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Articolo 2 Costituzione italiana: spiegazione e commento

16 Novembre 2021 | Autore:
Articolo 2 Costituzione italiana: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 2 Cost, quali sono i diritti inviolabili dell’uomo e i doveri inderogabili. 

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Viene prima il singolo o la collettività?

L’articolo 2 della Costituzione stabilisce che il cittadino è titolare di diritti inviolabili ma al tempo stesso deve adempiere a doveri inderogabili. 

«Diritti inviolabili» e «doveri inderogabili» sono le parole chiave di questa norma che cerca di contemperare due contrapposte esigenze: quelle del singolo e quelle della collettività. Esigenze spesso in conflitto tra loro, perché dove c’è un interesse generale bisogna necessariamente sacrificare quello particolare. 

Del resto, parlare di diritti senza doveri è un controsenso: sarebbe come volere una città di sole discese senza salite. Si tratta di due facce della stessa medaglia: laddove c’è un diritto in capo a un cittadino esiste un dovere in capo ad un altro. Se rivendicassimo solo i nostri diritti, dimenticandoci però dei doveri correlati agli altrui diritti, non potremmo vivere in pace. 

L’articolo 2 della Costituzione ci dice questo: il singolo e la collettività devono imparare a coesistere, per il bene di tutti. Uno Stato che persegue solo l’interesse dell’individuo finisce nel caos e nell’anarchia così come uno Stato che tutela solo gli interessi pubblici cade nella dittatura. 

Tra queste due esigenze la nostra Costituzione cerca un compromesso pragmatico individuando, per ciascun diritto, le ipotesi in cui questo può essere compresso per il bene pubblico: casi eccezionali ma non per questo da dimenticare. 

La stessa Costituzione, a volte, sembra preferire l’uno o l’altro a seconda del caso. 

Ad esempio, si può comprimere la proprietà personale con un’espropriazione quando sussiste un pubblico interesse. Si può limitare la libertà di circolazione e soggiorno per motivi di sanità o sicurezza pubblica. Ci si può associare liberamente a meno che si tratti di associazioni segrete. Si può professare qualsiasi religione, purché non contraria al buon costume. Ognuno è libero di svolgere un’attività economica ma questa non può mai svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà o alla dignità umana. E così via.

Il riconoscimento dei diritti naturali e la loro tutela

Ogni parola della nostra Costituzione non è mai messa a caso. Per questo è anche una delle opere meglio riuscite della nostra letteratura. L’articolo 2 ne è un esempio. La Repubblica – dice la norma – «riconosce» i diritti inviolabili dell’uomo. Qual è la novità? I diritti non sono più concepiti come una graziosa concessione del sovrano, un’emanazione del potere proveniente dall’alto. Al contrario, lo Stato prende atto che i diritti già esistono in natura, ne riconosce la “preesistenza” rispetto allo Stato stesso: appartengono sin dalle origini alla persona in quanto tale e, pertanto, vengono ritenuti inviolabili. Logica conseguenza di ciò è che i diritti vanno anche tutelati. Ecco la ragione del secondo verbo contenuto all’articolo 2: la Repubblica riconosce e «garantisce» i diritti fondamentali. 

Questa tutela si presenta sotto due forme: da un lato è la Repubblica stessa (come dirà poi il successivo articolo 3) a rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono il libero e concreto esercizio dei diritti; dall’altro lato, si riconosce all’individuo il diritto di ricorrere a un giudice per la propria tutela (come stabilito dall’articolo 24).

I diritti tutelati dall’articolo 2

L’articolo 2 è una norma che introduce solo genericamente i diritti che verranno poi elencati a partire dall’articolo 12. Ma proprio questa genericità consente di ampliare l’elenco non solo ai diritti tradizionali, ma anche a quelli più recenti, collegati al progresso tecnologico e all’evoluzione dei costumi e della sensibilità sociale. Si pensi al diritto alla navigazione in Internet che, dal diritto all’informazione, trae origine; o al diritto all’oblio e alla privacy; al diritto alla procreazione assistita (con il ricorso alla fecondazione artificiale); al diritto alla tutela dell’ambiente e degli animali da compagnia.

