Diritto e Fisco | Articoli

Assegnazione casa familiare e mantenimento: rapporti

14 Novembre 2021 | Autore:
Assegnazione casa familiare e mantenimento: rapporti

Il godimento dell’abitazione in favore di uno dei coniugi incide sull’importo dell’assegno, e se sì quanto e in che modo?

Molti coniugi in procinto di separarsi si chiedono quali sono i rapporti tra l’assegnazione della casa familiare e il mantenimento. In effetti, risulta chiaro a tutti che il godimento dell’abitazione vale almeno quanto il canone di affitto non pagato per un altro alloggio equivalente. Anche i giudici nelle cause di separazione tengono conto di questo aspetto economico, ma non sempre e non sono obbligati a farlo, perché i due istituti hanno presupposti diversi e la casa viene assegnata tenendo prioritariamente conto delle esigenze dei figli ancora minorenni, non di quelle del genitore con cui rimarranno a vivere dopo la separazione.

Nella decisione dell’ammontare del mantenimento da versare all’ex coniuge economicamente debole tutto dipende dal livello del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, dalla sproporzione tra i rispettivi redditi, dalla loro entità e dalle condizioni economiche generali dei due membri della coppia. Così l’assegnazione della casa non incide sull’importo dell’assegno. Contano anche le modalità di affidamento dei figli e del loro collocamento: se è previsto che esso sia paritario e alternato (caso piuttosto raro), oppure se è prevalente presso la madre (come avviene di frequente), o con il padre, le spese vengono sopportate dal genitore con cui i bambini o ragazzi convivono per lunghi periodi, e questo aspetto va considerato.

D’altronde, la giurisprudenza ritiene che l’assegnazione della casa non è una misura assistenziale, ma è prevista soltanto in ragione della coabitazione con i figli minori, quindi può essere stabilita indipendentemente dal versamento dell’assegno di mantenimento. Dunque, anche il genitore “ricco” potrà vedersi assegnata la casa, ma non avrà diritto ad essere mantenuto dall’ex. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione [1], però, ha ravvisato un forte legame tra l’assegnazione della casa familiare e il mantenimento dovuto all’ex coniuge, in virtù del fatto che entrambe le disposizioni hanno «carattere economico», come dimostra la norma di legge [2] che le contempla e le pone in stretta relazione.

Assegnazione casa familiare: presupposti

L’ex casa coniugale viene assegnata, a seguito della separazione, «tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli» minori (o maggiorenni ma ancora non economicamente autosufficienti o gravati da handicap), che continueranno ad abitarvi insieme al genitore collocatario (quello dei due con il quale i figli vivranno prevalentemente), in modo da poter proseguire la loro crescita nel medesimo ambiente, senza dover subire il trauma di un trasferimento.

L’assegnazione della casa familiare, serve a garantire ai figli la conservazione dello stesso habitat adattativo in cui stavano crescendo prima della separazione dei loro genitori; perciò, il requisito fondamentale è la convivenza dei figli con il genitore che diventa assegnatario dell’abitazione e che può anche non essere il proprietario, o il comproprietario, di quell’immobile, come nel caso in cui esso appartenga all’altro ex coniuge o a terzi.

Invece, le condizioni reddituali dei coniugi non rilevano ai fini dell’assegnazione dell’alloggio. La casa non è assegnata come sostegno del reddito del coniuge meno abbiente, ma per tutelare i figli minorenni, o maggiorenni ma non ancora autosufficienti. Perciò, può ben esserci l’assegnazione della casa familiare anche in assenza del riconoscimento dell’assegno di mantenimento.

Assegno di mantenimento e di divorzio: requisiti

Durante il matrimonio, l’obbligo di mantenimento reciproco deriva dal dovere di assistenza morale e materiale che ciascuno dei coniugi ha verso l’altro. Con la fine dell’unione, l’assegno di mantenimento spetta al coniuge separato che non dispone di «adeguati redditi propri», come sancisce l’art. 156 del Codice civile. L’assegno di mantenimento viene riconosciuto al coniuge al quale la separazione non è stata addebitata e l’importo viene determinato dal giudice «in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato»: questa formulazione molto ampia lascia spazio alla discrezionalità nello stabilire la cifra, che comunque dovrà essere sufficiente a garantire le esigenze di vita dell’ex coniuge e dei figli minori, in modo da mantenere inalterato il tenore di vita preesistente.

