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Cos’è l’equo compenso?

1 Febbraio 2022 | Autore:
Cos’è l’equo compenso?

Come vengono parametrati i corrispettivi minimi dei professionisti? Cosa fare nel caso in cui non vengano rispettate le soglie stabilite dal ministero?

Sei sicuro di incassare quello che effettivamente vale la tua prestazione professionale? Pensi che possa essere sottovalutata o che il tuo cliente abbia dei motivi per pensare che è troppo onerosa? Per risolvere questi dubbi esiste l’equo compenso, diverso però dall’equa retribuzione, che interessa i lavoratori dipendenti. Cos’è l’equo compenso, allora?

L’equo compenso è quello che un professionista (un avvocato, un commercialista, un geometra, ecc.) deve percepire in base alla qualità e alla quantità del lavoro che ha fatto. Ma chi lo stabilisce e sulla base di quali parametri? Come viene calcolato l’equo compenso? La soglia minima è fissata da vari decreti ministeriali che interessano le diverse categorie professionali. Vediamo come funziona.

Equo compenso: che cos’è?

L’equo compenso si può definire come il corrispettivo minimo e adeguato da versare a un professionista in base alla quantità e alla qualità del lavoro da lui prestato. Riservato una volta agli avvocati, oggi l’equo compenso è stato allargato ad altre categorie di professionisti e di lavoratori autonomi come i consulenti del lavoro, i commercialisti, i medici, gli psicologi, gli architetti, ecc., indipendentemente dal fatto che siano iscritti o meno a un Ordine.

Alla base dell’equo compenso (come dell’equa retribuzione che, però, interessa i lavoratori dipendenti) c’è l’articolo 36 della Costituzione italiana, che prevede il diritto del lavoratore «ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa».

L’equo compenso deve tenere conto di diversi fattori, come la difficoltà ad eseguire una prestazione, il livello qualitativo del lavoro e di chi lo svolge, il tempo che occorre per studiare una richiesta e proporre le soluzioni adeguate e via dicendo.

Equo compenso: a chi si applica?

L’equo compenso viene applicato solo per i rapporti tra i professionisti e specifiche categorie, disciplinati da convenzioni predisposte unilateralmente da:

  • banche;
  • imprese assicurative;
  • imprese che non fanno parte della categoria delle microimprese o delle piccole e medie aziende.

L’equo compenso non viene applicato, invece, agli agenti della riscossione che, comunque, devono garantire compensi adeguati all’importanza delle prestazioni.

Equo compenso: come funziona?

La legge stabilisce come equo compenso una soglia minima al di sotto della quale un professionista non può essere pagato per una determinata prestazione. Ci sono, però, delle regole da rispettare nel momento in cui il prestatore ed il cliente sottoscrivono un contratto. Possono essere considerate vessatorie (e, quindi, comportare la nullità dell’accordo) delle clausole come ad esempio:

  • il rifiuto di fare il contratto in forma scritta;
  • le modifiche unilaterali del contratto;
  • l’anticipo delle spese da parte del professionista;
  • la pretesa di prestazioni aggiuntive a quella richiesta;
  • i termini di pagamento superiori a 60 giorni;
  • l’obbligo per il professionista di rinunciare al rimborso delle spese legate alla prestazione effettuata.

Va chiarito, però, che anche in presenza di clausole vessatorie:

  • il contratto rimane valido per il resto delle clausole;
  • la nullità del contratto va solo a vantaggio del professionista.

Equo compenso: come viene calcolato?

L’ammontare dell’equo compenso viene calcolato in base a determinati parametri stabiliti da alcuni decreti ministeriali. Nello specifico:

  • per gli avvocati, il decreto del ministero della Giustizia n. 55 del 10 marzo 2014 «Nuovi parametri forensi in attuazione della riforma dell’ordinamento professionale»;
  • per i commercialisti, il decreto del ministero della Giustizia n. 140 del 22 agosto 2012;
  • per i consulenti del lavoro, il decreto ministeriale n. 46 in vigore dal 22 maggio 2013;
  • per le professioni sanitarie, il decreto del ministero della Sanità n. 165 del 19 luglio 2016;
  • per le professioni tecniche (architetti, biologi, dottori agronomi o forestali, geometri, ecc.), il decreto ministeriale del 17 giugno 2016.

Equo compenso: si può contestare?

Che succede se un professionista non riceve quello che viene determinato dai vari decreti come equo compenso?

La riforma della disciplina in materia, approvata alla Camera nel mese di ottobre 2021, prevede, tra le altre cose, la possibilità per il professionista di rivolgersi a un giudice perché ritiene che il compenso ricevuto non sia equo e che, in questo caso, il giudice possa ristabilire l’importo del compenso ed un indennizzo per il professionista, oltre al risarcimento dell’eventuale danno.

È, inoltre, ammessa la class action, cioè l’azione di classe per difendere in tribunale i diritti omogenei dei professionisti. Tale azione è compatibile con quella che il singolo può avere avviato per conto suo.

Infine, è prevista l’istituzione dell’Osservatorio nazionale sull’equo compenso, che dovrà segnalare al ministero competente eventuali violazioni e che sarà tenuto a relazionare in Parlamento sulla propria attività di controllo.



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