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Conto corrente condominiale pignorato: cosa fare

12 Novembre 2021
Conto corrente condominiale pignorato: cosa fare

Come sbloccare il conto condominiale pignorato se l’amministratore non ha pagato fatture e fornitori?

Il creditore del condominio che non è stato pagato ha due vie per recuperare i propri soldi: agire nei confronti dei singoli condomini (ciascuno in proporzione ai rispettivi millesimi e partendo da quelli morosi il cui elenco gli deve essere fornito dall’amministratore) oppure pignorare il conto corrente condominiale. In questa seconda ipotesi, qualsiasi pagamento da parte dei condomini che affluisca su detto conto verrà trattenuto dalla banca in attesa che il giudice dell’esecuzione disponga l’assegnazione delle somme in favore del creditore. Il che significa anche l’impossibilità per il condominio di operare in banca e di pagare anche gli altri fornitori. 

Di qui il problema: che fare se il conto corrente condominiale è pignorato? Ci sono alcune istruzioni che è bene sapere per potersi orientare in un caso del genere. Ma procediamo con ordine.

Come fare a sapere se il conto corrente condominiale è pignorato?

Nel momento in cui viene effettuato il pignoramento del conto corrente condominiale, l’amministratore riceve la notifica dell’atto di pignoramento per il tramite dell’ufficiale giudiziario o del servizio postale. Egli quindi è in grado di sapere se il conto è pignorato o meno. E di ciò deve informare prontamente tanto l’assemblea quanto i singoli condomini che gliene facciano richiesta. 

Se l’amministratore dovesse rifiutarsi di fornire tale informazione, ciascun interessato, dopo averlo diffidato per iscritto con raccomandata a.r., ha il diritto di rivolgersi direttamente alla banca per assumere notizie in merito. A quel punto, basterà fare un estratto conto e verificare il saldo disponibile per scoprire se l’importo residuo è effettivamente quello originariamente presente sul conto.

L’atto di pignoramento, peraltro, viene notificato tanto alla banca quanto all’amministratore: entrambi sono quindi al corrente del blocco operato dal creditore. 

Vero è che ben potrebbe succedere che l’atto di pignoramento venga ricevuto prima dalla banca che dall’amministratore ma, di norma, il ritardo non è mai superiore a una settimana. 

Il creditore può pignorare il conto corrente condominiale?

All’indomani della riforma del condominio del 2012 si era posto un problema. Secondo l’attuale formulazione del Codice civile, il creditore che voglia agire per il recupero dei propri crediti deve prima avviare le azioni esecutive contro i condomini non in regola con i pagamenti e poi contro tutti gli altri. A tal fine, l’amministratore gli deve fornire l’elenco dei morosi, senza che ciò possa considerarsi una violazione della privacy.

Si era allora detto che, pignorando direttamente il conto corrente condominiale, si finisce per aggredire prima i beni dei condomini puntuali coi pagamenti essendo il conto alimentato proprio dagli oneri versati da questi ultimi. Tuttavia, la Cassazione ha ritenuto legittimo tale comportamento. 

Dunque, ribadiamo: il creditore può alternativamente decidere di pignorare il conto corrente condominiale così come può pignorare invece i beni dei singoli condomini, partendo però dai morosi e comunque pur sempre nei limiti dei rispettivi millesimi.

Come sbloccare il conto corrente condominiale pignorato?

Quando il conto corrente condominiale viene pignorato, il blocco permane fino all’udienza in cui il giudice dell’esecuzione assegna al creditore le somme nel frattempo trattenute dalla banca. Possono passare quindi diversi mesi, durante i quali però il condominio non può operare: non può cioè attingere dalle proprie risorse per il funzionamento dei servizi comuni. 

Cosa succede in questi casi? L’amministratore potrebbe decidere di aprire un nuovo conto corrente presso un’altra banca (se infatti fosse presso la stessa ove è stato effettuato il pignoramento, il blocco si estenderebbe anche ad esso).

Una situazione del genere non risolve certo il problema delle somme già pignorate e non escluderebbe la possibilità, per il creditore, di ricercare anche ulteriori beni da pignorare andando ad aggredire anche il secondo rapporto. La legge infatti consente al creditore – previa autorizzazione del Presidente del Tribunale – di conoscere tutti i contratti bancari intrattenuti dal debitore, mediante consultazione dell’Anagrafe dei conti correnti.

Una seconda soluzione sarebbe quella di imporre, ai condomini che già hanno versato le quote, un secondo pagamento per ripartire tra questi il debito, estinguendolo e sbloccando così il conto corrente. Una strada del genere però sarebbe percorribile solo nella misura in cui, votata dall’assemblea, sia approvata all’unanimità. Difatti essa finirebbe per violare le regole sulla ripartizione delle spese condominiali, regole che impongono l’adozione del criterio dei millesimi mentre invece, in tal modo, esse finirebbero per gravare di più solo su alcuni condomini (quelli peraltro più diligenti). Difatti, secondo la giurisprudenza, è possibile derogare al principio millesimale ma solo con il consenso di tutti i condomini.

Dunque, o il versamento è volontario e imputato a titolo di anticipo sulle future quote condominiali oppure non può essere imposto dall’amministratore. 

Un’ultima soluzione sarà allora quella di ripartite tra tutti i condomini – anche quindi sui morosi – il debito che ha generato il pignoramento del conto corrente. La delibera può essere, in tal caso, approvata a maggioranza dei presenti. La conferma è stata fornita dalla Cassazione [1]. Secondo la Corte è valida la delibera che ripartisce, secondo millesimi di proprietà e tra tutti i condomini, la somma occorrente per ripianare un debito del condominio e quindi per sbloccare il conto corrente pignorato.

Chi voglia contestare tale pagamento dovrà contestare la delibera entro 30 giorni, non potendo attendere la notifica del decreto ingiuntivo e, poi, dovrà presentare opposizione contro quest’ultimo. 


note

[1] Cass. sent. n. 33482/2021 dell’11.11.2021. Così anche Cass. sent. n. 4806/2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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