Lo Stato tutela non solo i diritti individuali, quelli per così dire “egoistici” del singolo ma anche quelli delle formazioni sociali, ossia dei gruppi, in cui si forma la personalità dell’uomo: la famiglia innanzitutto, ma anche la scuola, le associazioni culturali, quelle rappresentative di interessi economici (ad esempio, i sindacati), i partiti e ogni altra forma di aggregazione umana. 

La capacità del nostro Stato di tutelare tali diritti dipende però anche dai suoi rappresentanti. A poco vale dire che il diritto al lavoro è inviolabile se poi le istituzioni non sono in grado di arginare la disoccupazione. Non serve dire che uno dei diritti fondamentali è l’istruzione se poi le scuole a volte non sono buone e gli insegnanti mal retribuiti. Che dire poi del diritto alla salute, incompatibile con i tagli alla sanità, i giri di affari della criminalità organizzata, l’assoluta assenza di tutela dell’ambiente in determinate zone del territorio contaminate da scorie ed inquinamento? E se non fossero esistiti Internet e i social network, il diritto di espressione sarebbe stato ad appannaggio solo delle società editrici. 

Che dire del diritto alla giustizia se poi più della metà dei processi penali si chiude per prescrizione? Verrebbe da riscrivere l’articolo 2 e sostituire la formula «diritti inviolabili dell’uomo» con «diritti degli uomini inviolabili». 

Bisogna dunque passare dalle parole ai fatti. Ma dei mali del nostro Paese non si può sempre dare la colpa al vertice. Nella democrazia, il vertice è una speculare rappresentazione della base, ne rispecchia i vizi, l’ignoranza, le contraddizioni. E dunque, la vera rivoluzione non può mai essere né quella armata né quella della protesta di piazza: la rivoluzione è solo culturale. Che senso ha cambiare degli amministratori corrotti, ignoranti e inefficienti per sostituirli con altri estratti dal medesimo gruppo sociale? Bisogna invece investire sulla formazione delle nuove generazioni perché è solo dalla loro capacità di vedere il bello e il buono che dipende il futuro del nostro Paese. 

Il dovere di solidarietà

Come abbiamo detto, l’articolo 2 della Costituzione riconosce non solo i diritti ma anche i doveri: in particolare, si riferisce ai «doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». 

Quando si parla di solidarietà si pensa quasi sempre a quella nei confronti dei meno abbienti o dei malati: si pensa alla beneficenza e all’assistenza ai bisognosi. Ma la concezione di solidarietà contenuta nell’articolo 2 è molto più ampia e si riferisce al “bene comune” come base della convivenza sociale. 

Si parte dall’idea di fondo che il singolo non può star bene tra tanta gente che sta male. Il bene individuale si persegue anche tramite il bene pubblico. Chi mai potrebbe vivere sereno sapendo che, non appena esce di casa, rischia di essere accoltellato per un orologio o di trovare la casa svaligiata dai ladri. Nessuno è un’isola: il benessere, per giungere al singolo, deve partire dal gruppo. Ecco perché non ci si deve meravigliare se i soldi pubblici vengono spesi non solo in infrastrutture e in incentivi alla produzione ma anche in sostegni alle persone meno agiate: seppur non si tratta di investimenti in senso economico lo sono comunque in senso sociale e contribuiscono indirettamente al benessere collettivo. Una società progredisce solo laddove tutti stanno bene. Ed è per questo che tutti devono concorrere a tale obiettivo.

La solidarietà è proprio questo: ogni persona deve considerarsi non solo un essere in sé ma parte integrante di un gruppo sociale. 



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1 Commento

  1. Se fosse stato come lo interpretate voi, l’art 2 sarebbe stato scritto in questo modo:
    “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili della comunitá e richiede all’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
    Ma così non è.

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