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Etilometro: che succede con volume d’aria insufficiente

12 Novembre 2021
Etilometro: che succede con volume d’aria insufficiente

Guida in stato di ebbrezza: bisogna dimostrare un errore strutturale dell’apparecchio.

Cosa succede se l’etilometro mostra la dicitura «volume d’aria insufficiente»? Per spiegarlo dobbiamo fare un piccolo passo indietro.

Quando, qualche anno fa, la Corte di Cassazione ha specificato che l’obbligo di taratura annuale vale anche per gli etilometri, oltre che per tutor e autovelox, i conducenti con l’abitudine di alzare troppo il gomito hanno tirato un sospiro di sollievo. Veniva in pratica confermata la tesi secondo cui anche gli strumenti di controllo dell’alcol nel sangue possono sbagliare e si rendeva pertanto necessario un controllo almeno una volta ogni 12 mesi.

Questo perché erano state svariate, in precedenza, le contestazioni di difetto di funzionamento dell’etilometro, tutte però di fatto rigettate dalla giurisprudenza perché prive di supporto probatorio. La verità è anche imputabile al fatto che l’automobilista non dispone materialmente dell’apparecchio e, non potendo fare verifiche concrete, può solo sollevare il dubbio, ma non anche dimostrarlo. 

Con l’obbligo di taratura, viene finalmente rovesciato l’onere della prova: è la Pubblica Amministrazione che si avvale dello strumento a doverne provare il corretto funzionamento, cosa che può fare solo producendo l’originale o la copia conforme del certificato di taratura annuale. 

C’è però anche chi finge di soffiare nel famoso palloncino, il cosiddetto “precursore”, e chi invece soffre effettivamente di patologie respiratorie; senza escludere che possa succedere che proprio un elevato stato di ebbrezza impedisca una corretta esecuzione del comando da parte della polizia. In questi casi, l’etilometro emetterà il seguente messaggio: volume d’aria insufficiente. Ebbene, che succede?

Come più volte ha chiarito la Cassazione [1], il semplice fatto che l’alcoltest non possa essere eseguito solo perché l’apparecchio rileva “volume d’aria insufficiente” non è una scusa valida per evitare la multa per guida in stato di ebbrezza.

Secondo l’orientamento più recente della Corte, il reato di guida in stato di ebbrezza è configurabile anche quando lo scontrino dell’alcoltest, oltre a riportare l’indicazione del tasso alcolemico in misura superiore alla previste soglie di punibilità contenga la dicitura “volume insufficiente”, qualora l’apparecchio non segnali espressamente l’avvenuto errore. 

Tale principio è evincibile dall’esame della disciplina relativa al funzionamento degli strumenti di misura della concentrazione di alcol nel sangue. In particolare, il Dm 196/1990 precisa che qualora l’apparato non dia un inequivocabile messaggio di errore, la misurazione deve ritenersi correttamente effettuata, anche nell’ipotesi in cui compaia un “messaggio di servizio” teso a evidenziare che l’espirazione è stata effettuata con ridotto volume d’aria. Ne consegue che la mera indicazione di “volume insufficiente” in assenza di ulteriori elementi di errore dell’apparecchio rendono corretta la misurazione. Errori che – si ritorna al principio da cui eravamo partiti – spetta sempre al conducente dimostrare. A meno che la polizia non riesca a dimostrare che l’etilometro non è stato sottoposto a taratura: in questo caso, la presunzione di non funzionamento è già automatica e la multa è nulla.

A questo punto, però, si tratta di stabilire come viene punito il conducente per il quale l’etilometro non abbia segnato un preciso tasso di alcol nel sangue perché il volume d’aria è insufficiente. Il problema si pone perché, come noto, le sanzioni per la guida in stato di ebbrezza variano al variare dell’entità dell’alcol nel sangue rilevata dallo strumento. Ma in assenza di un risultato, bisogna operare diversamente. Ebbene, secondo la giurisprudenza, la condotta di colui che, dopo un formale consenso alla sottoposizione all’accertamento del tasso alcolemico mediante etilometro, si mostri poco collaborativo, emettendo sempre in maniera palese un volume d’aria insufficiente per il corretto funzionamento della strumentazione in uso agli organi accertatori, integra il reato di rifiuto di sottoporsi all’alcoltest per il quale viene prevista la sanzione più grave: quella per la guida in stato di ebbrezza con il maggior livello di alcol nel sangue ossia superiore a 1,5 gr/l. Tale condotta, infatti, è chiaramente finalizzata a eludere gli accertamenti volti alla determinazione del tasso alcolemico [2]. 

In particolare, qualora il tasso alcolemico risulti addirittura superiore a 1,5 g/l, si avrà:

  • ammenda da 1.500 a 6.000 euro (anche in questo caso, aumentata da un terzo alla metà se il reato è commesso tra le ventidue e le sette del mattino);
  • arresto da sei mesi a un anno;
  • sospensione della patente di guida da uno a due anni (il periodo di sospensione va da due a quattro anni se il veicolo appartiene a persona estranea al reato).

Aggiunge la Cassazione, onde evitare pretestuose contestazioni circa il presunto guasto dell’etilometro: «In tema di guida in stato di ebbrezza, qualora l’apparecchiatura non dia un inequivocabile messaggio di errore, la misurazione deve ritenersi correttamente effettuata, anche nell’ipotesi in cui compaia un messaggio di servizio teso ad evidenziare che l’espirazione è stata effettuata con ridotto volume d’aria» [3]. Ed ancora: «In tema di guida in stato di ebbrezza, premesso che costituisce onere della difesa dell’imputato, qualora l’accertamento strumentale del tasso alcolemico abbia dato esito positivo, fornire la prova della inattendibilità dello strumento di misurazione, deve anche ritenersi che non valga ad inficiare la validità di detto accertamento il solo fatto che l’indicazione del tasso alcolemico riscontrato sia accompagnata dalla dicitura “volume insufficiente”, atteso che tale dicitura prova soltanto che la quantità d’aria espirata, pur se minore di quella occorrente per una misurazione ottimale, è stata comunque sufficiente a fornire un dato affidabile, dovendosi altrimenti giungere alla conclusione che, in assenza di patologie che abbiano impedito di effettuare al meglio l’esame, la riscontrata insufficienza del volume sia dovuta ad un volontario comportamento dell’interessato, con conseguente configurabilità, a carico di quest’ultimo, del reato di rifiuto di sottoporsi all’accertamento, previsto dall’art. 186, comma 7, cod. strada» [4].


note

[1] Cass. sent. n. 30801/21

[2] Trib. Genova, sent. n. 4076/2019.

[3] Cass. sent. n. 33421/2018.

[4] Cass. sent. n. 6636/2017.


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