Diritto e Fisco | Articoli

Il lavoratore che si dimette ha diritto alla Naspi?

5 Febbraio 2022
Il lavoratore che si dimette ha diritto alla Naspi?

Il sussidio di disoccupazione spetta anche in caso di dimissioni per giusta causa.

Un dipendente può lasciare il posto di lavoro in qualsiasi momento. I motivi di una simile decisione possono essere diversi: il desiderio di cambiare vita, un pessimo clima lavorativo, una retribuzione troppo bassa, una cattiva condotta dei colleghi, ecc. Ma il lavoratore che si dimette ha diritto alla Naspi?

L’indennità di disoccupazione spetta solamente nel momento in cui la cessazione del rapporto di lavoro non dipenda dalla volontà del dipendente. Tale beneficio, tuttavia, viene preservato nell’ipotesi di dimissioni per giusta causa, vale a dire quando il datore di lavoro ha adottato un comportamento grave al punto da non consentire la prosecuzione del rapporto neppure un giorno in più. Vediamo allora quando il lavoratore che si dimette ha diritto alla Naspi.

Cos’è la Naspi?

Con il termine Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego) si fa riferimento a un’indennità erogata dall’Inps a determinate categorie di lavoratori che vengono a trovarsi in uno stato di disoccupazione involontaria. Si tratta di un contributo economico provvisorio, vale a dire un sostegno riconosciuto per il tempo necessario a trovare un nuovo impiego. Per questo motivo il disoccupato deve comunque essere attivo nella ricerca di nuove opportunità lavorative.

Chi ha diritto alla Naspi?

Come abbiamo già anticipato, la Naspi è riconosciuta alle persone rimaste senza lavoro per motivi indipendenti dalla loro volontà (compresi gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperativa e il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato, i dipendenti delle pubbliche amministrazioni con contratto a tempo determinato).

Sono esclusi dall’indennità di disoccupazione:

  • i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale;
  • coloro che hanno ormai raggiunto i requisiti per il pensionamento;
  • i lavoratori che percepiscono l’assegno di invalidità;
  • i dipendenti delle pubbliche amministrazioni a tempo indeterminato;
  • gli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato.

Quali requisiti occorrono per accedere alla Naspi?

Per accedere alla Naspi, i lavoratori devono:

  • trovarsi in stato di disoccupazione involontaria;
  • avere almeno tredici settimane di contributi nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;
  • aver lavorato per almeno trenta giorni effettivi nell’anno che precede l’inizio del periodo di disoccupazione.

Il lavoratore che si dimette ha diritto alla Naspi?

Fin qui abbiamo visto che la Naspi spetta solamente ai dipendenti che perdono il posto di lavoro per cause indipendenti dalla loro volontà. Di conseguenza, chi si dimette spontaneamente non rientra tra coloro che possono beneficiare del contributo erogato dall’Inps. Pensa, ad esempio, al dipendente che, di propria iniziativa, decida di lasciare il lavoro perché stufo di svolgere le stesse mansioni ogni giorno.

Invece, come anticipato, nell’ipotesi di dimissioni per giusta causa il diritto alla Naspi non viene meno. In tal caso, infatti, il dipendente non lascia il lavoro volontariamente, ma è indotto a interrompere l’attività lavorativa per un grave comportamento tenuto dal datore di lavoro. Tale situazione si verifica quando:

  • il lavoratore non percepisce la retribuzione o la percepisce in ritardo (l’arretrato deve riguardare almeno due mensilità);
  • il datore di lavoro non versa i contributi previdenziali nell’interesse del dipendente;
  • il lavoratore subisce episodi di mobbing: pensa, ad esempio, alle continue umiliazioni, al diniego di permessi e ferie senza una ragione giustificata, al demansionamento, ecc.;
  • il dipendente è vittima di molestie: ad esempio, la lavoratrice che subisce apprezzamenti sul proprio aspetto fisico oppure delle avances da parte del datore di lavoro;
  • non è rispettata la normativa di sicurezza sul luogo di lavoro: pensa, ad esempio, agli operai che lavorano senza casco, senza guanti oppure in zone particolarmente a rischio senza le dovute precauzioni, ecc.;
  • la pretesa del datore di lavoro di attività illecite da parte del dipendente: ad esempio, se viene chiesto al lavoratore di commettere un furto;
  • il trasferimento del lavoratore presso un’altra sede senza che ci sia una reale esigenza.

L’elenco non è esaustivo, ma dà sicuramente l’idea delle ipotesi in cui il lavoratore può dimettersi senza dare alcun preavviso e beneficiando dell’indennità di disoccupazione.

In aggiunta alla Naspi, il lavoratore che si dimette per giusta causa ha anche il diritto di percepire:

  • le ferie e i permessi non goduti;
  • la tredicesima e la quattordicesima;
  • il trattamento di fine rapporto (Tfr);
  • l’indennità sostitutiva di preavviso: vale a dire una somma calcolata in base alla retribuzione cui avrebbe avuto diritto il dipendente se avesse proseguito l’attività lavorativa.

Come richiedere la Naspi?

Anzitutto, il lavoratore deve collegarsi al sito del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e compilare telematicamente il modulo avendo cura di selezionare l’opzione “dimissioni per giusta causa”. L’istanza può essere inviata personalmente tramite Spid oppure con l’aiuto degli intermediari abilitati (patronati, sindacati, consulenti del lavoro, ecc.).

Per beneficiare dell’indennità di disoccupazione è necessario presentare una domanda all’Inps. Anche in tal caso, la richiesta va inoltrata telematicamente attraverso una delle seguenti modalità:

  • tramite il sito Inps: basta inserire le proprie credenziali, ossia, il Pin oppure lo Spid e seguire la procedura;
  • rivolgendosi agli intermediari abilitati: patronato, sindacato, consulente del lavoro, ecc.

L’importo a cui ha diritto il lavoratore disoccupato può essere corrisposto mensilmente oppure in un’unica soluzione. Quest’ultima possibilità, però, è ammessa esclusivamente per coloro che:

  • avviano un’attività lavorativa autonoma o d’impresa individuale;
  • sottoscrivono una quota di capitale sociale di una cooperativa.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube