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Sospensione patente per omicidio stradale

16 Novembre 2021 | Autore:
Sospensione patente per omicidio stradale

Quando scatta e quanto dura l’inibizione del titolo di guida per il conducente di un veicolo che investe una o più persone e ne provoca la morte?

Molti pensano che in caso di omicidio stradale ci sia sempre la revoca della patente. Non è così, specialmente dopo un intervento della Corte Costituzionale nel 2019, che ha escluso l’operatività automatica di questa sanzione massima. Ora la revoca è solo facoltativa nel caso di omicidio stradale semplice, cioè non aggravato dalla guida pericolosa, o in stato di ebbrezza alcolica o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

La sospensione della patente per omicidio stradale, invece, scatta inevitabilmente in caso di condanna per questo reato, ma ha una durata temporanea e al termine del periodo stabilito dal giudice il colpevole può tornare a guidare.

Nel caso di patteggiamento, inoltre, la durata della sospensione della patente per omicidio stradale viene ulteriormente diminuita. Molti imputati ricorrono a questo rimedio non solo per attenuare l’entità della pena detentiva irrogata, ma anche per abbreviare il periodo in cui gli è impedito di poter guidare un veicolo a motore. Ciò avviene soprattutto quando c’è la possibilità di ottenere la sospensione condizionale della pena: in questi casi, la reclusione rimane virtuale mentre la sospensione della patente è effettiva, e allora si tenta di accorciarne la durata.

Il reato di omicidio stradale: le pene detentive

Il reato di omicidio stradale è stato introdotto nel 2016 ed è previsto dall’art. 589 bis del Codice penale. La norma punisce, con la pena della reclusione da due a sette anni, «chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale». Per integrare questo reato, dunque, è sufficiente una qualsiasi violazione delle norme del Codice della strada da cui sia derivata la morte di una persona.

Il reato prevede alcune circostanze aggravanti, che comportano un aumento di pena (la reclusione va da un minimo di cinque anni a un massimo di dieci anni) se il colpevole compie alcune violazioni considerate estremamente pericolose e precisamente quando:

  • viaggia in un centro urbano ad una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h, ovvero su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto al limite massimo;
  • attraversa un incrocio con il semaforo rosso, circola contromano, compie una manovra di inversione in prossimità o in corrispondenza di incroci, curve o dossi o sorpassa in un tratto dove c’è la linea continua o un attraversamento pedonale.

In tutti questi casi, la pena è ulteriormente aumentata se il conducente è privo di patente o se guida con la patente sospesa o revocata o se il veicolo è di sua proprietà e sprovvisto di assicurazione obbligatoria Rc auto.

Altre circostanze aggravanti sono costituite dalla guida in stato di ebbrezza alcolica o sotto l’influsso di sostanze stupefacenti. In tali situazioni, la pena della reclusione va da cinque a dieci anni se la guida avviene con un tasso alcolemico nel sangue compreso tra 0,8 e 1,5 grammi per litro, e sale da otto a dodici anni di reclusione per un valore superiore a 1,5 g/l o in qualsiasi caso di guida sotto effetto di droghe o di sostanze psicotrope [1].

In caso di omicidio stradale plurimo, cioè con più vittime, la pena viene irrogata nella misura stabilita per la violazione più grave aumentata fino al triplo, con un limite massimo di 18 anni di reclusione.

Sospensione e revoca patente per omicidio stradale

L’art. 222 del Codice della strada contempla le sanzioni amministrative accessorie all’accertamento di reati, tra i quali le lesioni stradali e l’omicidio stradale. Le sanzioni previste sono, alternativamente, la sospensione della patente di guida o la sua revoca e vengono applicate dal giudice penale contestualmente alla sentenza di condanna dell’imputato, o di applicazione della pena su richiesta delle parti (il cosiddetto “patteggiamento”). Questo istituto è frequentemente utilizzato per il reato di omicidio stradale perché consente di ridurre l’entità della pena e, come vedremo fra poco, anche della sanzione accessoria.

Per l’omicidio stradale la durata massima della sospensione della patente è di quattro anni. Il periodo è diminuito fino ad un terzo in caso di patteggiamento. Quando la condanna diventa definitiva, la patente viene revocata. Tuttavia, la revoca della patente di guida per omicidio stradale non è automatica: la Corte Costituzionale, con un intervento del 2019 e uno del 2021 [2], ha stabilito che essa deve essere disposta solo quando il giudice, valutate le circostanze del caso, non ritiene di dover applicare la più blanda sanzione della sospensione temporanea, come avviene nel caso di omicidio stradale colposo non aggravato.

Per l’irrogazione della sospensione non c’è bisogno di attendere l’arrivo della sentenza di condanna: durante il periodo occorrente per la definizione del processo penale del reato di omicidio stradale, il Prefetto può disporre la sospensione cautelare della patente, che può arrivare sino a un massimo di dieci anni nel caso di omicidio stradale aggravato con «evidente responsabilità». La sospensione cautelare è esclusa solo nei casi di omicidio stradale semplice, commesso senza la contestazione di nessuna aggravante.

Sospensione patente per omicidio stradale con patteggiamento

Il periodo di durata della sospensione della patente per omicidio stradale stabilito dal giudice è diminuito fino ad un terzo in caso di patteggiamento, che per il reato di omicidio stradale è consentito, nella forma dell’applicazione concordata della pena su richiesta delle parti, quando la reclusione non supera i cinque anni [3]. Ciò rappresenta un importante beneficio per l’imputato, anche se egli può concordare soltanto la pena detentiva, mentre la corrispondente sanzione accessoria viene quantificata direttamente dal giudice.

La Corte di Cassazione di recente [4] aveva sollevato il giudice penale dall’onere di una specifica motivazione sul punto, affermando che in caso di sospensione è sufficiente il richiamo alle circostanze della condotta e alla loro gravità, mentre solo per il caso di revoca è necessaria una motivazione puntuale dei criteri di calcolo. Ora con una nuova sentenza [5] la Suprema Corte, in parziale controtendenza con la propria precedente pronuncia, ha affermato che non basta un generico riferimento all’imprudente comportamento di guida e all’irreversibile danno derivato alla vittima.

Il Collegio ricorda che «la sospensione della patente di guida prescinde dal patto sulla pena e la clausola con cui le parti ne abbiano eventualmente concordato la durata deve ritenersi come non apposta, non rientrando l’applicazione della sanzione accessoria nella loro disponibilità ed essendo invece essa rimessa al giudice». Ma quando il giudice intende fissare la durata della sospensione in misura notevolmente superiore al minimo, o addirittura nel massimo, deve «congruamente motivare l’esercizio del suo potere discrezionale». Nel caso esaminato, un imputato aveva patteggiato la pena di un anno e mezzo di reclusione, ma la sospensione della patente era stata disposta per quattro anni e ciò era avvenuto senza l’esposizione delle ragioni.


note

[1] Art. 187 Cod. strada.

[2] Corte Cost., sent. n. 88 del 17 aprile 2019 e sent. n. 68 del 16 aprile 2021.

[3] Art. 444 Cod. proc. pen.

[4] Cass. sent. n. 27476 del 16.07.2021.

[5] Cass. sent. n. 41157 del 12.11.2021.


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