Diritto e Fisco | Articoli

Come tutelare il coniuge?

14 Novembre 2021
Come tutelare il coniuge?

Regole sulla successione ereditaria: proprietà, immobili, conto corrente e diritto di abitazione. 

Nel momento in cui si prepara la propria successione è naturale chiedersi come tutelare il coniuge dalle possibili rivendicazioni degli altri coeredi: i fratelli o le sorelle, ad esempio, ma anche i genitori e, perché no, i figli di precedenti matrimoni. 

In verità, a tutelare il coniuge ci pensa già la legge: il Codice civile infatti lo designa come «erede legittimo». Pertanto, gli spetta sempre una quota di eredità, sia con che senza un testamento. 

Di sicuro, la conoscenza delle norme sulle successioni potrà agevolare il compito di chi intende tutelare il coniuge dal rischio di possibili contestazioni. Ecco dunque alcuni chiarimenti pratici.

Cosa spetta al coniuge se non faccio testamento?

Se non si fa testamento, il coniuge è erede necessario. 

Se non ci sono figli, né fratelli o sorelle, il coniuge superstite eredita tutti i beni del defunto.

Se invece ci sono figli, il coniuge eredita: 

  • il 50% del patrimonio del defunto in presenza di un solo figlio;
  • il 33% del patrimonio del defunto in presenza di due o più figli (ai quali andrà il residuo 66% diviso in parti uguali).

In tali casi, ai fratelli e sorelle non spetta nulla e nulla potranno quindi pretendere dal coniuge superstite. Stesso discorso per genitori, cugini e altri parenti i quali sono tagliati fuori dall’eredità.

Dall’altro lato, però, è impossibile togliere ai figli la qualità di eredi che spetta loro per legge (in quanto «eredi legittimari»). Tutto ciò che si può fare però, come vedremo a breve, è un testamento in cui si riconosce loro solo il minimo che gli spetta (la cosiddetta «legittima») lasciando al coniuge superstite tutto il resto.

Se però non ci sono figli, in assenza di testamento al coniuge spetta il 66% dell’eredità, mentre il 25% va ai genitori e il residuo 9% a fratelli e sorelle. 

Se, oltre al coniuge, ci sono solo fratelli/sorelle oppure solo i genitori, a questi ultimi spetta il 33% mentre al coniuge sempre il 66%.

Dunque, per tutelare il coniuge da fratelli, sorelle e genitori è possibile fare un testamento nominandolo erede universale: a differenza dei figli, tanto i fratelli e le sorelle, quanto i genitori non sono eredi legittimari; pertanto, non potranno rivendicare nulla se non sono citati nel testamento.

Cosa spetta al coniuge se faccio testamento?

Se si fa un testamento, è necessario sapere che, oltre al coniuge, gli eredi a cui spetta sempre una quota minima di eredità sono i figli. I figli non possono essere diseredati. Se non ci sono i figli, al posto loro subentrano i genitori.

In presenza di un solo figlio, a questi spetta almeno un terzo del patrimonio. Questo significa che il coniuge può ottenere gli altri due terzi. Oppure il testatore potrebbe lasciare al coniuge un altro terzo del patrimonio (quota minima prescritta dalla legge) riservando il residuo 33% a chi vuole lui.

In presenza di due o più figli, a questi va la metà del patrimonio. Al coniuge spetta per legge un quarto del residuo patrimonio, mentre l’altro quarto può essere destinato a chi si vuole. Nulla vieta quindi che il testatore possa lasciare tutta l’altra metà al coniuge superstite. 

La casa al coniuge

La legge tutela il coniuge superstite riconoscendogli inoltre il diritto di abitazione in quella che prima era la casa coniugale, ossia ove la coppia viveva, con il diritto di uso dei relativi beni mobili. Quindi, a prescindere da chi diverrà proprietario dell’immobile, il coniuge superstite ha il diritto di continuare a viverci finché vivrà o non vorrà trasferirsi altrove, senza che, per tale uso, gli possa essere chiesto il pagamento di un canone di affitto da parte degli altri coeredi.

Il Tfr

Il coniuge superstite ha diritto al Tfr maturato dal lavoratore deceduto durante il rapporto di lavoro. Il Tfr va diviso con un eventuale ex coniuge ma solo se quest’ultimo non si è risposato ed era titolare di un assegno di mantenimento.

Reversibilità

Al coniuge spetta la reversibilità. La si può rivendicare anche nell’ipotesi in cui il coniuge superstite rinunci all’eredità dell’altro (magari in presenza di una situazione debitoria particolarmente elevata). Di recente, la Cassazione ha detto che la pensione di reversibilità spetta anche al coniuge separato con addebito o divorziato (a patto che non si sia risposato e che abbia ricevuto l’assegno di mantenimento).

Come tutelare il coniuge

Come visto, anche senza fare testamento, il coniuge è sempre tutelato per una quota minima di eredità. Se però gli si vuole riconoscere una quota superiore o dei beni specifici sarà opportuno fare testamento. Ad esempio con il testamento si potrà stabilire che un determinato immobile finisca al coniuge istituendo così un legato che gli altri coeredi non potranno contestare (salvo che le loro quote di legittima vengano lese).

Si tenga allora conto che il testamento è opportuno solo quando si vuol riconoscere al coniuge una quota di eredità superiore rispetto a quella riconosciutagli già in automatico dalla legge. E in secondo luogo diventa indispensabile se gli si vuole attribuire la proprietà di un bene specifico (ad esempio, una casa) poiché, diversamente, il bene in questione entrerebbe in comunione legale tra tutti i coeredi secondo le rispettive quote.

Il testamento è altresì necessario se, in assenza di figli, insieme al coniuge vi sono anche fratelli, sorelle e genitori e a questi ultimi non si vuol lasciare nulla: infatti senza testamento, questi diverrebbero eredi, mentre con il testamento li si può escludere dalla successione.

Se si dispone di un patrimonio esiguo (ad esempio, solo una casa o un piccolo conto corrente) e si vuole lasciarlo integralmente al coniuge superstite, si può operare in modo da eludere l’applicazione delle norme sulla successione. Un comportamento del genere è illegittimo ma non costituisce reato: i coeredi dovrebbero agire in via civile e dimostrare che c’è stata una lesione ai loro danni. Ma la prova non è sempre facile. Ecco allora come si può agire.

Di solito, si cerca di agire in anticipo, con delle donazioni in vita. Ma le donazioni possono sempre essere impugnate entro 10 anni dal decesso del donante. 

Se si vuol riconoscere al coniuge il diritto di proprietà sulla casa (oltre al diritto di abitazione che spetta per legge) si può simulare una vendita. Il rischio è che il passaggio di denaro deve essere tracciabile ed effettivo: altrimenti, si scopre facilmente la simulazione. 

Diversamente, si potrebbe fare una donazione della casa a tutti gli eredi e far sì che poi questi donino la propria quota al coniuge: una soluzione del genere però richiede il consenso di tutti. 

Se si dispone di un conto corrente, si può cointestare il conto in capo al coniuge che, nel momento del decesso dell’altro, diventerà automaticamente proprietario del 50% mentre solo il residuo 50% andrà in comunione ereditaria. Anche qui però gli eredi potrebbero dimostrare la simulazione se il conto è stato alimentato solo dai redditi del defunto.

Approfondimenti

Per maggiori approfondimenti, leggi Quali sono le quote degli eredi legittimari?



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube