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Prove stalking

12 Novembre 2021
Prove stalking

Come dimostrare che si è vittime del reato di atti persecutori: dalle registrazioni fatte col cellulare, alle testimonianze, dalle dichiarazioni della vittima ai certificati medici.

Come dimostrare di aver subito uno stalking? In un processo penale, le prove possono essere di qualsiasi tipo; anche le dichiarazioni della stessa vittima possono essere assunte come testimonianza e divenire un valido elemento di prova (a differenza di quelle dell’imputato).

Tuttavia sarà bene, prima di depositare la querela, raccogliere tutte le prove dello stalking in modo da poter predisporre, nel successivo processo penale, la miglior difesa possibile (anche ai fini della richiesta del risarcimento del danno).

Peraltro, proprio di recente, la Cassazione è intervenuta ampliando il novero delle prove dello stalking anche alle registrazioni video ed audio effettuate tramite smartphone. Ma procediamo con ordine.

Cos’è lo stalking?

Lo stalking (o meglio, il reato di atti persecutori) viene definito un reato «a forma libera»: il Codice penale non descrive cioè la specifica condotta vietata – che pertanto può essere rappresentata da qualsiasi azione – ma gli effetti dalla stessa prodotti.

In particolare, si definisce stalking ogni comportamento reiterato, minaccioso o molesto che possa provocare nella vittima uno di questi tre effetti:

  • un perdurante e grave stato di ansia o di paura;
  • un fondato timore per l’incolumità propria o di un proprio caro;
  • un cambiamento delle proprie abitudini di vita.

Se dunque è vero che, per lo stalking, è necessario che si realizzi uno qualsiasi di questi tre effetti, come si fa a dimostrare? Le prove, che non vanno consegnate già alla polizia, ai carabinieri o alla Procura della Repubblica al momento di presentazione della querela, ma vanno prodotte successivamente in un eventuale giudizio, possono essere di svariato tipo. Eccole qui elencate.

Le dichiarazioni della vittima

Sicuramente le dichiarazioni della vittima, se non smentite o contraddette da altri elementi emersi nel corso del processo, sono la principale fonte di prova dello stalking.

La parte offesa verrà quindi ascoltata nel corso delle indagini e del processo penale. Solo lei, del resto, potrà attestare lo stato di ansia e di timore oppure un’alterazione delle proprie abitudini di vita (ad esempio, il fatto di cambiare strada per tornare la sera a casa).

I certificati medici

Spesso, il turbamento psicologico si tramuta in disturbi comportamentali che possono essere clinicamente accertabili da specialisti del settore. Un certificato medico della struttura sanitaria pubblica o del medico di famiglia potrà contribuire a rafforzare il quadro probatorio, tenendo conto tuttavia che questi dovranno certificare solo quanto appreso dalla vittima, ossia dalle sue dichiarazioni.

Le dichiarazioni dei testimoni

I comportamenti persecutori possono essere posti alla luce del sole, dinanzi ad altri soggetti che, in quanto testimoni di ciò, verranno chiamati a deporre nel corso del processo penale.

Il testimone potrebbe ad esempio dichiarare di aver visto il molestatore presentarsi spesso sotto casa della vittima; o aver ricevuto da quest’ultima la richiesta di essere accompagnata la sera. Amici e parenti possono essere ascoltati, non essendovi alcuna incompatibilità dettata dalla vicinanza alla vittima.

La prova testimoniale si adatta perfettamente per dimostrare il mutamento delle abitudini di vita.

Le documentazioni

Chi, per colpa di uno stalker, ha dovuto cambiare la numerazione telefonica o ha dovuto mutare residenza o vivere qualche giorno in hotel potrebbe portare, come prova, la documentazione che attesti il nuovo contratto telefonico, il cambio di residenza o la fattura dell’albergo.

Registrazioni e videoregistrazioni

La vittima farà bene ad utilizzare il proprio cellulare come mezzo per raccogliere le prove. Secondo la Cassazione, ben è possibile riprendere il molestatore con lo smartphone per poi portare i file video in processo. Allo stesso modo, è possibile registrare le telefonate a sua insaputa o qualsiasi altra discussione. Ad avviso della Cassazione [1], l’uso del video o della registrazione audio non viola le norme sulla privacy e non rientra nella disciplina sulle intercettazioni della polizia giudiziaria.

I file audio e video potranno diventare prova nel processo.

Screenshot

Gli screenshot di sms e chat possono valere come prova senza che vi sia bisogno dell’acquisizione del cellulare agli atti del processo. Allo stesso modo, i messaggi audio possono essere trascritti tramite una documentazione redatta da tecnici specialisti e poi depositata agli atti.

I tabulati telefonici

È possibile chiedere alla propria compagnia telefonica i tabulati telefonici. Sarà meglio che la richiesta venga inoltrata dall’avvocato con copia della querela insieme al mandato difensivo e a copia del tesserino di iscrizione all’Ordine degli avvocati. La richiesta dovrà indicare il lasso di tempo entro cui si chiede di conoscere le chiamate telefoniche in entrata (il massimo temporale è di 3 mesi). Inoltre, bisognerà allegare una dichiarazione di non utilizzo dei dati richiesti per fini illeciti.

Anche il pubblico ministero, nella fase delle indagini, può fare richiesta di ottenere i tabulati telefonici.

Se la numerazione di provenienza è anonima si può chiedere al gestore telefonico di sopprimere l’identificazione anonima delle chiamate in entrata, ai sensi dell’art. 127 del Codice della privacy (D.lgs. n. 196/2003).

Approfondimento

Per ulteriori informazioni leggi: Stalking: come provarlo.


note

[1] Cass. sent. n. 41020/21.


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