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Separazione coppia di fatto con figlio: chi paga l’affitto?

17 Novembre 2021 | Autore:
Separazione coppia di fatto con figlio: chi paga l’affitto?

Il convivente che ha firmato il contratto lascia la compagna e il figlio e va a vivere altrove: il canone è ancora a suo carico?

Stavano insieme da un po’ di anni e avevano deciso di andare a convivere in una casa in affitto. Per ora, andava benissimo così: ad un eventuale matrimonio magari ci avrebbero pensato in futuro. Nel frattempo, avevano fatto anche un figlio. Poi, le cose sono cambiate e, come spesso succede, la noia ed i problemi quotidiani hanno minato il rapporto, finito per saltare in aria. Lui decide di andare via e di non separare il figlio dalla madre, tantomeno di costringere entrambi a cercarsi una nuova sistemazione. L’avrebbe fatto lui. Tra le questioni da risolvere, però, c’è anche questa: in caso di separazione di coppia di fatto con figlio, chi paga l’affitto? Chi resta a vivere in quella casa o chi ha firmato il contratto di locazione? Il rapporto col proprietario dell’immobile passa direttamente a chi ci rimane a vivere?

Recentemente, la Cassazione ha ribadito un orientamento già espresso in passato: nel caso delle coppie di fatto e, quindi, non sposate, non tutte le cose funzionano come in un matrimonio e nulla può essere dato per stabilito. Quindi, chi firma un contratto di affitto resta l’unico interlocutore valido per il proprietario dell’immobile, anche (anzi, soprattutto) quando si tratta di pagare il canone. Se chi lascia l’appartamento vuole che si faccia carico della locazione chi ci rimane, ci dovrà essere qualcosa di scritto in merito: o una sentenza del giudice o un accordo tra i partner. Appare chiaro, dunque, in caso di separazione di coppia di fatto chi paga l’affitto. Ma vediamo perché la Cassazione ha deciso in questo modo.

Separazione coppia di fatto: il contratto d’affitto

Secondo la Corte Costituzionale [1], in caso di separazione di una coppia di fatto, i partner hanno dei diritti quasi del tutto uguali a quelli di due coniugi alla fine del matrimonio. Spieghiamoci meglio.

Per le coppie sposate, la legge sull’equo canone [2] prevede in caso di separazione o di divorzio quanto segue:

  • nel caso in cui il giudice assegni la casa familiare al coniuge che non ha firmato il contratto d’affitto, quest’ultimo subentra nel rapporto con il locatore e resta libero da impegni chi aveva sottoscritto a suo tempo il contratto. Può succedere se la coppia ha un figlio minorenne, portatore di handicap oppure maggiorenne ma non ancora autosufficiente;
  • nel caso in cui il giudice non disponga alcunché su diritto di abitazione di chi non ha firmato il contratto di affitto o quando si arriva ad una separazione consensuale, il contratto passa a chi resta nella casa solo se c’è un accordo tra i due ex coniugi.

Queste due situazioni previste, come si diceva, per le coppie sposate restano tali anche per le coppie di fatto, con una particolarità: nel caso dei conviventi si parla di «successione» nel contratto di locazione solo se la coppia ha avuto figli e indipendentemente dal fatto che la convivenza sia stata registrata o meno in Comune.

Chi paga l’affitto in caso di separazione di coppia di fatto?

Come abbiamo appena visto, affinché il partner che non ha firmato a suo tempo il contratto d’affitto con il locatore possa restare a vivere nella casa dopo la separazione e sia lui a pagare il canone, ci deve essere almeno una di queste due circostanze: che la casa sia stata assegnata da un giudice perché c’è di mezzo un figlio o che ci sia un accordo in tal senso all’interno della coppia.

Così è stato recentemente ribadito dalla Cassazione [3], secondo cui se dopo la separazione della coppia di fatto il partner che aveva firmato il contratto di locazione smette di pagare l’affitto diventa a tutti gli effetti inquilino moroso, non potendo costringere l’altro a pagare anche se resta nell’appartamento insieme al figlio se non c’è un provvedimento del giudice o un accordo della coppia.

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, un uomo è stato condannato a pagare 15mila euro di affitti non versati perché aveva smesso di corrispondere al padrone di casa le mensilità dopo la separazione dalla sua convivente, rimasta nella casa insieme al figlio di entrambi. Giusto, quindi, secondo il parere dei giudici di legittimità, il decreto ingiuntivo fatto recapitare a quello che, ormai, veniva ritenuto un conduttore moroso.

Il motivo di tale decisione risulta fin troppo ovvio: è stato lui e solo lui ad intestarsi a suo tempo il contratto di affitto e, in mancanza di un successivo accordo con la compagna e della sentenza di un giudice vista la presenza di un figlio, resta lui e solo lui l’intestatario dell’affitto e l’unica persona obbligata a pagare il canone e gli arretrati.

L’unico modo per evitare questa situazione sarebbe quello di inviare al padrone di casa una lettera di disdetta della locazione sei mesi prima del rinnovo automatico per impedire che il rapporto tra i due venisse prorogato. Se, a contratto finito e non rinnovato, l’ex vuole continuare a vivere in quell’appartamento, dovrà fare un nuovo contratto con il proprietario, questa volta intestato a lei, liberando in questo modo l’ormai vecchio inquilino.


note

[1] Corte cost. sent. n. 404/1988.

[2] Art. 6 legge n. 392/1978.

[3] Cass. ord. n. 34519/2021 del 16.11.2021.


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