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Se lei ti dice che è incinta: 6 cose da sapere

16 Novembre 2021
Se lei ti dice che è incinta: 6 cose da sapere

Responsabilità del padre e della madre: le regole che i genitori devono sapere in caso di gravidanza inattesa. 

Diventare genitori è bellissimo. Ma quando l’età e i rapporti dei genitori rendono complicata la gestione del bambino la notizia dell’imminente nascita non sempre è accolta con gioia. In tal caso, è bene tenere a mente alcune importanti informazioni di carattere legale. Dal riconoscimento paterno del bambino al mantenimento, dall’aborto al parto anonimo, per finire alla scelta del cognome: ecco 6 cose da sapere se lei ti dice che è incinta.

Riconoscimento del figlio

Il padre ha l’obbligo di riconoscere il figlio sin dalla nascita. Se non lo fa, il figlio – anche dopo tanti anni – potrà chiedergli il risarcimento dei danni. Ma non solo: la madre può agire contro di lui per il riconoscimento coattivo della paternità. Lo può fare senza limiti di tempo (l’azione infatti non è soggetta a prescrizione) chiedendo al giudice il test del Dna. A tale test l’uomo non può sottrarsi. E se rifiuta senza un valido motivo il prelievo del sangue, il giudice dichiara automaticamente la paternità. 

È quindi diritto tanto della madre quanto del figlio che sia dichiarata la paternità.

Opposizione al riconoscimento

Se la madre riconosce il figlio per prima e da sola, il successivo riconoscimento del padre può avvenire solo previo consenso della madre stessa. Ma tale opposizione deve fondarsi su circostanze gravi che danneggiano il figlio (ad esempio, quando il padre è violento). La madre quindi non può opporre un rifiuto pretestuoso alla volontà del padre di riconoscere come proprio il figlio anche in un momento successivo.

Aborto

La scelta se abortire o meno spetta sempre e solo alla madre. Il padre non ha alcuna voce in capitolo: non può cioè costringere la madre ad avere il figlio o meno. 

La legge consente alla donna di abortire entro i primi 90 giorni dal concepimento.

Se il padre non è sicuro che il figlio è suo

Per avere la certezza che il figlio è proprio, il padre può sempre chiedere il test del Dna in un laboratorio privato. Lo può fare anche prima che nasca il bambino, a partire dalla 10ª/14ª settimana di gestazione.

Il mantenimento

Dal momento della nascita del figlio e a prescindere dall’intervento di una sentenza del giudice, il padre è tenuto a contribuire al mantenimento del figlio in proporzione alle sue capacità. La madre quindi, che ha presso di sé il figlio e che se ne prende cura, può rivendicare un assegno mensile da parte dell’altro genitore. E se questo si rifiuta di pagare, si può ricorrere al tribunale affinché gli ingiunga di farlo. Peraltro, non versare il mantenimento al figlio costituisce sempre un reato: sicché il genitore inadempiente può essere denunciato alla polizia o ai carabinieri.

Se nessuno dei genitori è in grado di mantenere il figlio vi devono provvedere i quattro nonni (se in vita) in base al rispettivo reddito.

Il mantenimento è dovuto anche se inizialmente la madre vi rinuncia. 

La misura del mantenimento viene decisa, di comune accordo, dai genitori o, in mancanza di un’intesa, da un giudice il cui intervento viene sollecitato da uno dei due genitori con un ricorso al tribunale.

Il mantenimento è dovuto finché il figlio non diventa economicamente indipendente, momento questo che può spingersi ben oltre i 18 anni.

Parto anonimo

La madre ha diritto a partorire e rimanere anonima, abbandonando il figlio e lasciandolo alle cure dell’ospedale. Il padre invece non può mai restare anonimo avendo, come detto, l’obbligo di riconoscere sempre il figlio, anche se nato da un’unione di fatto.

La scelta del cognome

Il cognome del figlio è normalmente quello del padre che ha riconosciuto il figlio. I coniugi possono concordare di dare al figlio il cognome della madre, che seguirà in tal caso quello del padre.



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