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Avvocato non avvisa il cliente che deve registrare la sentenza

18 Novembre 2021
Avvocato non avvisa il cliente che deve registrare la sentenza

L’avvocato è tenuto a informare il cliente su tutte le circostanze che possono influire sul giudizio: dalle scarse possibilità di vittoria all’obbligo di registrazione degli atti giudiziari. 

Quando il giudice decide la causa, chi perde ha l’obbligo di registrare la sentenza: deve cioè versare l’imposta di registro all’Agenzia delle Entrate. 

In realtà, il Fisco può rivalersi nei confronti di entrambe le parti, trattandosi di responsabilità solidale. Ma se il vincitore dovesse essere costretto a pagare, potrà poi rivalersi contro l’avversario.

Inutile dire che l’omesso versamento dell’imposta determina l’applicazione di pesanti sanzioni.

Cosa succede però se l’avvocato non avvisa il cliente che deve registrare la sentenza e questi non è sufficientemente informato sugli adempimenti tributari che gli competono? Si potrebbe dire che la legge non ammette ignoranza; sicché l’assistito che non procede autonomamente alla registrazione dell’atto giudiziario non può poi prendersela con il proprio difensore che non lo ha informato di ciò. 

Non è però di questo avviso la Cassazione che, con una recente ordinanza [1], ha sancito un importante principio: l’avvocato che non prospetta al cliente di pagare le imposte all’Agenzia delle Entrate per la registrazione degli atti giudiziari rischia di vedersi decurtata la parcella in proporzione alla somma dovuta al Fisco a titolo di sanzioni. Pertanto il cliente che, per propria ignoranza, si è visto addebitare dall’ufficio delle imposte le “more” può decurtare tale importo dal compenso dovuto al proprio difensore. 

Nel caso di specie, un avvocato si era rivolto al giudice per ottenere la condanna del proprio ex assistito al pagamento della propria particella. Ma quest’ultimo ne contestava la pretesa sostenendo che, per colpa sua, aveva pagato al Fisco una notevole cifra a titolo di sanzioni per l’omesso versamento dell’imposta di registro sulla sentenza. Sia in primo che in secondo grado, i giudici hanno dato ragione al cliente: circa la responsabilità per la mancata registrazione dell’atto giudiziario, nulla esime l’avvocato dal dover adeguatamente informare il cliente delle conseguenze del mancato pagamento. 

Al riguardo, la Corte ha ritenuto decisivi il fatto – pacifico – dell’esistenza del debito erariale e la circostanza che lo stesso dovesse essere necessariamente assolto dal cliente per non essere sottoposto a esecuzione. È irrilevante che non vi sia la prova dell’avvenuto pagamento. A nulla è valsa la recriminazione dell’avvocato sulla circostanza che il cliente potesse procedere a compensazione con altri debiti fiscali.

Circa gli obblighi informativi dell’avvocato, la Cassazione ha poi affermato, con una diversa ordinanza [2], un’ulteriore regola: il legale deve risarcire il cliente se non lo avverte delle scarse possibilità di successo della lite. Il professionista, infatti, non solo ha l’obbligo di informare l’assistito circa le concrete possibilità di vittoria del processo, ma deve anche dissuaderlo dal coltivare la lite temeraria. Se non fornisce le prove di ciò – cosa che può avvenire solo se tale avviso viene fornito per iscritto – è tenuto poi a risarcirgli i danni derivanti dalla condanna alle spese processuali. 

La Suprema Corte ha ricordato che nell’adempimento dell’incarico professionale, l’obbligo di diligenza da osservare impone all’avvocato di assolvere, sia all’atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del rapporto, anche ai doveri di sollecitazione, dissuasione e informazione del cliente, essendo tenuto a rappresentare a quest’ultimo tutte le questioni di fatto e di diritto, comunque insorgenti, ostative al raggiungimento del risultato, o comunque produttive del rischio di effetti dannosi. Il legale inoltre ha l’obbligo di sconsigliarlo dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole. A tal fine, ha concluso la Cassazione, incombe sul professionista l’onere di fornire la prova della condotta mantenuta. Non basta la firma, da parte del cliente, sulla procura processuale, di per sé insufficiente a fornire una compiuta informazione in ordine a tutte le circostanze indispensabili, per l’assunzione di una decisione pienamente consapevole sull’opportunità o meno di iniziare un processo o intervenire in giudizio.


note

[1] Cass. ord. n. 34700/21.

[2] Cass. ord. n. 34993/21.


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