Diritto e Fisco | Articoli

Conguaglio bolletta luce: come contestarlo?

18 Novembre 2021 | Autore:
Conguaglio bolletta luce: come contestarlo?

In che modo il consumatore può difendersi da una fattura dei consumi esorbitante, dovuta a un’errata lettura o al malfunzionamento del contatore?

Ti è arrivata la bolletta della luce, ma non è la solita: stavolta, il consumo registrato è molto più alto e ti viene chiesto di pagare un importo esorbitante. Leggendo attentamente i dati scopri che la società fornitrice ha operato un conguaglio e proprio questo ha fatto balzare all’insù la cifra.

In questo articolo ti spiegheremo come contestare il conguaglio della bolletta della luce. Andremo molto al di là della telefonata al servizio clienti della società, che spesso si rivela inutile, con le risposte, ormai stereotipate, fornite dai call center.

Se sei intenzionato a contestare il conguaglio e a non pagare la bolletta della luce prima che le tue rimostranze vengano esaminate e decise (o a ottenere il rimborso se nel frattempo hai già pagato, ad esempio con addebito automatico sul conto corrente bancario), ti conviene sapere cosa dice la legge in materia e come la applicano i giudici.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione [1] ha chiarito bene come deve comportarsi il consumatore in questi casi e in che modo può far rilevare l’errata lettura dei consumi o il malfunzionamento del contatore per arrivare a ottenere l’annullamento della bolletta che pretende un pagamento superiore al dovuto.

Che valore ha il calcolo dei consumi riportato nella bolletta della luce?

La bolletta della luce si presume esatta fino a prova contraria. Quando l’utente sottoscrive il contratto di fornitura dell’energia elettrica si impegna a riconoscere validità alle fatture periodicamente emesse dalla società erogatrice e a pagarle nei termini previsti. Il calcolo dei consumi viene effettuato dal fornitore dell’energia elettrica, che provvede anche all’imputazione degli oneri accessori e all’applicazione delle imposte.

La giurisprudenza afferma che le bollette hanno il valore di prova relativa, cioè sono ritenute valide, anche nella parte relativa all’attestazione dei consumi, non in modo assoluto, ma solo se il cliente non le contesta e dimostra che la rilevazione, e la conseguente fatturazione degli importi, è sbagliata. Questo significa che il valore dei consumi riportati non è indiscutibile, ma può essere smentito da circostanze che dimostrano la sua inesattezza. Tocca, però, al consumatore formulare i propri rilievi, quindi ora vediamo come deve avvenire la contestazione per essere proficua.

Contestazione lettura o malfunzionamento del contatore

Per contestare il dato relativo ai consumi riportato in bolletta, l’utente deve dimostrare che vi è stata un’errata lettura dei dati, dovuta a una rilevazione manuale sbagliata o, come avviene nei sistemi automatici ormai diffusi dovunque, a un malfunzionamento del contatore, che può verificarsi anche con i moderni misuratori elettronici.

La dimostrazione che la misurazione dei consumi è avvenuta in maniera errata può essere fornita con alcuni indizi che dimostrano il malfunzionamento del contatore. I più frequenti ed utili modi per farlo sono:

  • il fatto che l’abitazione dove è ubicata la fornitura era disabitata durante il periodo fatturato e, perciò, i consumi energetici non possono essere avvenuti (ad esempio, in una casa utilizzata solo per le vacanze estive);
  • il confronto con i consumi precedenti, specialmente se riferiti allo stesso periodo dell’anno, per evidenziare le differenze, che sono anomale e ingiustificate se si verificano a parità di tutti gli altri fattori rimasti inalterati (la tipologia di utenza, l’utilizzo dell’immobile, la dotazione di impianti ed elettrodomestici).

Tutti questi elementi, e ogni altra circostanza utile a dimostrare le errate letture o il malfunzionamento del contatore, devono essere evidenziati in un reclamo da inviare al fornitore, mediante lettera raccomandata o Pec. Nella missiva bisogna chiedere di provvedere al ricalcolo dei consumi – eventualmente previa verifica del contatore da parte della società – e all’emissione di una nuova bolletta, a conguaglio, stavolta calcolata in base ai dati esatti e con lo storno dei maggiori importi fatturati in precedenza.

