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Risarcimento per rumori in condominio non intollerabili

12 Novembre 2021 | Autore:
Risarcimento per rumori in condominio non intollerabili

Quando è possibile pretendere qualcosa da chi crea un fastidio ai vicini senza superare la soglia di tollerabilità? La risposta nel regolamento.

Abiti in un condominio ormai da diversi anni e tutto è filato liscio. Finché qualcuno ha preso in affitto dei locali al piano terra per aprire un bar. Ma non un bar qualsiasi: un piano bar dove si fa musica dal vivo fino a tarda ora e dove, ogni tanto, si fa cantare anche il pubblico. Così, la quiete notturna di una volta non c’è più per te che abiti al primo piano, per quanto il titolare del locale abbia fatto un isolamento acustico. La musica non ti arriva stridente, gli applausi non sono quelli della Scala di Milano ma, comunque, non hai più il silenzio che fino a qualche mese fa ti consentiva di dormire meglio. Ti chiedi, a questo punto, cosa puoi fare e se c’è un risarcimento per rumori in condominio non intollerabili.

Di solito, la pretesa di una compensazione in denaro per il disturbo acustico procurato in condominio deve avere come base proprio l’intollerabilità del rumore e il fatto che possa creare dei problemi non ad un solo vicino ma ad un numero indefinito di persone. Tuttavia, c’è una possibilità per ottenere il risarcimento per rumori in condominio non intollerabili. Questa possibilità si trova nel regolamento condominiale, non nel Codice civile. Vediamo di che si tratta.

Rumori molesti in condominio: cosa si intende?

Rumori e schiamazzi: due concetti diversi ma uniti da uno stesso elemento, cioè la capacità di creare disturbo alle persone o, se preferite, di rompere le scatole ai vicini. I primi sono dei suoni intensi e prolungati. Nel caso del bar sotto casa, quello del cameriere che getta ripetutamente le bottiglie vuote nel cassone, che sbatte senza troppi complimenti tazzine, bicchieri e piattini, che accende con una certa frequenza la macchinetta per macinare il caffè, che risistema tavoli e sedie senza alzarli dal pavimento, ecc. Gli schiamazzi, invece, sono le grida e le risate degli avventori o le loro conversazioni ad alta voce.

Il Codice civile [1] raggruppa entrambi i concetti sotto la dicitura «rumori» e spiega che vengono ritenuti molesti, cioè degni di denuncia, quelli che superano la soglia della normale tollerabilità. Ecco perché vengono definiti «molesti». Quelli che, invece, restano al di sotto di quel limite devono essere sopportati, che piaccia o non piaccia.

Ora, si sa che nella vita molte cose sono soggettive e, tra queste, c’è proprio la capacità di sopportare certe cose. Quello che ad un vicino può risultare intollerabile, a quello di fronte può sembrare, tutto sommato, accettabile. O viceversa. Occorre, dunque, una regola che stabilisca quando si può agire contro rumori e schiamazzi indipendentemente dalla sensibilità di ciascuno.

La regola non viene stabilita dalla legge ma dal giudice, caso per caso. Chi viene chiamato a decidere se un rumore è intollerabile e, quindi, illecito, deve valutare:

  • la capacità del rumore di propagarsi nel condominio, cioè la sua entità;
  • l’orario in cui il rumore viene prodotto (l’aspirapolvere acceso alle 3 di notte verrà avvertito molto più facilmente che alle 11 del mattino);
  • la durata del rumore;
  • il bisogno di fare rumore (la macchinetta del caffè del bar che sta servendo il cliente è, sicuramente, più necessaria del televisore del vicino acceso all’1 di notte ad alto volume).

Il giudice può raccogliere le testimonianze dei vicini o disporre una perizia fonometrica per avere ulteriori elementi sull’intollerabilità dei rumori denunciati.

Rumori molesti: quando sono reato?

Creare sistematicamente un disturbo ai vicini di un condominio con rumori o schiamazzi molesti può essere anche reato. Secondo il Codice penale, infatti, rischia l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 309 euro «chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici».

È quello che viene denominato reato di disturbo alla quiete pubblica che, tecnicamente, si chiama «disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone» [2]. Si configura – e questo è un elemento importante – non quando rumori o schiamazzi danno fastidio ad una sola persona ma quando sono in grado di disturbare una pluralità indeterminata di persone. È il caso della musica che si diffonde ad alto volume dal locale pubblico posto al piano terra o dall’appartamento di un vicino ma non di chi sposta frequentemente una sedia ed il rumore viene avvertito solo al piano di sotto.

Proprio la quantità di persone «potenzialmente disturbabili» determina il diritto al risarcimento del danno.

Rumori non intollerabili in condominio: c’è risarcimento?

Abbiamo appena detto, dunque, che per ottenere il risarcimento del danno provocato da rumori o schiamazzi molesti ci devono essere almeno due circostanze:

  • il superamento della soglia di tollerabilità, stabilito da un giudice;
  • la capacità del rumore o dello schiamazzo di disturbare un numero imprecisato di persone.

Che succede, però, se mancano questi due fattori, cioè se il rumore viene avvertito solo da un vicino e non viene giudicato come «intollerabile»? Deve rinunciare per forza al risarcimento?

Dipende da chi provoca il rumore e da quello che dice il regolamento del condominio. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Firenze [3] ha stabilito quanto segue: se il regolamento vieta che un’unità immobiliare possa essere adibita ad un’attività in grado di produrre dei rumori molesti, il proprietario dell’immobile che ignora questa norma sarà tenuto a risarcire il danno per la violazione del regolamento.

Si pensi, ad esempio, a chi affitta i locali al piano terra del condominio per l’apertura di una pizzeria, di un pub o di un karaoke. La locazione non sarebbe lecita se il regolamento del condominio vietasse di destinare l’unità immobiliare ad un’attività che possa essere fonte di rumori e schiamazzi. Pertanto, non il gestore del locale ma il proprietario dell’immobile dato in affitto dovrà risarcire il danno ai vicini per non aver rispettato il regolamento.

L’aspetto importante è che il diritto al risarcimento scatta anche se i rumori non sono intollerabili: basta che diano fastidio o che risultino spiacevoli ai condòmini.


note

[1] Art. 844 cod. civ.

[2] Art. 659 cod. pen.

[3] Corte appello Firenze sent. n. 1233/2021.


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