Con il divorzio le cose cambiano, perché il criterio del vecchio tenore di vita non si applica più e viene sostituito da un assegno divorzile che, come ha stabilito nel 2018 la Corte di Cassazione [3], ha una più limitata funzione «assistenziale, compensativa e perequativa». Quindi, mentre l’assegno di mantenimento si basa sulle rispettive condizioni economiche delle parti, e viene riconosciuto se c’è sproporzione, l’assegno divorzile viene disposto soltanto quando l’ex coniuge non è in grado di mantenersi autonomamente, con i propri redditi e le sue disponibilità patrimoniali.

Assegnazione casa familiare e mantenimento: quali rapporti?

Le condizioni economiche, che non rilevano ai fini dell’assegnazione della casa familiare, invece incidono moltissimo sulla determinazione dell’assegno di mantenimento o di divorzio. Questi emolumenti, come vedrai fra poco, a loro volta sono influenzati indirettamente, nella determinazione dell’importo da riconoscere al beneficiario, anche e proprio dall’avvenuta assegnazione della casa familiare. In ogni caso, però, la casa non è e non deve essere una componente dell’assegno di mantenimento da versare all’ex.

Lo stretto legame tra l’assegnazione della casa familiare ed il mantenimento dovuto all’ex coniuge emerge dal tenore della norma (art. 337 sexies del Codice civile) secondo cui: «Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà». In parecchi casi, infatti, la casa di proprietà esclusiva di un coniuge (o talvolta dei suoi genitori), o in comproprietà tra i due, viene assegnata all’altro. In questo modo, il proprietario perde, anche per molti anni, il godimento del bene, e questo ha indubbi riflessi economici. Specialmente nelle grandi città, ed anche in quelle piccole, se l’appartamento è ubicato nelle zone centrali o di prestigio, la disponibilità di una casa quasi gratis per l’ex coniuge assegnatario (che deve pagare da sé solo i consumi) rappresenta un notevole beneficio economico che deve essere considerato e riconosciuto, sia pure non isolatamente, ma insieme a tutti gli altri elementi che determinano l’importo del mantenimento.

Rideterminazione assegno mantenimento per assegnazione casa familiare

Il giudice, quando nella causa di separazione o di divorzio decide l’ammontare del mantenimento, deve considerare le varie fonti di reddito e disponibilità economiche dei coniugi, considerando anche il vantaggio di chi utilizza la casa coniugale, il cui godimento è sottratto all’altro. In concreto, il calcolo viene fatto in base al risparmio di spesa che dovrebbe essere sostenuta per prendere un alloggio analogo in locazione, e questa cifra si aggiunge al reddito del coniuge assegnatario. Così le rispettive proporzioni possono essere riequilibrate e il mantenimento potrà essere riconosciuto in misura inferiore a quella che si sarebbe ottenuta non considerando la casa assegnata. Questo metodo, che viene adottato caso per caso, consente di non operare alcuna riduzione automatica dell’importo dell’assegno di mantenimento in ragione dell’assegnazione della casa coniugale, come afferma anche la giurisprudenza [4].

La Corte di Cassazione [1], nella sua più recente pronuncia sul tema, ha affermato che la revoca dell’assegnazione della casa familiare incide sulla determinazione dell’assegno di mantenimento, anche se avviene dopo il divorzio, perché determina il venir meno, per il beneficiario dell’alloggio, di «un concreto risparmio di spesa» e questo deve assumere rilevanza ai fini della ricostruzione dei redditi delle parti, in modo da riequilibrare la cifra da versare. Nella vicenda esaminata, è stato imposto al giudice di appello, che aveva modificato l’assegnazione della casa familiare in relazione al cambiamento delle modalità di affido, di rivedere e revisionare – anche d’ufficio, cioè in mancanza di una specifica domanda delle parti – l’importo del mantenimento periodico.

Il Collegio ha rilevato che l’assegnazione della casa, seppure costituisca un provvedimento distinto da quelli economici, e adottato in precipua considerazione delle esigenze della prole, ha anche risvolti di carattere economico, e ciò giustifica la revisione dell’assegno di mantenimento, in quanto i due capi della sentenza (quello sulla casa e quello sull’assegno) sono così strettamente collegati che la modifica di uno «se non implica necessariamente che sia modificato anche l’altro, ne richiede quantomeno una specifica e puntuale riconsiderazione, anche d’ufficio».


note

[1] Cass. ord. n. 33606 del 11.11.2021.

[2] Art. 337 sexies Cod. civ.

[3] Cass. S.U. sent. n. 18287/2018.

[4] Cass. ord. n. 15397/2020 e n. 15573/2020.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube