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Registrazioni cellulare: sono prova del reato?

13 Novembre 2021 | Autore:
Registrazioni cellulare: sono prova del reato?

Video e foto con lo smartphone: possono costituire prova documentale in giudizio oppure c’è violazione della privacy? Cosa sono le intercettazioni?

I giudici non sempre prestano fede a ciò che raccontano i testimoni: molte volte, infatti, le loro deposizioni non sono attendibili, o perché non hanno memoria dei fatti di causa oppure perché decidono deliberatamente di non riferire alcune circostanze. Ecco perché è sempre preferibile dimostrare le proprie ragioni attraverso documenti e altri elementi incontrovertibili. Con questo articolo ci soffermeremo su un particolare aspetto: vedremo cioè se le registrazioni fatte col cellulare sono prova del reato.

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, davanti alle esigenze di giustizia e di difesa dei propri diritti non c’è privacy che tenga. È dunque possibile usare in giudizio il video effettuato col proprio smartphone in cui si assiste alla commissione del reato? Cosa dicono la legge e la giurisprudenza a riguardo? Le registrazioni del cellulare sono prova del reato? Scopriamolo insieme.

Video e fotografie: hanno valore probatorio?

Filmati e fotografie possono essere usate in giudizio per provare le proprie ragioni. Questo vale tanto nel processo civile quanto in quello penale. Con delle precisazioni.

Nel giudizio civile le fotografie e le videoregistrazioni costituiscono prova legale del fatto che si intende dimostrare, a meno che la parte contro cui sono fatte valere non le disconosca, contestandone la veridicità (art. 2712 cod. civ.).

In altre parole, è possibile avvalersi di foto e video, ma la controparte può effettuare in giudizio il loro disconoscimento. Si pensi, ad esempio, a chi contesti una fotografia ritenendo che sia stata modificata con Photoshop.

In un caso del genere, la foto o il video non ha più valore di prova legale, non potendo più vincolare il giudice a decidere solamente sulla sua scorta, ma comunque può essere valutata dal magistrato, complessivamente agli altri mezzi di prova.

Nel processo penale, invece, il giudice ha un più ampio margine di discrezionalità nel valutare la registrazione effettuata con il cellulare. Approfondiamo questo aspetto.

Registrazioni cellulare: sono prova documentale?

Secondo la legge (art. 234 cod. proc. pen.), le fotografie, le registrazioni audio e quelle video costituiscono prove documentali a tutti gli effetti. Quando non sono disponibili gli originali, è possibile acquisirne copia.

In pratica, foto e video sono documenti esattamente come gli atti scritti (contratti, scritture private, ecc.); pertanto, essi devono essere valutati dal giudice come se fossero una prova documentale.

Nel processo penale, però, il giudice non è mai vincolato a prestare fede a un determinato tipo di prova. Per capire questo concetto, si prenda come esempio la confessione.

Nel giudizio civile, la confessione ha valore di prova legale, nel senso che essa è vincolante sia nei confronti della parte che l’ha resa, che non potrà provare il contrario, sia nei confronti del giudice, che non potrà valutare la dichiarazione liberamente. In pratica, nel giudizio civile, il giudice deve per forza credere alla confessione.

Nel processo penale, invece, non ci sono prove che hanno valore legale, cioè che vincolano necessariamente il giudice a credere ad esse. E così, se l’imputato confessa il proprio reato, il giudice potrebbe anche non credergli.

Tornando alle registrazioni fatte con lo smartphone, quanto appena detto significa che è possibile portare in giudizio foto e video eseguite con il proprio cellulare; il giudice dovrà tener conto di esse come se fossero documenti a tutti gli effetti.

Ovviamente, il fatto che la legge inserisca foto e video tra le prove documentali non significa che, ai fini del decidere, abbiano sempre la stessa valenza. Ad esempio, è chiaro che un giudice presterà molta più fede a un atto pubblico notarile che a una foto, anche perché quest’ultima può essere facilmente contestata, soprattutto se scattata da lontano o in cattive condizioni di illuminazione. Di tanto parleremo a breve.

Registrazioni smartphone: sono prova del reato?

Le registrazioni, video e audio, effettuate con lo smartphone possono costituire prova del reato? Secondo la Corte di Cassazione, sì.

Una recente sentenza della Suprema Corte [1] ha stabilito che i filmati e le registrazioni possono essere usati per incriminare l’autore di un reato, senza che quest’ultimo possa invocare ragioni di privacy a propria difesa.

Nel caso di specie, uno stalker veniva incastrato dalle riprese fatte dalla vittima con il proprio cellulare. Contro la condanna l’imputato proponeva ricorso per Cassazione lamentando la violazione della privacy: le registrazioni che lo riprendevano durante il compimento di atti molesti e minacciosi sarebbero state effettuate con dispositivi privati (il cellulare, appunto) e in violazione del proprio diritto alla riservatezza.

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ricordando che la violazione della disciplina a tutela della privacy non può mai costituire uno sbarramento rispetto alle prevalenti esigenze di accertamento del processo penale.

In sintesi: le registrazioni del cellulare sono prova nel processo penale e possono essere idonee a fondare una sentenza di condanna quando il giudice, valutate attentamente le stesse anche comparandole con le altre a sua disposizione, le ritenga attendibili.

Registrazioni cellulare e intercettazioni: differenze

La Corte di Cassazione ha peraltro ribadito la netta differenza che c’è tra registrazioni audio e video fatte con il proprio cellulare (o dispositivo analogo) e le intercettazioni: mentre queste ultime necessitano dell’autorizzazione del giudice per poter essere effettuate, foto e filmati sono prove documentali e, come tali, possono essere prodotte in giudizio in qualsiasi momento.

Le intercettazioni sono cosa ben diversa: esse consistono nel captare le conversazioni che avvengono tra altre persone, all’insaputa di queste ultime.

Riprendere invece un soggetto che sta commettendo un reato e che è consapevole della registrazione è cosa completamente differente dall’intercettazione. Ecco perché non occorre nessun tipo di permesso del giudice per poterle effettuare e depositare in giudizio.

Foto e video: come contestarli nel giudizio penale?

Come detto nel primo paragrafo, nel processo civile è possibile disconoscere formalmente una foto o un video: così facendo, la registrazione degrada da prova legale (vincolante per il giudice) a prova liberamente apprezzabile dal magistrato.

Nel processo penale, pur non essendo previsto un formale disconoscimento, è comunque possibile contestare l’autenticità della registrazione. In che modo? Ad esempio, sostenendo che la foto digitale è stata ritoccata, oppure che il video è stato acquisito in copia e non in originale.

Anche in presenza delle contestazioni, il giudice potrà ritenere veritieri i fatti rappresentati dalle foto e dalle registrazioni, soprattutto se la loro autenticità è confermata da altre prove, come ad esempio la testimonianza della vittima del reato.

Per rendere incontrovertibile una registrazione fatta con lo smartphone occorre affidarsi a un tecnico specializzato che, attraverso l’utilizzo di appositi software di estrazione, risalga al contenuto presente nello smartphone.

In casi del genere, disconoscere una registrazione fatta col cellulare sarà davvero difficile.


note

[1] Cass., sent. n. 41020 dell’11 novembre 2021.

Autore immagine: canva.com/


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