fine è indispensabile che la frase oltraggiosa raggiunga persone estranee non soltanto ai pubblici uffici che siano direttamente investiti dalle offese, ma anche alle funzioni in corso di svolgimento atteso che solo in tali condizioni può crearsi il pericolo alla considerazione sociale e all’autorevolezza della pubblica amministrazione».

Le offese senza una ragione legata alle funzioni pubbliche

L’oltraggio a pubblico ufficiale si verifica solo se quest’ultimo è intento al compimento di «un atto di ufficio» e sempre che l’offesa tragga ragione proprio dall’adempimento di tali funzioni pubbliche. Non è sufficiente, dunque, che il pubblico ufficiale si trovi «nell’esercizio delle sue funzioni».

Prendersi gioco di un vigile che fa le multe è oltraggio; offendere un poliziotto che scivola sugli escrementi lasciati da un cane non è oltraggio.


note

[1] Cass. sent. n. 30136/21.


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