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Avvocato domiciliatario: chi è e cosa fa?

4 Febbraio 2022 | Autore:
Avvocato domiciliatario: chi è e cosa fa?

Elezione di domicilio presso un altro difensore: cos’è e cosa comporta? Chi deve pagare il compenso del domiciliatario?

Non sempre un avvocato può essere presente in udienza oppure può adempiere personalmente a tutte le incombenze che derivano dall’incarico conferitogli. Ciò accade in genere quando la causa si deve svolgere in un tribunale che è situato a molta distanza dallo studio del difensore. Si pensi, ad esempio, al pignoramento che un avvocato di Napoli deve effettuare a Milano: in un’ipotesi del genere, occorrerà avvalersi di un aiuto per evitare di dover percorrere centinaia di chilometri. È qui che entra in gioco il domiciliatario. Con questo articolo vedremo chi è e cosa fa l’avvocato domiciliatario.

La denominazione dovrebbe già fornire qualche utile indicazione sulla funzione che svolge questo particolare legale: in quanto domiciliatario, egli riceve tutte le comunicazioni riguardanti un determinato giudizio. E così, se un avvocato è domiciliatario di un altro, sarà tenuto a trasmettere al collega tutte le notifiche e gli avvisi che gli verranno recapitati. È solo questo il suo compito? In pratica, il domiciliatario è un mero messaggero, una persona che riceve le comunicazioni destinate ad altri per poi trasmetterle al diretto interessato? Chi è e cosa fa l’avvocato domiciliatario? Approfondiamo questo argomento.

Chi è l’avvocato domiciliatario?

L’avvocato domiciliatario è un legale che riceve le notifiche e le comunicazioni che riguardano un suo collega, il quale per l’appunto ha eletto domicilio presso il suo studio.

Per definizione, il domiciliatario è la persona presso la quale è stato eletto domicilio e alla quale vanno notificati gli atti diretti a colui che ha fatto l’elezione di domicilio.

L’avvocato domiciliatario è dunque il legale che, senza compiere alcuna prestazione processuale, riceve le notifiche e comunicazioni destinate al cliente che ha eletto domicilio presso il suo studio.

Elezione di domicilio dell’avvocato: è obbligatoria?

Perché nominare un domiciliatario? Un tempo era la legge [1] a stabilire l’obbligo, per l’avvocato, di eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l’autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso.

Ad esempio, se un avvocato di Roma aveva una causa a Napoli, avrebbe dovuto domiciliarsi nella città partenopea per ricevere le comunicazioni inerenti al processo da parte della cancelleria.

Oggi, grazie al domicilio digitale, non è più così: al momento della costituzione in giudizio è sufficiente indicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata per essere certi di ricevere le notifiche direttamente sulla pec.

Avvocato domiciliatario: quando serve?

Quanto appena detto nel precedente paragrafo a proposito del superamento dell’elezione di domicilio presso un luogo “fisico” non significa che la figura dell’avvocato domiciliatario sia inutile.

Oggi, il domiciliatario serve quando occorre procedere con un giudizio destinato a svolgersi in una città diversa da quella ove l’avvocato che segue la causa (il cosiddetto “dominus”) ha il proprio studio.

Ad esempio, se una persona decide di affidarsi al proprio difensore di fiducia che ha studio in Roma, ma la causa dovrà svolgersi a Torino, è più che probabile che il legale, per evitare di dover effettuare lunghi e onerosi viaggi, decida di affidarsi a un collega che si trova sul posto (nell’esempio, a Torino) ed elegga domicilio presso di lui.

In questo caso, l’avvocato domiciliatario farà qualcosa in più di limitarsi a ricevere le comunicazioni dal tribunale (cosa che, come detto, oggi è perfettamente inutile grazie alle pec). Di questo ci occuperemo nel prossimo paragrafo.

Avvocato domiciliatario: cosa fa?

In senso stretto, l’avvocato domiciliatario non fa altro che ricevere le notificazioni e le comunicazioni di un suo collega per poi trasmetterle al diretto interessato.

Il suo unico obbligo sarebbe dunque soltanto quello di comunicare, al “dominus” della causa, tutte le notizie che a lui dovessero pervenire dalla cancelleria o da controparte.

Come appena visto, però, poiché l’elezione di domicilio nella città in cui si trova il tribunale è divenuta oramai inutile grazie alle pec, oggi l’avvocato domiciliatario fa molto di più: provvede anche a sostituire il collega quando bisogna presenziare fisicamente alle udienze, nonché a ogni altro adempimento necessario ai fini del buon esito del procedimento (notifiche, accesso alla cancelleria, ecc.).

Si badi bene: questi ulteriori doveri non derivano dalla mera domiciliazione, ma da un espresso mandato che il dominus o il cliente gli ha conferito.

Riprendiamo l’esempio fatto in apertura, cioè quello dell’avvocato che deve recuperare un credito del suo cliente, ma il debitore si trova all’altro capo dello Stivale. Per legge, quando bisogna intraprendere una procedura esecutiva, il tribunale competente è quello del luogo ove il debitore ha la residenza.

Poniamo che il creditore sia di Messina e il debitore si trovi a Milano. In questo caso, il creditore che si affida al proprio avvocato siciliano dovrà necessariamente chiedere aiuto a un legale che abbia studio a Milano (o dintorni) affinché segua da vicino gli adempimenti materiali che non possono essere fatti a Messina, tipo la notifica dell’atto di pignoramento e la presenza in udienza.

Ecco dunque che l’avvocato domiciliatario non solo riceverà le notifiche del procedimento, ma dovrà anche curare tutti gli altri adempimenti, agendo come vero e proprio sostituto del difensore di fiducia (quello che, nell’esempio, è stato nominato a Messina).

Avvocato domiciliatario: chi paga il compenso?

Giungiamo dunque a uno degli aspetti in assoluto più interessanti e controversi: chi paga la parcella dell’avvocato domiciliatario? Non si può pensare, infatti, che il legale lavori gratuitamente, soprattutto se è chiamato ad agire come sostituto del titolare della causa.

Per rispondere alla domanda, bisogna distinguere due ipotesi:

  • se il domiciliatario è incaricato dall’avvocato di fiducia del cliente (cioè, dal dominus), allora il suo onorario andrà pagato dal collega, in quanto agisce su suo esclusivo mandato;
  • se, al contrario, il domiciliatario è stato scelto dal cliente, il quale gli ha anche conferito mandato, allora la parcella dovrà essere pagata dall’assistito.

Insomma: il domiciliatario è pagato da chi gli ha conferito l’incarico, esattamente come avverrebbe per qualsiasi altro mandato [2].

Avvocato domiciliatario: quanto gli spetta?

Secondo la legge [3], all’avvocato incaricato di svolgere funzioni di domiciliatario, spetta un compenso non inferiore al 20 per cento dell’importo previsto dai parametri forensi per le fasi processuali che lo stesso domiciliatario ha effettivamente seguito e, comunque, rapportato alle prestazioni concretamente svolte.

In pratica, su una parcella complessiva di 2.000 euro al domiciliatario ne spettano almeno 400.


note

[1] Art. 82, r.d. n. 37/1934.

[2] Cass., ord. n. 7037/2020.

[3] D.M. n. 55/2014.

Autore immagine: canva.com/


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