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Incidente stradale: quando non è attendibile il testimone

12 Novembre 2021 | Autore:
Incidente stradale: quando non è attendibile il testimone

Il requisito dell’identificazione sul posto delle persone che hanno assistito al sinistro è fondamentale per validare il loro racconto in tribunale.

Uno degli elementi più importanti per riuscire ad ottenere il risarcimento per un incidente stradale è quello del racconto di chi ha assistito al sinistro, specialmente quando ciascuno dei conducenti coinvolti racconta una versione diversa di come sono andate le cose. Ci sono, però, delle circostanze in cui questa prova da portare davanti a un giudice non può essere tenuta in considerazione. Per ricostruire la dinamica di un incidente stradale, quando non è attendibile il testimone?

La normativa prevede che per dare valore al racconto di chi sostiene di avere visto un sinistro occorre che il testimone venga identificato sul posto, non due o tre mesi dopo. Ma chi deve raccogliere i suoi dati? Può farlo uno degli automobilisti che hanno fatto l’incidente o devono essere necessariamente le forze dell’ordine a identificarlo? E la regola vale solo quando ci sono solo dei danni materiali oppure anche quando ci sono delle persone ferite?

La risposta viene data sia dalla legge sulla Concorrenza del 2017 sia da una recente ordinanza della Cassazione. Ecco come è stato stabilito da entrambe quando non è attendibile il testimone di un incidente stradale.

Incidente stradale: l’identificazione del testimone

La legge sulla Concorrenza del 2017 [1] ha introdotto un’importante modifica al Codice della strada che riguarda i testimoni di un incidente e la validità del loro racconto ai fini del risarcimento dei danni.

La normativa stabilisce l’obbligo di identificazione del testimone nel momento in cui è avvenuto il sinistro. Regola, però, che è valida quando l’incidente ha causato solo dei danni alle cose. L’identificazione deve risultare:

  • dalla constatazione amichevole firmata da entrambi i conducenti;
  • dalla denuncia sottoscritta da uno solo di loro;
  • dalla prima segnalazione del sinistro che il danneggiato fa alla propria assicurazione.

In mancanza dell’identificazione, la compagnia assicurativa la chiede per raccomandata all’assicurato. Tale onere scatta, dunque, nel caso in cui la circostanza della presenza o meno di testimoni sia stata omessa del tutto ma non esclusa espressamente nella denuncia del sinistro o nel primo atto formale. La lettera inviata dall’assicuratore dovrà obbligatoriamente contenere espresso avviso circa le conseguenze processuali del mancato riscontro, vale a dire l’inammissibilità della prova testimoniale nel giudizio.

L’assicurato è tenuto a rispondere (sempre a mezzo raccomandata a/r) entro 60 giorni dalla data in cui ha ricevuto la richiesta in merito. Entro quello stesso periodo, la compagnia può individuare ed identificare ulteriori testimoni. Trascorsi quei 60 giorni, eventuali versioni raccolte da altre persone non avranno valore testimoniale.

Significa che se gli automobilisti coinvolti nell’incidente stradale non provvedono all’identificazione sul posto della persona che ha visto tutto, il testimone non è attendibile in una fase successiva? Non sempre. La legge prevede anche la possibilità di presentare come testimonianza la versione contenuta nel verbale redatto dalle forze dell’ordine intervenute sul luogo del sinistro.

Un’eccezione alla regola, dunque, di enorme importanza: vuol dire, infatti, che se i conducenti non hanno identificato e indicato nella constatazione o nella singola denuncia eventuali testimoni, fa fede come prova il racconto contenuto nel verbale della Polizia o dei Carabinieri.

A dire il vero, ci sono altre due eccezioni che consentono di indicare i testimoni direttamente in causa, cioè:

  • quando non è oggettivamente possibile identificarli sul posto al momento dell’incidente (si pensi ad un sinistro in cui le persone coinvolte siano rimaste gravemente ferite e portate subito in ospedale);
  • quando l’incidente abbia causato anche danni alle persone e non alle cose.

Quando non è attendibile il testimone di un incidente stradale

In una recente ordinanza [2], la Cassazione ha ribadito i concetti che abbiamo appena spiegato e ha dichiarato inattendibile il testimone di un incidente stradale perché non è stato subito identificato dalla Polizia. Risultato: niente risarcimento in mancanza di altre prove.

La Suprema Corte si era occupata di un sinistro che aveva visto coinvolta una donna finita fuori strada contro un muro, a suo dire, per colpa di un’auto pirata che le stava venendo addosso dalla direzione opposta. Versione confermata da un altro automobilista. Il problema (per la vittima del sinistro) è che il testimone non era stato identificato sul posto dai Carabinieri e che la sua deposizione è arrivata in tribunale tre mesi dopo la data dell’incidente. Erano, quindi, stati superati abbondantemente i 60 giorni fissati dalla legge.

A questo punto, per decidere l’eventuale risarcimento, il giudice aveva a disposizione solo il verbale dei Carabinieri, secondo il quale non sono state rilevate delle tracce di frenata sull’asfalto che possano far pensare ad una manovra forzata per evitare un’altra auto.


note

[1] Legge n. 124/2017.

[2] Cass. ord. n. 33357/2021 dell’11.11.2021.


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