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Come tutelarsi con acquisti online tra privati

14 Novembre 2021
Come tutelarsi con acquisti online tra privati

Garanzia, difetto di funzionamento, mancata consegna e truffa contrattuale: che fare?

Se, nel caso di acquisti online da aziende o piattaforme come Amazon, si applica il codice del consumo, sicché l’acquirente gode di una serie di tutele legali come il diritto di recesso o la garanzia biennale, non a tutti è chiaro come tutelarsi con acquisti online tra privati.

Mettiamo il classico caso di due persone che si conoscano su un sito di aste o su un forum. L’uno propone all’altro l’acquisto di un oggetto di sua proprietà. I due si scambiano una serie di e-mail tra cui le foto dell’oggetto in questione. A seguito delle trattative si mettono infine d’accordo sul prezzo, sulla data e sul luogo della consegna.

Nulla però assicura che il prodotto che verrà spedito sia davvero quello mostrato nelle foto o che lo stesso sia funzionante o che magari non sia contraffatto o proveniente da un furto.

L’acquirente, prima di pagare, proverà a fare qualche ricerca su Internet per scoprire se il soggetto in questione è affidabile, ma non trovando alcuna informazione sul suo conto, vorrà sapere come tutelarsi con acquisti online tra privati. Ecco allora cosa prevede la legge.

Tutele preventive per acquisti tra privati su Internet

Partiamo col dire che la legge non offre alcuna tutela preventiva da truffe, inganni o inadempimenti contrattuali. Le garanzie legali intervengono solo dopo che si è verificato l’illecito (ne avevamo già parlato in Contratto di acquisto: quali tutele?). È in quel momento infatti che si può ricorrere eventualmente al giudice per far valere i propri diritti.

Questo non toglie che le parti possano accordarsi per contemperare l’interesse reciproco ad evitare brutte sorprese o, quantomeno, a ridurre il relativo rischio. In che modo? Ad esempio, versando un anticipo all’atto della spedizione dell’oggetto e il residuo alla consegna, magari dopo la verifica di un corretto funzionamento dello stesso. Oppure, meglio ancora, trovando il modo di incontrarsi di persona per testare le qualità del prodotto compravenduto.

Si potrebbe eventualmente coinvolgere un notaio a cui consegnare in anticipo la somma concordata per la compravendita, con il compito di versarla al venditore solo dopo che avrà attestato in prima persona la consegna dell’oggetto e il suo funzionamento.

Esistono altre forme per ritardare il pagamento come l’assegno postdatato o la cambiale, ma non risolvono il problema per l’acquirente: in entrambi i casi, infatti, si consegna al creditore un titolo esecutivo che può sempre far valere in via esecutiva (ossia tramite pignoramento).

Tutele legali per acquisti online tra privati

Partiamo col dire che, negli acquisti online tra privati, non è previsto né il diritto di recesso entro 14 giorni, né la garanzia legale di 2 anni.

Questo però non toglie che il venditore debba attenersi a una serie di obblighi ossia:

  • comportarsi secondo buona fede e correttezza nella fase delle trattative, non nascondendo nulla a sua conoscenza che potrebbe invalidare il contratto;
  • non recedere dalle trattative senza una valida ragione se queste sono giunte a uno stato tanto avanzato da far ritenere all’acquirente che l’affare andrà sicuramente in porto;
  • garantire che l’oggetto venduto sia lo stesso promesso ed abbia le qualità necessarie a soddisfare il bisogno dell’acquirente;
  • garantire che l’oggetto sia funzionante: una garanzia che deve tuttavia tenere conto dello stato di usura del prodotto e del prezzo corrisposto (tanto è inferiore, tanto si presume che lo sconto sia dovuto proprio alle condizioni non ottimali dell’oggetto);
  • garantire la spedizione dell’oggetto nei tempi promessi o, se non indicati, entro un margine ragionevole.

Se viene violato uno di questi obblighi il venditore è responsabile civilmente per inadempimento. L’acquirente, in linea generale, ha solo una tutela civile consistente nel fargli causa per ottenere la restituzione del prezzo versato e il risarcimento se riesce a dimostrare eventuali danni subìti. Il giudizio viene chiaramente avviato per il tramite di un avvocato e le spese legali devono essere anticipate dall’acquirente salvo che questi non possa rientrare nel gratuito patrocinio.

Il semplice fatto che il venditore non abbia adempiuto, ad esempio non inviando l’oggetto promesso, non implica che possa ravvisarsi nella sua condotta una truffa con conseguente querela da presentare nei suoi confronti alla polizia, ai carabinieri o alla Procura della Repubblica. Per la truffa sono necessari degli «artifici e raggiri» consistenti in atti maliziosi volti a far cadere in errore l’acquirente. La truffa potrebbe sussistere, ad esempio, nel caso in cui il venditore faccia vedere le foto di un prodotto e poi ne spedisca un altro; o quando prometta di vendere un oggetto di cui in realtà non è proprietario. Il punto è che la prova di tale simulazione spetta all’acquirente.

Conviene fare causa contro il venditore?

Una cosa è dire che la legge tutela l’acquirente, un’altra è invece intraprendere le vie legali. Non sempre queste infatti garantiscono il recupero del prezzo corrisposto. Innanzitutto, per un giudizio ci vuole sempre molto tempo, a volte anni. In secondo luogo, quand’anche si vinca il processo – sia esso penale o civile – non è detto che la controparte adempia spontaneamente e sia solvibile. Sicché, anche un pignoramento sarebbe del tutto inutile. Oltre al danno, ci sarà la beffa di dover pagare un avvocato.

Attenzione alla ricettazione o all’incauto acquisto

Chi compra da un privato un oggetto “come nuovo” ad un prezzo eccessivamente basso rispetto al suo valore deve farsi qualche domanda: come mai questo affare? Se dovesse risultare che l’oggetto è stato rubato anche l’acquirente potrebbe risponderne penalmente. In particolare, gli verrà contestato il reato di ricettazione se era consapevole della provenienza illecita del prodotto, o il reato di incauto acquisto se, pur in buona fede, avrebbe dovuto sospettare (sulla base del prezzo e delle modalità di vendita) la sua provenienza illecita.



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