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Cessione quinto e licenziamento: a che serve l’assicurazione?

16 Novembre 2021
Cessione quinto e licenziamento: a che serve l’assicurazione?

Se c’è il licenziamento e si è stipulata l’assicurazione perché l’assicurazione dice che il debito resta e va pagato? L’assicurazione copre solo la banca?

Un nostro lettore ha ottenuto un prestito da una banca con cessione del quinto dello stipendio. Insieme alla cessione, la banca gli ha imposto – così come prevede la legge – la stipula di un’assicurazione per il rischio morte e licenziamento. Senonché, dopo alcuni anni, il debitore ha perso il posto di lavoro. Convinto che il debito sarebbe stato estinto dall’assicurazione e che non avrebbe più dovuto versare alcuna rata, il lettore invece si è visto presentare una diffida da parte della stessa assicurazione con cui aveva stipulato la polizza. Questa sostiene che la garanzia coprirebbe solo la banca e non anche l’assicurato il quale ora sarebbe tenuto a restituire le somme che l’assicurazione ha versato al finanziatore. 

Di qui ci viene posta la domanda: in caso di cessione del quinto dello stipendio e licenziamento, a che serve l’assicurazione? Il debito rimane oppure non si deve più pagare nulla? Tutto dipende dal tipo di contratto di assicurazione che ha firmato il soggetto finanziato al momento della cessione del quinto dello stipendio. Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Ricordiamo innanzitutto che l’obbligo di sottoscrivere una polizza per il rischio morte e licenziamento scaturisce direttamente dalla legge, in particolare dall’articolo 54 del Dar n. 180/1950. La norma però non dice nulla in merito al tipo di contratto che va stipulato se non che questo deve costituire una garanzia per il soggetto finanziatore. È a quest’ultimo dunque che si rivolge la tutela legislativa e non già al debitore il quale, come vedremo a breve, può subire in determinati casi la manleva dell’assicurazione. 

Esistono, più in particolare, due tipi di polizze assicurative:

  • polizze rischio credito;
  • polizze rischio pecuniarie.

Nelle polizze rischio credito, in caso di perdita involontaria del lavoro (ossia nell’ipotesi di licenziamento senza giusta casa o di fallimento dell’azienda), l’assicurazione prima liquida la società che ha erogato il prestito (la banca o la finanziaria), ossia versa ad essa tutte le rate restanti del prestito, ma dopo si rivale contro l’assicurato a cui impone il rimborso di tali somme. Dunque, il soggetto assicurato, nonostante la polizza, non si libera del debito: il debito rimane ma andrà rimborsato non più alla banca o alla finanziaria ma all’assicurazione. Per l’assicurato dunque cambia sostanzialmente ben poco.

Nelle polizze pecuniarie invece l’assicurazione non può rivalersi contro l’assicurato se questi perde il lavoro, non almeno finché questi non trova un nuovo posto (sul quale quindi potrebbe ottenere una cessione del quinto fino ad estinzione del debito). In questo secondo caso, dunque, la tutela del soggetto finanziato è più forte poiché, se questi dovesse rimanere disoccupato, non dovrà più preoccuparsi del debito e non sarà tenuto a restituire nulla neanche all’assicurazione. 

In entrambe le polizze, l’assicurazione non copre la perdita del lavoro volontaria, ossia quella scaturente da licenziamento per giusta causa e da dimissioni volontarie (sono evidentemente escluse le «dimissioni per giusta causa», determinate cioè da un grave comportamento del datore di lavoro).

Proprio per tale motivo, tutte le volte in cui si sottoscrive un’assicurazione collegata a una cessione del quinto dello stipendio, il lavoratore deve prestare massima attenzione al tipo di contratto. 

Spetta tuttavia alla banca o alla finanziaria che eroga il prestito fornire al proprio cliente una chiara consulenza in merito (tanto è imposto della linee guida della Banca d’Italia e dell’Ivass): gli intermediari devono dare «adeguata evidenza all’esistenza del diritto di surroga e ai suoi effetti». Purtroppo, nella prassi, ciò succede di rado e non poche volte il cliente che ha sottoscritto una cessione del quinto e una polizza assicurativa si trova, in caso di licenziamento, dinanzi alla richiesta di pagamento da parte dell’assicurazione senza neanche comprenderne le ragioni.



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