Se la società fornitrice non risponde al reclamo o rifiuta di aderirvi, il consumatore, prima di instaurare un’ordinaria causa civile contro la società, può tentare la conciliazione presso l’Arera (Autorità di regolazione energia, reti e ambiente) compilando il modulo online sul sito ufficiale “conciliazione.arera.it”. Questa procedura offre un grosso vantaggio al consumatore, perché l’Autorità verifica il rispetto da parte del fornitore delle condizioni contrattuali e normative e può applicare sanzioni in caso di riscontrata inosservanza.

Come avviene il conguaglio in bolletta della luce

Le società fornitrici, quando manca la lettura effettiva del contatore o l’autolettura compiuta dall’utente, compiono i calcoli in base al consumo stimato, che si riferisce alle quantità di energia erogate nei corrispondenti periodi precedenti. Tuttavia, le imprese sono obbligate per legge ad effettuare la rilevazione effettiva almeno una volta l’anno; si arriva così al conguaglio dei consumi.

Il conguaglio finale può essere di notevole importo quando la differenza tra gli importi fatturati in precedenza in base ai consumi stimati e la lettura reale è divergente ed evidenzia un maggiore quantitativo di energia elettrica utilizzata. Molto spesso, il conguaglio elevato dipende dall’avvenuta sostituzione del contatore, se a seguito del cambio emergono discrepanze e variazioni di notevole entità rispetto alle letture misurate dall’apparecchio precedente.

Contestazione bolletta luce a conguaglio

In un caso recentemente deciso dalla Cassazione [1], un cliente aveva contestato un elevato conguaglio dei consumi di energia riportati in bolletta e aveva evidenziato che quella somma era stata pretesa dall’azienda a distanza di molti anni, durante i quali non era stata eseguita la lettura e dopo che il contatore era stato sostituito. La Suprema Corte ha chiarito che tocca al gestore provare che l’apparecchio misuratore è regolarmente funzionante; a quel punto, l’utente deve dimostrare che l’eccessività dei consumi non è dipesa da lui, bensì da fattori esterni al suo controllo e che non avrebbe potuto evitare vigilando sull’impianto per prevenire eventuali intrusioni di terzi.

In particolare, la nuova ordinanza – che segue un orientamento già consolidato [2] – affronta il tema dell’onere della prova spettante a carico del fornitore e del consumatore ed afferma che: «in tema di somministrazione con registrazione del consumo mediante l’impiego di apparecchiature meccaniche o elettroniche, in forza del principio di vicinanza della prova, spetta all’utente contestare il malfunzionamento del contatore – richiedendone la verifica – e dimostrare l’entità dei consumi effettuati nel periodo. Incombe, invece, sul gestore l’onere di provare che lo strumento di misurazione è regolarmente funzionante e, in questo caso, l’utente è tenuto a dimostrare che l’eccessività dei consumi è imputabile a terzi e, altresì, che l’impiego abusivo non è stato agevolato da sue condotte negligenti nell’adozione di misure di controllo idonee a impedire altrui condotte illecite».

In sostanza, il consumatore deve contestare l’errato conguaglio e, a quel punto, è il somministrante che deve provare il corretto funzionamento del contatore.  Il Collegio, però, avverte che spetta sempre al fruitore del servizio «dimostrare che l’eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo e che non avrebbe potuto evitare con un’attenta custodia dell’impianto, ovvero di aver diligentemente vigilato affinché eventuali intrusioni di terzi non potessero alterare il normale funzionamento del misuratore o determinare un incremento dei consumi».

Contestazione consumi energia elettrica: approfondimenti

Per ulteriori informazioni sulla procedura da seguire per la contestazione dei consumi di energia elettrica leggi anche i seguenti articoli:


note

[1] Cass. ord. n. 34701 del 16.11.2021.

[2] Cass. ord. n. 297/2020, n. 19154/2018 e n. 23699/2016.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube