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Reddito di cittadinanza non spettante: come si recupera?

17 Novembre 2021 | Autore:
Reddito di cittadinanza non spettante: come si recupera?

I metodi utilizzati dallo Stato e dall’Inps per recuperare le somme indebitamente percepite; quando scatta il sequestro dei conti correnti e dei beni.

La cronaca recente è ricca di casi di truffe sul Reddito di cittadinanza. I furbetti che ottengono il sussidio dichiarando condizioni patrimoniali e reddituali non rispondenti al vero commettono reato; ma al di là di questo sono tenuti a restituire gli importi indebitamente percepiti. Siccome non viviamo nel mondo delle favole, sappiamo bene che nella quasi totalità dei casi la restituzione non sarà spontanea. Senza contare che nel frattempo quei soldi potrebbero essere stati spesi, regalati o dispersi in altre maniere. Allora come si recupera il Reddito di cittadinanza non spettante?

Lo Stato ultimamente ha affinato le armi e si è dotato di strumenti più robusti rispetto a quelli previsti nella prima fase di applicazione, avvenuta nel 2019 e nel 2020. Adesso, tra i poteri di intervento più efficaci c’è il sequestro del conto corrente, o di altri beni mobili e immobili. Questo tipo di sequestro è finalizzato alla confisca, dunque all’apprensione definitiva delle somme al patrimonio dello Stato. Ma la cosa più importante è che la misura colpisce tutto il denaro presente sul conto, fino all’ammontare del profitto illecito. Dunque, vengono sequestrate, in vista della confisca, anche le entrate lecite di colui che ha indebitamente percepito il Reddito.

Inoltre, mentre la condanna penale arriva a distanza di parecchi anni dal fatto, il sequestro viene disposto subito, non appena emerge la notizia di reato connotata da gravi indizi: quindi, il recupero delle somme è molto più veloce del processo. Tutto ciò viene potenziato dal fatto che la revoca del sussidio ha efficacia retroattiva, cioè opera dal momento in cui era stata fatta la dichiarazione falsa per riceverlo; quindi, il beneficiario dovrà restituire tutto l’importo del Reddito di cittadinanza che gli era stato erogato nel corso del tempo senza averne diritto.

Ora vediamo in maniera più approfondita come avviene il recupero del Reddito di cittadinanza non spettante: quando e a quali condizioni viene disposto, chi agisce coattivamente per prelevare le somme e cosa succede se l’interessato è nullatenente.

Truffa sul Reddito di cittadinanza: quali reati?

La legge [1] contempla una speciale ipotesi di truffa ai danni dello Stato compiuta dai percettori del Reddito di cittadinanza, che si verifica quando un soggetto «al fine di ottenere indebitamente il beneficio, rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute». La pena è la reclusione da due a sei anni.

C’è poi un ulteriore reato, che riguarda l’omessa comunicazione delle variazioni del reddito, del patrimonio familiare o di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio. Questo illecito viene commesso da chi già percepisce il Reddito di cittadinanza perché inizialmente si trovava nelle condizioni legittime per riceverlo, ma in seguito le condizioni sono variate ed egli non le ha rappresentate. In questo caso, la reclusione va da uno a tre anni.

Revoca del Reddito di cittadinanza: quando avviene?

La revoca del Reddito di cittadinanza viene disposta dall’Inps quando dai controlli emergono irregolarità sul diritto alla percezione. In concreto, può trattarsi del reato di false attestazioni o di omessa comunicazione delle variazioni, ma anche della scoperta di un lavoro svolto in nero o di una residenza dichiarata che in realtà è falsa (come avviene per numerosi percettori stranieri).

Quanto alla tempestività di intervento, bisogna considerare che i dati indicati nella domanda per reddito di cittadinanza (come lo stato di disoccupazione, il reddito Isee al di sotto della soglia di ammissione, la composizione del nucleo familiare, le autovetture possedute, le somme depositate in banca e gli altri cespiti finanziari) sono dichiarati dal richiedente in forma di autocertificazione. Siccome i controlli sulla veridicità delle dichiarazioni sono successivi e non preventivi, e vengono effettuati a campione, e non sull’intera popolazione dei percettori, i casi di accertamento in flagranza, o comunque in tempo reale, dell’illecito sono piuttosto rari. Di solito, passano diversi mesi, o anche anni, prima che l’Inps si accorga dell’illecito e disponga la revoca del Reddito di cittadinanza, con effetto retroattivo, richiedendo la restituzione delle somme indebitamente percepite fino a quel momento.

