Diritto e Fisco | Editoriale

L’anatocismo reintrodotto di nascosto dal Governo non passerà (forse)

3 Luglio 2014 | Autore:
L’anatocismo reintrodotto di nascosto dal Governo non passerà (forse)

Conti correnti, mutui e finanziamenti potrebbero vedere crescere, a dismisura l’esposizione debitoria dei correntisti per via della nuova norma introdotta di nascosto dal Governo… ma non è detta l’ultima parola.

 

Come ormai già tutti sanno – complice non certo l’informazione tradizionale, ma il tam tam di internet – nel decreto legge sulla Crescita”, il Governo ha nascosto, come una “viscida biscia”, una norma che reintroduce, di fatto, la possibilità per le banche di prevedere, nei contratti di conto corrente, l’anatocismo: un sistema di determinazione degli interessi passivi che, sommando quelli già maturati al capitale preso in prestito, e calcolando i successivi interessi al risultato così ottenuto, non fa altro che moltiplicare “a cascata” l’esposizione debitoria del cliente.

Un modo di operare, quello del Governo Renzi, da “Prima Repubblica”, non fosse altro per la subdola tecnica di inserire, in un corpo normativo destinato al rilancio della competitività delle piccole e medie imprese – già indebitate sino al collo – una norma, invece, a esclusivo vantaggio dei creditori (la lobby delle banche).

Insomma, la solita arte di “nascondere” le pillole amare in un mare di zucchero (spesso anche inutile).

Ed è sintomatico come il leader del Governo, sebbene costantemente presente dinanzi ai microfoni, si sia sempre dimenticato di comunicare alla nazione il varo della norma e spiegarne le ragioni.

In parole povere, la nuova legge [1] stabilisce modalità e criteri per la produzione, con periodicità (questa volta) non inferiore a un anno (in passato avveniva trimestralmente), di interessi sugli interessi già maturati, nelle operazioni bancarie e finanziarie come mutui e finanziamenti in genere,  ma anche nei conti correnti, conti deposito, ecc.

Ma chi ragiona con le vecchie regole prima o poi cade nelle sue stesse trame. Probabilmente, l’Esecutivo ha dimenticato che oggi le cose non sono più come un tempo e che i media – quelli che contano – sono ormai tutti indipendenti. L’allarme sarebbe stato lanciato (stando a quanto scrive “Il Sole 24Ore”, in un articolo dello scorso 28 giugno) con un post su Facebook da Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, post poi condiviso e tweettato da mezza Italia. Nello stesso giorno, anche il nostro portale lanciava la notizia con un editoriale delle prime ore dell’alba: “Il Governo reintroduce l’anatocismo”.

Poi la notizia è rimbalzata su tutti i siti e social network presenti in rete. In altri tempi, ci sarebbero volute settimane, se non mesi, perché la popolazione si accorgesse di tale manovra, quando ormai la legge era già divenuta definitiva.

Ma così, forse, non sarà questa volta. Un po’ perché, dopo lo sdegno della popolazione e il rischio di una irreversibile impopolarità, gli stessi padri politici della norma sembrano averci ripensato. Un po’ perché già i primi commentatori hanno sollevato seri dubbi sulla legittimità della disposizione che, sin dalle prime letture, si appaleserebbe incostituzionale per via delle diverse ipotesi che essa contempla e delle disuguaglianze che comporta tra varie categorie di debitori.

Dunque, sembrerebbe di capire, dalla lettura dei commenti, oltreché dalle dichiarazioni di attenti parlamentari, che il decreto “Crescita” non sarà mai convertito in legge (almeno nella parte che qui ci interessa).

Ad ogni modo, anche se così fosse, l’alto tasso di incostituzionalità che in esso si respira lascia intendere che la mannaia della Corte Costituzionale – la quale, già in passato, ha inferto profonde ferite sul fianco delle banche – interverrà nuovamente, spinta, specie in questo periodo, da una giurisprudenza di merito sempre molto attenta alle problematiche dei correntisti-debitori.


note

[1] Art. 31 d.l. n. 91/2014.

Autore immagine: 123rf com


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