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Il fisco deve sapere come spendi i soldi altrimenti scatta l’accertamento

1 Luglio 2014
Il fisco deve sapere come spendi i soldi altrimenti scatta l’accertamento

Obbligatorio giustificare ogni movimentazione in entrata o in uscita dal conto corrente: prelievi e versamenti non devono generare la presunzione di operazioni sospette e, quindi, di ricavi in nero.

 

Hai fatto un grosso prelievo dal conto corrente in banca? Ricordati sempre di conservare le tracce di come hai speso i soldi: l’Agenzia delle Entrate, infatti, anche a distanza di diversi anni, potrebbe chiederti dettagliate spiegazioni, in mancanza delle quali, potrebbe considerare tali disinvestimenti come “sospetti” (ossia ricavi in nero). E allora, se non c’è la dimostrazione che i prelievi sono serviti per far fronte a spese essenziali di vita (una cura medica, una ristrutturazione edilizia, ecc.) o per elargizioni ai familiari privi dei mezzi di sostentamento, allora scatta l’accertamento fiscale.

Più che un consiglio è un avvertimento, cui si perviene leggendo la sentenza di recente emessa dalla Commissione Tributaria Regionale di Potenza. Nel caso in commento, i giudici hanno annullato l’atto impositivo dell’Agenzia delle Entrate, nei confronti di un contribuente che aveva fatto un grosso prelievo dal conto, solo perché questi era riuscito a dimostrare che le somme gli erano servite per pagare il matrimonio del figlio.

Insomma, il contribuente deve essere sempre pronto a fornire convincenti giustificazioni in ordine alla destinazione delle somme prelevate e ai destinatari delle stesse, con riferimento alle vicende personali o che hanno interessato il proprio nucleo familiare (nel caso di specie, il matrimonio della figlia e agli aiuti prestati, nel tempo, a entrambi i figli).

Il problema, ovviamente, per come tocca i prelievi, riguarda anche (e soprattutto) i versamenti. Per gli stessi è sempre necessario dimostrare la loro valenza non reddituale (per esempio, la donazione di un genitore): diversamente, in assenza di prova contraria, il fisco può presumere che si tratti di redditi in nero, non dichiarati al fisco. Insomma, la prova spetta sempre al contribuente secondo queste linee guida: “Prova sui movimenti in conto sempre del contribuente”.


note

[1] CTR Potenza, sent. n. 301/2014.

Autore immagine: 123rf com_


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