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Quali sono le conseguenze del protesto?

4 Febbraio 2022 | Autore:
Quali sono le conseguenze del protesto?

Il soggetto che non adempie al pagamento della somma portata da un assegno o da una cambiale può venire protestato e subire effetti sia civili sia amministrativi.

Quando un soggetto non riesce ad onorare i propri debiti può subire un protesto. Con tale atto, infatti, viene ufficializzato il mancato pagamento o la mancata accettazione di un titolo di credito, ovvero di un assegno o di una cambiale. Ad esempio, se un creditore si reca in banca per incassare un assegno ma non può farlo perché è scoperto, cioè è privo di provvista (in parole più semplici sul conto corrente del debitore non c’è la somma necessaria), l’istituto di credito comunica tale circostanza al debitore, concedendogli un termine per effettuare il pagamento. Se questi non versa il denaro necessario per pagare il creditore nei tempi fissati, l’assegno viene protestato. In sostanza, il titolo viene trasmesso ad un pubblico ufficiale, vedi un notaio, il quale iscriverà il protesto nel registro informatico tenuto presso la Camera di commercio competente per territorio. Quali sono le conseguenze del protesto?

Dette conseguenze si possono così schematizzare: il protesto può essere utilizzato immediatamente dal creditore per richiedere l’esecuzione forzata nei confronti del debitore, trattandosi di un titolo esecutivo; comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa; implica la cosiddetta “revoca di sistema”, nel caso in cui riguardi un assegno; il debitore può essere interdetto dall’esercizio della propria professione.

Nel caso dell’assegno, il protesto deve essere levato entro il termine di presentazione dell’incasso, ovvero 8 giorni se è stato emesso nello stesso Comune, 15 giorni, in caso di emissione fuori dal Comune, 20 giorni per l’assegno estero europeo, 60 giorni per l’assegno extracomunitario.

Nell’ipotesi della cambiale, il protesto va levato entro 2 giorni rispetto alla data di pagamento nello stesso riportata.

Quali sono le conseguenze del protesto?

Le conseguenze del protesto hanno carattere civile ed amministrativo.

Sotto il primo punto di vista, il creditore ha la possibilità di rivalersi sul patrimonio del debitore, chiedendo il pignoramento dei suoi beni sia mobili sia immobili. In modo estremamente sintetico, l’iter è il seguente: l’ufficiale giudiziario, su richiesta del creditore, munito del protesto quale titolo esecutivo, procede alla notifica dell’atto di precetto, con il quale invita il debitore a pagare la somma dovuta entro 10 giorni, con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata. Quindi, se il debitore non adempie, l’ufficiale giudiziario può procedere al pignoramento.

Nell’ipotesi di un’espropriazione mobiliare, l’ufficiale giudiziario deve ricercare i beni da pignorare all’interno della casa del soggetto protestato e negli altri luoghi che gli appartengono, pignorando innanzitutto gli oggetti che il giudice ritiene di maggiore e immediata liquidazione (vedi denaro contante, titoli di credito, monili preziosi e ogni bene che rappresenta una fonte di guadagno certa).

I beni pignorati vengono, poi, venduti all’asta oppure il creditore può chiederne l’assegnazione.

Nel caso di un’espropriazione immobiliare l’ufficiale giudiziario pignora i beni immobili di proprietà del debitore (ad esempio, una casa o un terreno) che verranno, poi, venduti all’asta ad un prezzo generalmente inferiore al loro reale valore di mercato.

Il pignoramento, altresì, può avere ad oggetto beni di proprietà del debitore che si trovano in possesso di terzi o crediti del debitore. Ad esempio, l’ufficiale giudiziario può pignorare un oggetto di valore del debitore che si trova nella disponibilità di un suo amico oppure può pignorare lo stipendio del debitore, entro i limiti prescritti dalla legge.

Relativamente alla sfera amministrativa il proteso comporta l’applicazione di una sanzione pecuniaria. Ad esempio, nel caso di un assegno scoperto, la sanzione prevista è compresa tra i 516 euro e i 3.099 euro ma può aumentare se il titolo supera l’importo di 10.329 euro. Il mancato pagamento della sanzione è punito dalla legge con la reclusione.

Se il debitore non paga l’assegno scoperto ovvero non versa la somma necessaria neanche tardivamente, entro 60 giorni, il protesto viene iscritto nel registro informatico. Inoltre, l’ufficiale giudiziario che ha effettuato il protesto invia alla Prefettura territorialmente competente, il nominativo del soggetto. Dal canto suo, la Prefettura provvede alla segnalazione alla Banca d’Italia per l’inserimento del debitore nella Centrale di Allarme Interbancaria (Cai).

