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Sentenza di nullità del testamento: quali conseguenze?

4 Dicembre 2021
Sentenza di nullità del testamento: quali conseguenze?

Si tratta di analizzare due sentenze relative ad una dichiarazione di nullità di un testamento. C’è anche un nuovo testamento. Quest’ultimo ha valore oppure non risulta nessun testamento in quanto il primo è stato dichiarato nullo? E’ possibile utilizzare la sentenza come titolo esecutivo per pignorare una somma di denaro disponibile al momento della compravendita di un bene immobile?

La vicenda oggetto della consulenza riguarda gli effetti di una sentenza di primo grado, confermata in appello e poi passata in giudicato, relativa alla declaratoria di nullità di un testamento olografo, dove era altresì emersa l’esistenza di un secondo testamento olografo, anteriore a quello dichiarato nullo, ma pubblicato successivamente e mai contestato.

Per una più facile comprensione, si seguirà l’ordine dei quesiti.

Con riferimento al primo quesito, “sarei interessato a sapere se il nuovo testamento è da considerare come tale a tutti gli effetti di legge oppure non risulta nessun testamento in quanto dichiarato nullo con sentenza di primo grado”, si espone quanto segue.

A seguito della lettura e analisi delle sentenze (in particolare la sentenza provvisoria di primo grado), è possibile evincere chiaramente che il secondo testamento, mai contestato era stato prodotto non per una declaratoria di validità, bensì come strumento di comparazione ai fini della declaratoria di nullità del testamento impugnato. Ad ogni modo, il tribunale competente lo ha ritenuto un valido strumento di comparazione e ne ha indirettamente valutato l’attendibilità.

Pertanto, in assenza di una formale contestazione del secondo testamento, considerato che le disposizioni ivi contenute erano quasi identiche a quelle del testamento dichiarato nullo come accertato dal tribunale e, quindi, preso atto che di fatto nulla (o poco) era cambiato rispetto all’apertura della successione sulla base del testamento dichiarato nullo, è stato possibile affermare che il secondo testamento può considerarsi valido ed efficace.

Con riferimento al secondo quesito, “Sarebbe altresì utile ricevere chiarimenti in merito alla possibilità di utilizzare tale sentenze come titolo esecutivo qualora si manifesti la necessità di pignorare una somma di denaro disponibile al momento della compravendita di un bene immobile?”, si espone quanto segue.

Le sentenze oggetto dell’analisi sono sentenze cosiddette accertative e dichiarative, ossia si limitano ad accertare una determinata situazione di fatto e di diritto e a dichiararne l’esistenza o meno.

Il loro impiego come titolo esecutivo ai fini di un pignoramento è strettamente limitato al rimborso per le spese legali (oltretutto riconosciute solo nella sentenza di appello), poiché nessun’altra disposizione di tipo economico o di condanna è stata prevista nelle sentenze.

Resta inteso che queste sentenze assumono un titolo “costitutivo” (o meglio: confermativo) di un diritto reale sui beni mobili e immobili caduti in successione. Pertanto, possono senza dubbio essere impiegate per far valere un diritto o chiedere un successivo provvedimento dell’autorità giudiziaria per ottenere somme o altro. A titolo esemplificativo, nel caso di una compravendita di bene immobile caduto in successione e in comproprietà tra gli eredi, le sentenze in esame possono essere fatte valere come titolo per reclamare la quota di spettanza.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Vincenzo Maria Scarano



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