Correzione errori INPS: scatta la decadenza triennale

4 Luglio 2014
Correzione errori INPS: scatta la decadenza triennale

Previdenza, per gli errori nel calcolo dell’importo delle pensioni solo tre anni di tempo.

 

Domani scatta la prima decadenza triennale per gli errori commessi dall’Inps nel calcolo dell’importo delle pensioni. Infatti le disposizioni in materia di decadenza previdenziale triennale trovano applicazione esclusivamente per le prestazioni riconosciute dal 6 luglio 2011.

D’ora in avanti si dovrà tener presente che, per chiedere la verifica e la correzione dell’importo dell’assegno, si dovrà agire entro tre anni dalla liquidazione.

La precisazione è stata fornita dall’Inps il 19 maggio scorso [1] a seguito della sentenza della Corte costituzionale [2] che ha dichiarato l’incostituzionalità del decreto legge del 2011 [3] dove prevedeva [4] che i nuovi termini decadenziali – più brevi rispetto a quelli decennali previgenti – si applicavano anche ai giudizi pendenti in primo grado alla data del 6 luglio 2011.

Ciò ha portato l’istituto di previdenza a stabilire che il termine di decadenza della domanda giudiziale volta a ottenere l’adeguamento della rendita già riconosciuta in un importo inferiore a quello spettante deve decorrere dalla data di ricezione, da parte del pensionato, del provvedimento di liquidazione del trattamento pensionistico o, laddove non disponibile, quella di riscossione del primo rateo di pensione.

Per le prestazioni erogate a carico della gestione dello spettacolo e degli sportivi professionisti, in assenza di una eventuale data di ricezione del provvedimento, vale la data di riscossione del primo rateo. Da tale momento decorre il termine di decadenza.

Per quanto riguarda la gestione dei dipendenti pubblici la riserva di giurisdizione rimane a esclusivo favore della Corte dei conti. Tuttavia un primo tentativo può essere esperito da parte del pensionato – entro trenta giorni dalla data di ricezione del pagamento della prestazione – al Comitato di vigilanza della Gestione dipendenti pubblici (Gdp) competente. Qualora non dovesse intervenire alcuna decisione nei successivi novanta giorni, il ricorso si intenderà respinto a tutti gli effetti.

Per i ricorsi alla magistratura contabile il termine è di novanta giorni decorrenti dalla data della comunicazione o notificazione del provvedimento di concessione o di rifiuto della pensione, dell’assegno o dell’indennità.


note

[1] Inps, messaggio n. 4774/2014.

[2] C. Cost. sent. n. 69/2014.

[3] D.L. 98/2011.

[4] Con una modifica all’art. 47 del Dpr 639/1970.

Autore immagine: 123rf com


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