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Tredicesima: spetta a chi è in cassaintegrazione?

23 Novembre 2021 | Autore:
Tredicesima: spetta a chi è in cassaintegrazione?

Integrazioni salariali ordinarie e straordinarie: il lavoratore ha diritto alla gratifica natalizia?

A causa della grave crisi dovuta alla pandemia, non sono poche le aziende che hanno fatto ricorso, negli ultimi tempi, alle integrazioni salariali per riduzione dell’orario di lavoro o sospensione dell’attività. Cassaintegrazione ordinaria (Cigo), straordinaria (Cigs), in deroga (Cigd), agricola (Cisoa), assegno ordinario (Aso), sono veramente delle mosche bianche i datori di lavoro che non si sono avvalsi di questi strumenti, dal 2020 in poi.

Per quanto riguarda i lavoratori, l’integrazione salariale copre, per grandi linee, l’80% della retribuzione. Ma la tredicesima spetta a chi è in cassaintegrazione?

Per rispondere alla domanda, bisogna innanzitutto tener presente la necessità di distinguere i casi di riduzione dell’orario di lavoro, o Cig a orario ridotto, dalle ipotesi di sospensione totale dell’attività, o “Cig a zero ore”.

Bisogna poi considerare che l’integrazione salariale a carico dell’Inps, comprensiva della quota di tredicesima in teoria, è erogata nei limiti di un massimale; quindi, di fatto può non arrivare a coprire i ratei delle mensilità aggiuntive.

Ricordiamo che la tredicesima, o gratifica natalizia, fa parte della retribuzione differita del lavoratore, in quanto matura tutti i mesi ma viene erogata una volta all’anno, normalmente in occasione delle festività natalizie, salvo eccezioni (è possibile optare per la liquidazione mensile dei ratei).

Orario ridotto e sospensione a zero ore

Per i periodi in cui ricorre un trattamento di integrazione salariale (Cig, Cigs, Cigd, Aso, Cisoa…), il diritto alla maturazione della tredicesima mensilità varia a seconda della tipologia di intervento:

  • riduzione dell’orario di lavoro, o Cig a orario ridotto;
  • sospensione totale dell’attività, o Cig a zero ore.

La tredicesima matura solo nei casi di riduzione oraria e non anche nei casi di sospensione a zero ore.

In entrambi i casi, comunque, è garantita ai lavoratori interessati l’integrazione salariale a carico dell’Inps, pari all’80% della retribuzione, comprensiva anche della tredicesima mensilità. Alla retribuzione mensile lorda, nello specifico, devono essere sommati gli importi riferiti ai ratei delle mensilità aggiuntive, attraverso il seguente calcolo:

  • retribuzione mensile lorda;
  • moltiplicata per il numero di mensilità (<NumMensilita>) evidenziato nella dichiarazione mensile Uniemens, espresso in unità con 3 decimali;
  • divisa per 12.

Il problema, riguardo all’integrazione salariale, consiste nell’applicazione di un massimale: le quote di mensilità aggiuntive sono in effetti da integrare sino al raggiungimento di una soglia massima.

Massimale Cig

Più specificamente, bisogna considerare che la retribuzione globale integrabile dall’Inps è composta sia dagli emolumenti corrisposti alla fine di ogni periodo di paga che dalle competenze che maturano e vengono erogate con periodicità non mensile, come la tredicesima.

I ratei di tredicesima maturati nel mese sono tuttavia compresi nel massimale Cig, cioè nell’importo fissato quale limite massimo cui rapportare il trattamento di cassaintegrazione. Per la precisione, il massimale da applicare viene individuato confrontando la retribuzione mensile lorda, maggiorata dei ratei, con la retribuzione “soglia” per l’integrazione salariale.

Il massimale di retribuzione mensile, annualmente rivalutato, è ridotto di un importo pari all’aliquota contributiva a carico del lavoratore cassintegrato (5,84%, pari all’aliquota contributiva a carico degli apprendisti).

Per il 2021 gli importi dei massimali sono i seguenti [1]:

  • retribuzioni fino a euro 2.159,48: euro 998,18 (euro 939,89 al netto del 5,84%) per la generalità dei settori ed euro 1.197,82 (euro 1.127,87 al netto del 5,84%) per il settore edile;
  • retribuzioni oltre euro 2.159,48: euro 199,72 (euro 1.129,66 al netto del 5,84%) per la generalità dei settori ed euro 1.439,66 (euro 1.355,58 al netto del 5,84%) per il settore edile.

Ne deriva che, in concreto, le quote della tredicesima raramente sono erogate nell’integrazione salariale, in quanto eccedono il massimale.

Tredicesima e Cig a zero ore

Se abbiamo una Cig a zero ore, cioè con sospensione totale dell’attività e si verifica il mancato pagamento del rateo di tredicesima nell’indennità, a causa del superamento del massimale, il lavoratore, di fatto, perde la gratifica natalizia, in quanto non matura il diritto alla liquidazione dei ratei da parte dell’azienda.

Si può però prevedere, in sede di accordo sindacale, il diritto alla corresponsione del rateo di tredicesima a carico del datore di lavoro.

Nel caso in cui l’Inps eroghi al lavoratore anche la quota di retribuzione relativa alla tredicesima, l’azienda, alla data di erogazione della mensilità aggiuntiva, deve applicare al dipendente una trattenuta, normalmente pari a 1/12 del divisore orario annuo per ogni ora di cassa integrazione.

Tredicesima e Cig a orario ridotto

Se l’azienda colloca il dipendente in integrazione salariale con riduzione dell’orario di lavoro, quindi senza sospensione totale dell’attività, il lavoratore matura due distinte quote per la tredicesima:

  • la prima quota è relativa alle ore effettivamente lavorate o, comunque, utili alla maturazione dei ratei di 13° (maternità, malattia entro il periodo di comporto…);
  • la seconda quota, invece, corrisponde alle ore non lavorate a causa della riduzione d’orario dovuta dalla cassaintegrazione e beneficia in ogni caso della parziale integrazione salariale da parte dell’Inps.

Per ogni rateo, pari a 1/12 della tredicesima, l’ammontare teoricamente liquidato dall’azienda va ridotto della quota parte nell’indennità Inps, riproporzionata alle ore integrate.

Il dipendente, per 2 mesi dell’anno, ha percepito l’integrazione salariale per 3 settimane (120 ore x 2 mesi= 240 ore di cassintegrazione). La retribuzione di riferimento è pari a 1.200 euro. Per trovare la paga oraria convenzionale bisogna dividere la retribuzione per il coefficiente 2.000, ore lavorabili in un anno. (1.200,00: 2000= € 0,6). Dall’orario convenzionale annuo, pari a 2.000, dobbiamo sottrarre le 240 ore di integrazione salariale, arrivando così a 1760 ore. Moltiplicando le 1.760 ore per la paga oraria convenzionale (1.760 x 0,6) otteniamo la quota di tredicesima spettante, pari a 1056 euro.


note

[1] Inps, Circ. n. 20/2020 e n. 7/2021

Autore immagine: pixabay.com


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