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Separazione coniugi: chi paga il mutuo?

14 Novembre 2021 | Autore:
Separazione coniugi: chi paga il mutuo?

Come stabilire chi continuerà a versare le rate alla banca? Quali sono le soluzioni percorribili? Quanto incide il mutuo sul mantenimento dell’ex?

Ti stai separando da tua moglie in maniera pacifica, ma a un certo punto sorge un problema riguardo alle rate del mutuo che avevate acceso per finanziare l’acquisto della casa familiare. Ci sono ancora parecchi anni per restituire la somma e quindi occorre prendere una decisione per affrontare questo lungo periodo. A seguito della separazione dei coniugi, chi paga il mutuo?

Stiamo parlando, ovviamente, del mutuo cointestato, che era stato contratto per l’acquisto di un immobile in comproprietà, come l’abitazione coniugale o la seconda casa per le vacanze, ma anche per comprare un magazzino o un box o per ristrutturare un edificio. Talvolta, però, accade che anche il coniuge non comproprietario sceglie di essere parte del contratto di mutuo, e in questo modo partecipa volontariamente al finanziamento dell’immobile di proprietà dell’altro. In ogni caso, finché il matrimonio è durato, le spese sono state sopportate e ripartite in armonia all’interno della coppia, ma la banca continuerà a pretendere i pagamenti dovuti anche in futuro: la condizione di coniuge separato, o divorziato, non incide affatto sugli impegni assunti in precedenza, che restano validi.

Così quando l’unione matrimoniale giunge al termine e si intraprende la via della separazione dei coniugi, bisogna decidere chi paga il mutuo da quel momento in poi. Esistono diverse alternative praticabili, preferibilmente con l’accordo dei coniugi e, in alcuni casi, è richiesto l’assenso della banca che ha erogato il finanziamento in corso di restituzione; altrimenti bisogna ricorrere al giudice e attendere le sue decisioni.

Contratto di mutuo cointestato tra coniugi

Le condizioni contrattuali negoziate dai mutuatari con l’istituto che ha erogato il mutuo non perdono la loro efficacia a seguito della separazione o del divorzio: il contratto di mutuo cointestato tra i coniugi rimane perfettamente valido. Ciò che conta nei rapporti interni è, invece, il regime patrimoniale scelto dagli ex coniugi:

  • nella separazione dei beni, il marito e la moglie conservano la proprietà e il godimento dei beni che avevano prima del matrimonio o avevano acquistato durante il periodo della loro unione, quindi ciascuno rimane autonomamente ed esclusivamente obbligato per tutte le obbligazioni contratte in precedenza, come il mutuo o altri tipi di finanziamento per l’acquisto di beni mobili e immobili;
  • nella comunione dei beni c’è la contitolarità dei beni acquistati, anche separatamente, durante il matrimonio, ma la comunione si scioglie e cessa con la sentenza di separazione. A questo punto, va fatta la divisione del patrimonio comune, considerando anche le passività, come i debiti rappresentati dai mutui per i quali la restituzione rateale è in corso.

Mutuo cointestato: cosa succede con la separazione dei coniugi?

Vediamo ora qual è la sorte del mutuo cointestato dopo la separazione. La soluzione preferibile è sempre quella dell’accordo tra i coniugi, possibilmente nell’ambito di un’intesa complessiva raggiunta sulla spartizione dei beni della coppia. In questo modo, uno dei coniugi può recedere dal contratto di mutuo, comunicandolo alla banca che dovrà fornire il suo assenso, e per il futuro non dovrà più corrispondere le rate, mentre l’altro rimane obbligato al pagamento della somma residua (comprensiva delle quote di capitale da restituire e degli interessi maturati al tasso convenuto nel contratto).

Se non si trova un accordo, è necessario l’intervento del giudice, nella separazione giudiziale dei coniugi, che è un giudizio contenzioso dove ognuno dei due cerca di far valere le proprie ragioni, contrapposte a quelle dell’altro. Fino al momento della decisione giudiziale, però, entrambi gli intestatari del mutuo sono tenuti al regolare pagamento delle rate periodiche, altrimenti si renderanno insolventi e potranno essere sottoposti ad azioni esecutive, con il rischio che l’immobile, già ipotecato al momento della stipula del mutuo, venga pignorato e venduto all’asta.

