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La mancata partecipazione alla negoziazione assistita

3 Febbraio 2022 | Autore:
La mancata partecipazione alla negoziazione assistita

Quali sono le conseguenze dell’ingiustificata assenza all’incontro di negoziazione per risolvere in via amichevole una controversia?

Un buon avvocato, oltre che ricorrere in tribunale, dovrebbe anche saper conciliare le parti in lite. In un questo senso, il difensore dovrebbe essere anche mediatore, cioè fare da paciere tra i contendenti. Questo ruolo è stato avvalorato dalla legge con l’introduzione, nel 2014, della negoziazione assistita. Di cosa si tratta? In pratica, la negoziazione è una specie di mediazione, con la differenza che essa si svolge tra gli avvocati e non in presenza del mediatore. Con questo articolo vedremo cosa comporta la mancata partecipazione alla negoziazione assistita.

Sin da subito va detto che nessuno può essere obbligato a partecipare a un incontro contro la propria volontà. Di conseguenza, l’invito alla negoziazione assistita può essere declinato. Il punto, però, è che la legge prevede delle conseguenze nel caso di ingiustificata assenza alla negoziazione assistita. Quali? Scopriamolo insieme.

Negoziazione assistita: cos’è e a cosa serve?

La negoziazione assistita è una procedura conciliativa. A differenza della mediazione civile, la negoziazione si svolge tra le parti e i rispettivi avvocati, senza la presenza di un soggetto terzo e imparziale come il mediatore.

La negoziazione assistita serve a risolvere bonariamente una controversia, evitando così il ricorso all’autorità giudiziaria.

Negoziazione assistita: quando è obbligatoria?

Per legge [1], la negoziazione assistita è obbligatoria nelle controversie aventi ad oggetto:

  • il risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti;
  • il pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti 50mila euro, sempreché la materia non rientri nelle ipotesi di mediazione civile obbligatoria.

In queste due circostanze, la negoziazione assistita è condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria. In pratica, vuol dire che, senza il tentativo di concludere una negoziazione assistita, non è possibile promuovere l’azione direttamente in giudizio.

Se ciò accadesse, cioè se si andasse in tribunale senza aver effettuato il tentativo obbligatorio di negoziazione, il giudice non potrebbe entrare nel merito della questione e sarebbe obbligato a rinviare la causa per consentire la conciliazione mediante negoziazione.

In tutti i casi diversi da quelli visti sopra (risarcimento danni da sinistro e pagamento somme fino a 50mila euro), la procedura di negoziazione assistita può essere utilizzata in maniera facoltativa per qualsiasi tipo di controversia, purché si verta in materia di diritti disponibili (sono indisponibili la salute, la vita, gli alimenti, la retribuzione e le ferie del lavoratore dipendente, ecc.).

Ad esempio, la procedura di negoziazione assistita può essere anche utilizzata per le soluzioni consensuali di separazione personale e divorzio, nonché per la modifica delle condizioni di separazione e divorzio già in essere.

La negoziazione assistita non trova mai applicazione quando si tratta di procedimento per decreto ingiuntivo, di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, in tutti i procedimenti in camera di consiglio (ad esempio, nei casi di volontaria giurisdizione), in quelli di urgenza e nelle controversie tra professionisti e consumatori.

Negoziazione assistita: come funziona?

La negoziazione assistita si svolge tra avvocati. Il legale della parte che intende promuovere un’azione giudiziaria invia alla controparte, per iscritto, un formale invito ad aderire alla negoziazione assistita al fine di trovare una soluzione conciliativa.

L’intera procedura non può durare più di tre mesi, prorogabili per ulteriori trenta giorni su accordo tra le parti.

Gli esiti della negoziazione assistita sono due:

  • se le parti raggiungono un accordo, unitamente ai propri avvocati sottoscrivono una convenzione che costituisce a tutti gli effetti titolo esecutivo, esattamente come un provvedimento del giudice;
  • se, invece, le parti non trovano un accordo oppure una di esse non aderisce alla negoziazione, magari rifiutandola oppure non riscontrando affatto, allora la parte che ha interesse può procedere con l’azione giudiziaria.

Assenza ingiustificata alla negoziazione: cosa succede?

Secondo la legge, l’invito a partecipare all’incontro di negoziazione assistita deve contenere l’avvertimento che la mancata risposta entro trenta giorni dalla ricezione o il suo rifiuto può essere valutato dal giudice ai fini delle spese del giudizio e del pagamento di un’ulteriore somma a titolo di risarcimento.

In pratica, la parte che rifiuta, in maniera ingiustificata, di prendere parte alla negoziazione assistita va incontro a una vera e propria forma di responsabilità civile che il giudice, all’esito del processo, può valutare per una condanna al pagamento delle spese di giustizia e del risarcimento del danno.

Ciò avviene perché l’assenza ingiustificata a prendere parte al tentativo di conciliazione rappresenta per la legge una condotta colpevole che, pertanto, può essere sanzionata dal giudice se risulta evidente, al termine del procedimento, che la causa si sarebbe potuta evitare mediante un accordo bonario.

Detto ancora in altri termini, la legge intende punire colui che si è sottratto senza motivo alla conciliazione, contribuendo così a ingolfare la macchina della giustizia.

Mancata partecipazione alla negoziazione: risarcimento

La mancata partecipazione alla negoziazione assistita può così essere sanzionata dal giudice:

  • se risulta che la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave (cioè in pratica sapendo di avere torto), allora il giudice, su istanza dell’altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni;
  • in ogni caso, il giudice, anche d’ufficio, può condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata.

Insomma: il giudice potrebbe condannare la parte che non ha accettato l’invito alla negoziazione assistita al pagamento di un risarcimento a favore della parte vittoriosa, anche qualora quest’ultima non l’abbia chiesto espressamente.

Ad esempio, il tribunale di Torino [2], alla luce del mancato riscontro dell’invito alla negoziazione, ha condannato d’ufficio il convenuto al pagamento di 3.000 euro a favore della parte vittoriosa.


note

[1] D.L. 12 settembre 2014 n. 132 convertito in L. 10 novembre 2014 n. 162.

[2] Trib. Torino, sent. del 18.01.2017.

Autore immagine: canva.com/


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