Un’ulteriore conseguenza del protesto è la cosiddetta revoca di sistema, vale a dire il divieto assoluto di emettere assegni per i 6 mesi successivi, oltre all’obbligo di restituire il libretto degli assegni non ancora utilizzati. La revoca è automatica e avviene non appena i dati vengono inseriti negli archivi della Banca d’Italia.

Ancora, il debitore può essere interdetto dall’esercitare la sua professione o la propria attività imprenditoriale per almeno 2 mesi.

Come cancellare il protesto?

Dopo che il protesto è stato levato, il debitore può pagare il titolo in qualsiasi momento ed ottenere la cancellazione del protesto. Bisogna, però, distinguere a seconda che si tratti di una cambiale o di un assegno.

Nella prima ipotesi, se il debitore paga la cambiale entro 12 mesi dal protesto, la cancellazione dello stesso dal registro informatico tenuto dalla Camera di commercio è quasi immediata. A tal fine, il debitore deve presentare specifica istanza indirizzata al Presidente della Camera di commercio territorialmente competente, presso l’ufficio protesti della medesima. Analoga istanza può essere presentata da chi dimostri di essere stato protestato illegittimamente o erroneamente dai pubblici ufficiali.

Viceversa, se il debitore ha eseguito il pagamento della cambiale trascorsi 12 mesi dalla levata del protesto, può conseguirne la cancellazione solo dopo avere ottenuto la riabilitazione. Pertanto, deve, preventivamente, inoltrare al Presidente del Tribunale della Provincia di residenza apposita istanza di riabilitazione. Ottenuto il relativo provvedimento, il debitore ha diritto ad ottenere la cancellazione dei dati inerenti al protesto, dal registro informatico dei protesti.

Il soggetto interessato, quindi, deve trasmettere al Presidente della Camera di commercio, formale istanza di cancellazione corredata tra l’altro dalla copia conforme del provvedimento di riabilitazione. Il dirigente responsabile dell’ufficio protesti provvede sull’istanza entro 20 giorni dalla data di presentazione.

Sulla base dell’accertamento della regolarità dell’adempimento o della sussistenza dell’illegittimità del protesto o del provvedimento di riabilitazione, il dirigente accoglie l’istanza e, conseguentemente, dispone la cancellazione dal registro dei dati relativi al protesto, da effettuarsi entro 5 giorni. Il protesto, quindi, si considera, a tutti gli effetti, come mai avvenuto.

In caso contrario, decreta il rigetto dell’istanza. Dell’accoglimento o del rigetto dell’istanza viene data formale comunicazione all’interessato. In caso di rigetto dell’istanza, l’interessato può ricorrere all’autorità giudiziaria ordinaria. Il giudice competente è il giudice di pace del luogo in cui risiede il debitore protestato.

Nell’ipotesi di un assegno la legge, diversamente da quanto previsto per la cambiale, non consente l’immediata cancellazione dell’assegno protestato, dal registro informatico dei protesti a seguito del pagamento.

Da ciò consegue che il debitore protestato che ha pagato e non ha subìto altri protesti, ha diritto di ottenere la riabilitazione ma solo se è trascorso 1 anno dal giorno della levata del protesto. Quindi, anche se l’assegno protestato è stato pagato entro 60 giorni dalla data di presentazione all’incasso, deve comunque rimanere pubblicato, almeno per 1 anno, nel registro informatico dei protesti.

Successivamente, il soggetto interessato ad ottenere la cancellazione dell’assegno protestato dal predetto registro, può preliminarmente rivolgersi al Presidente del Tribunale della Provincia di residenza al fine di ottenere la pronuncia del provvedimento di riabilitazione. In seguito all’ottenimento del decreto deve presentare  istanza per la cancellazione del protesto dal registro informatico all’ufficio protesti della Camera di commercio territorialmente competente.

In caso di protesto illegittimo o erroneo, l’interessato può presentare istanza di cancellazione al Presidente della Camera di commercio competente, analogamente a quanto avviene per le cambiali protestate illegittimamente o erroneamente.

Per quanto concerne la presentazione dell’istanza di cancellazione dei protesti di assegni e la pronuncia del dirigente responsabile dell’ufficio protesti vale quanto già detto in merito alla cambiale.

Per approfondire l’argomento è consigliata la lettura degli articoli: “Cosa mi succede se vengo protestato” e “Come si cancella il protesto cambiale o di assegno?”.



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