Mutuo e assegno di mantenimento

Nella causa di separazione, il coniuge con il reddito più alto – tenuto a versare il mantenimento all’altro economicamente più debole per garantirgli il godimento del tenore di vita goduto durante il matrimonio – può proporre di accollarsi per intero le quote di mutuo residue e di detrarre tale spesa dall’assegno dovuto.

In ogni caso, la spesa del mutuo incide negativamente sui redditi dell’obbligato al pagamento periodico dell’assegno di mantenimento, specialmente quando essi non sono elevati. Il giudice, tenendo conto di ciò, può disporre una congrua riduzione della cifra da versare, soprattutto se vi è anche l’assegnazione della casa coniugale all’ex moglie per abitarvi insieme ai figli. Così l’accollo del mutuo da parte del marito diventa una forma di contributo al mantenimento dell’ex coniuge e dei figli.

Accollo del mutuo e vendita della casa

Una soluzione più radicale è quella di intestare l’intera proprietà dell’immobile a quello degli ex coniugi che continuerà a pagare le rate; è possibile farlo attraverso gli accordi di separazione, che sono anche esenti dalle normali imposte sui trasferimenti immobiliari. In questo caso, si realizza un accollo esterno del mutuo, e il recesso dal contratto del coniuge non più obbligato dovrà essere accettato dalla banca (che comunque manterrà l’ipoteca sull’immobile a garanzia contro ogni eventuale inadempimento).

Altrimenti, si può decidere di vendere l’immobile, con spartizione del ricavato tra gli ex coniugi in quote uguali. In tal caso, il mutuo potrà essere estinto anticipatamente, oppure passato al nuovo acquirente che subentrerà nel contratto. Se non si raggiunge l’accordo tra i coniugi, sarà il giudice a disporre la divisione della comunione e la vendita giudiziaria dei beni; in tal caso, si ripartirà tra i due il prezzo di aggiudicazione.

Quando va richiesto l’accollo del mutuo a un solo coniuge?

Nella separazione giudiziale, in cui manca l’accordo raggiunto spontaneamente dalle parti, l’accollo del mutuo ad uno solo degli ex coniugi va richiesto nel ricorso introduttivo ed entro la prima udienza, quella nella quale vengono emessi dal presidente del tribunale i provvedimenti «temporanei e urgenti», compresi quelli di natura economica. Queste statuizioni sono provvisorie ma in pratica possono perdurare diversi anni, fino alla sentenza definitiva di separazione, che potrà adottare i necessari correttivi proposti dalle parti durante la causa.

Una recente ordinanza del tribunale di Roma [1] ha stabilito che la domanda di accollo del mutuo ad uno solo degli ex coniugi non può essere proposta durante l’istruzione della causa. Nel caso deciso, l’istanza era stata avanzata tardivamente, in una memoria integrativa, depositata dopo la comparizione dei coniugi davanti al presidente e durante la fase di trattazione scritta. Nella seconda fase del giudizio di separazione, dopo l’emanazione dei provvedimenti previdenziali, il Collegio può modificare o revocare alcune di queste statuizioni, ma solo se nel frattempo si sono verificati fatti nuovi o sopravvenuti, non considerati in precedenza. Invece il mutuo cointestato tra i coniugi preesiste quasi sempre all’instaurazione della causa di separazione. Perciò in questa successiva fase del giudizio, secondo i giudici capitolini, non è più possibile proporre una domanda autonoma riguardo l’accollo del mutuo, ma è possibile proporre reclamo alla Corte d’Appello avverso l’ordinanza presidenziale, secondo quanto stabilisce il comma 4 dell’art. 708 del Codice di procedura civile.


note

[1] Trib. Roma, Sez. 1°, ord. del 08.11.2021.


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