Restituzione e recupero Reddito di Cittadinanza

Per effetto della revoca disposta dall’Inps, il beneficiario è tenuto alla restituzione di quanto percepito senza averne diritto [2]. L’Inps richiede all’interessato la restituzione con un atto amministrativo di accertamento analogo a quello emesso per il recupero di tutte le altre prestazioni sociali non spettanti [3] ed è possibile l’adempimento spontaneo, versando le somme in unica soluzione o con pagamenti rateali (fino a un massimo di 36 rate, con un importo minimo di 60 ciascuna), in presenza di comprovate difficoltà economiche.

A seconda dei casi, il recupero del Reddito di cittadinanza indebitamente percepito potrà riguardare:

  • l’intero periodo di erogazione, in presenza di dichiarazioni false per ottenere l’ammissione al beneficio, che altrimenti non sarebbe spettato;
  • un arco di tempo più limitato, nel caso di perdita successiva dei requisiti che non sono stati comunicati, come quando vengono superate le soglie reddituali richieste per il mantenimento del sussidio ma il percettore non ha riportato i nuovi valori nella dichiarazione Isee aggiornata.

In concreto, se erano state rilasciate dichiarazioni mendaci sui requisiti di ammissione la revoca sarà integrale, mentre se c’è stata un’omessa comunicazione delle variazioni reddituali e patrimoniali, o di altre informazioni dovute, la decadenza, e il conseguente recupero, scatterà solo a partire dal momento in cui il Reddito avrebbe dovuto essere revocato o ridotto nell’importo (in quest’ultimo caso, la restituzione avverrà per la differenza tra l’ammontare percepito e quello spettante).

Reddito di cittadinanza: quando scatta il sequestro?

Il sequestro preventivo di beni è una misura cautelare adottata nell’ambito del procedimento penale [4] e serve ad impedire che il reato venga portato a conseguenze ulteriori, evitando che il reo possa continuare a godere dei proventi ottenuti con la sua condotta delittuosa. Nei reati contro il patrimonio questo tipo di sequestro colpisce l’illecito profitto: nel nostro caso, si tratta delle somme corrispondenti al Reddito di cittadinanza indebitamente ottenuto e poi revocato. Nel momento in cui l’Inps acquisisce contezza del reato, inoltra la notizia alla competente Procura della Repubblica, che può chiedere al giudice per le indagini preliminari l’emissione del decreto di sequestro preventivo per un ammontare pari a quanto indebitamente ricevuto dal percettore.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione [5] ha dichiarato valido il sequestro del conto corrente bancario, e della carta Postepay Evolution collegata, di un percettore di Reddito di cittadinanza che, in assenza dei requisiti necessari, aveva falsificato i documenti per ottenerlo. La Suprema Corte ha ritenuto legittimo il sequestro operato anche sulle somme giacenti sul conto che non erano state accreditate dall’Inps con l’erogazione del Reddito di cittadinanza, ma provenivano da altre attività del titolare, compreso lo stipendio ricevuto per lavoro dipendente e altri sussidi a sostegno della famiglia. Si trattava, oltretutto, di denaro depositato dopo la commissione del reato di false dichiarazioni; ma ciò non impedisce la sua sequestrabilità in vista della confisca, perché – come spiega la sentenza – «qualora il profitto derivante dal reato sia costituito da denaro, la confisca viene eseguita, in ragione della natura del bene, mediante l’ablazione del denaro comunque rinvenuto nel patrimonio del soggetto fino alla concorrenza del valore del profitto medesimo e deve essere qualificato come confisca diretta e non per equivalente».

Nel caso dei (finti) nullatenenti il sequestro preventivo si allarga fino a comprendere non solo i conti correnti ma anche gli altri beni, mobili e immobili, che non sono direttamente intestati all’abusivo percettore del Reddito di cittadinanza ma che rientrano nella sua disponibilità (ad esempio, una casa fittiziamente ceduta a terzi ma che si continua a utilizzare per abitarvi). La prova di questa circostanza deve essere fornita dagli inquirenti e, anche in questo caso, l’ammontare del sequestro arriverà fino al valore del denaro illecitamente percepito, che rappresenta il provento del reato.

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi anche:


note

[1] Art. 7 D.L. n. 4/2019, conv. in L. n. 26/2019.

[2] Art. 7, co. 4, D.L. n. 4/2019.

[3] Art. 38, co.3, D.L. n.78/2010, conv. in L. n. 122/2010.

[4] Art. 321 Cod. proc. pen.

[5] Cass. sent. n. 41183 del 12.11.2021.


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1 Commento

  1. A me l’INPS ha revocato il rdc soltanto perchè la GdF, in base all’incrocio di dati su tabulati, ha notato che io sono titolare di un conto-gioco online. Non è scritto da nessuna parte che non possa averlo, ma tant’è……E non mi è stato concesso neanche l’accesso agli atti (mio sacrosanto diritto) né presso la GdF né presso l’INPS. E non mi è stato notificato NIENTE. Tutto a parole. Questa è l’Italia di Draghi.

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