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Vantaggi e svantaggi di trasferire la residenza

16 Novembre 2021
Vantaggi e svantaggi di trasferire la residenza

Effetti del cambio di residenza su Isee, nucleo familiare, agevolazioni, detrazioni e benefici fiscali. 

Un nostro lettore, separato dalla moglie, è ancora residente nel vecchio appartamento dove non abita più ed, al posto suo, vivono invece i figli. Ci chiede dunque quali possano essere vantaggi e svantaggi di trasferire la residenza. Ecco alcune importanti questioni da sapere sul punto.

Trasferire la residenza è obbligatorio se non si vive più in una casa?

Partiamo subito col dire che la residenza non si può scegliere a proprio piacimento. Bisogna dichiarare la residenza nel luogo ove si vive quotidianamente, ossia all’interno della propria dimora abituale. 

Non si può quindi essere residenti in un luogo e dimorare in un altro. Il comportamento di chi dichiara la residenza in un luogo ove non abita per gran parte dell’anno è considerato un reato, quello di «falso in atto pubblico». Tale reato però non scatta nei confronti di chi, cambiando dimora, non aggiorna la residenza, ossia non fornisce all’anagrafe il nuovo indirizzo. Questo perché l’illecito penale richiede una condotta attiva, mentre in questo secondo caso si è dinanzi a una semplice omissione.

Vantaggi di trasferire la residenza

Il primo vantaggio di trasferirsi in un luogo diverso da quello dei propri familiari sta nella possibilità di accedere a una serie di prestazioni socio-assistenziali a cui invece non si avrebbe diritto se si continuasse a convivere con persone legate da un rapporto di parentela. Difatti, chi trasferisce la propria residenza si stacca dal precedente nucleo familiare per formarne uno a sé stante. Avrà quindi un proprio Isee e, se il suo reddito è inferiore a determinate soglie (definite volta per volta dalla legge), potrà usufruire di diversi sostegni per i poveri. Diversamente, i suoi redditi si sommerebbero a quelli degli altri conviventi e probabilmente sforerebbe i limiti previsti dalle singole norme di settore.  

Dunque, per staccarsi dal precedente nucleo familiare e non sommare i propri redditi a quelli dei familiari è necessario trasferire la propria residenza altrove. 

Tanto per fare un esempio, si potrà avere diritto al gratuito patrocinio se il proprio reddito è inferiore a circa mille euro al mese, si potrà ottenere la pensione sociale se si ha un reddito inferiore a 500 euro al mese e così via. 

Si tenga conto tuttavia che se i figli non hanno compiuto 26 anni, non hanno reddito e non sono coniugati fanno ancora nucleo familiare con il padre ai fini dell’Isee. 

Un secondo vantaggio del trasferire la propria residenza sta nella reperibilità per postini e ufficiali giudiziari: ogni volta che c’è da notificare un atto e il destinatario non viene trovato (perché trasferitosi), se il luogo della nuova dimora non è conosciuto l’atto viene depositato presso l’ufficio postale (se si tratta di una raccomandata a.r.) o presso la Casa Comunale della precedente residenza, indipendentemente dal fatto che questi non vi abiti più. Le notifiche si assumono come per eseguite correttamente e l’atto produce i suoi effetti giuridici, come se fosse stato regolarmente consegnato. 

Tanto per fare un esempio, se c’è da notificare una multa, una cartella esattoriale, una citazione in giudizio e così via, il destinatario non potrà venirne a conoscenza, non potrà difendersi e ne subirà comunque tutte le conseguenze (ad esempio, la scadenza dei termini per l’impugnazione). 

Un altro vantaggio del trasferimento della residenza sta nella possibilità di scegliere un medico curante che sia più vicino a sé, che si trovi cioè nel proprio Comune. E lo stesso dicasi per gli uffici di riferimento per ottenere certificati.

Lo spostamento della residenza ha anche effetti sul tribunale competente per eventuali cause. Tutte le volte che c’è da avviare un giudizio contro un’altra persona, il giudice a cui rivolgersi è, in via generale, quello del luogo di residenza di quest’ultima (salve alcune deroghe). Fissare la propria residenza in un luogo lontano da quello ove si vive quindi potrebbe implicare delle difficoltà logistiche in termini di tutela giudiziaria.

Per le utenze si può usufruire di una tariffa agevolata per residenti.

Dal punto di vista fiscale, se il contribuente va a vivere in una casa di cui è proprietario e vi fissa la residenza evita di versare su di essa l’Imu, cosa che non si può fare solo se vi si risiede o solo se vi si vive. Entrambi i presupposti – residenza e dimora abituale – devono coesistere. 

Un ulteriore vantaggio sta nel fatto che la residenza in una casa di proprietà, se questa è anche l’unica di proprietà, ne determina l’impignorabilità per l’Agente della Riscossione. In buona sostanza, tutte le volte in cui si hanno dei debiti per cartelle esattoriali non versate, vale il divieto di pignoramento della prima casa a patto che il contribuente non abbia altri immobili di proprietà e che in tale casa abbia fissato la propria residenza. 

Svantaggi del trasferire la residenza

Sono sicuramente minimi gli svantaggi del trasferire la residenza. Se si ha un reddito complessivo annuo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili, si può essere fiscalmente a carico del familiare con cui si convive, il quale otterrà perciò le detrazioni fiscali previste dalla legge. Questo beneficio cessa però se il familiare va a vivere altrove. 



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1 Commento

  1. Salve a me capitato che con i vigili del mio paese dove abito avevo chiesto una residenza non parentela.invece scopro dopo tempo che hanno fatto il contrario.nonostante sollecito il loro errore.pretendono di avere ragione e non fare come chiesto da cittadina che come tutti paghiamo le tasse.un sindaco che non c’è mai.ora chiedo cosa posso fare?

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